3 luglio 2017 - 7:00 am Pubblicato da

LO YELLOWSTONE INIZIA A FAR PAURA

Nel mese di giugno l’area del vulcano di Yellowstone, ossia dell’omonimo parco che racchiude l’intera caldera, ha visto uno sciame sismico impressionante: ben 900 scosse in 15 giorni, la più forte delle quali è risultata di magnitudo 4.5.

In questi ultimi 15 anni la zona ha visto un’attività sismica in netta crescita.

Questo aumento di attività non si rispecchia soltanto nel numero sempre maggiore di scosse, ma anche nell’aumento di fenomeni esplosivi dei geyser presenti nel parco (con la chiusura di alcune zone per ragioni di sicurezza), aumentano i fenomeni di ebollizione del terreno, tant’è che di anno in anno sono stati chiusi diversi tratti di strada nel parco, a causa del calore proveniente dal sottosuolo che scioglieva lo strato d’asfalto, provocando in alcuni casi spaccature sulla carreggiata.

 

Dal 2004 è accertato che la caldera principale ha iniziato a vedere una progressiva risalita di magna dal mantello superiore e si sta riempiendo gradualmente. E questa è proprio la causa dell’aumento dei movimenti tellurici.

L’istituto nazionale di geofisica statunitense sostiene che esiste 1 possibilità su 700 mila di un eruzione del super vulcano entro l’anno. La cosa potrebbe essere rassicurante, ma non troppo, visto che al minimo solare mancano ancora tre anni ed il ciclo successivo, dati alla mano, potrebbe anche non partire.

Di conseguenza nei prossimi anni aumenterà progressivamente il rischio di una eruzione.

Le eruzione del vulcano, comunque sempre molto potenti e devastanti, possono essere di media e forte intensità.

Le eruzioni forti si verificano in media ogni 650 mila anni, ad oggi ne sono passati 640 mila. L’ultima esplosione (si, quando erutta la caldera salta in aria letteralmente) di media intensità si è avuta 70 mila anni fa e quindi potremmo aspettarci una eruzione media più o meno a breve termine.

Media cosa significa?

Entro un raggio di alcune centinaia di km dalla caldera verrebbe incenerito tutto. Gli States interni verrebbero sommersi da 1 a 3 metri (localmente anche di più) di cenere e materiali vari. Meglio andrebbe lungo la fascia orientale e lungo le coste.

 

Tuttavia l’elevata quantità di sostanze solfuree proiettate in atmosfera determinerebbe un drammatico e rapidissimo cambiamento climatico nei restanti Stati Americani, dovuto ad un elevato oscuramento del Sole tale che a mezzogiorno, nel momento della massima insolazione, sembrerà di stare al tramonto. Il resto del pianeta vedrebbe un calo di circa 4 gradi delle temperature globali entro 1-2 anni dall’eruzione, per poi tornare ad aumentare dopo 5-6 anni, una volta dissipate le sostanze vulcaniche in atmosfera.

Da sottolineare ,sempre nell’ultimo mese, un cospicuo numero di scosse sismiche in tutti gli Usa, in particolare nella zona della faglia di New Madrid ed in California (faglia San Andreas).

Ricordiamo come gli Usa, insieme a tutto il continente americano, siano le zone più sensibili ai cambiamenti del campo magnetico terrestre; insieme allo Yellowstone si stanno risvegliando diversi vulcani pericolosi in America centrale e meridionale.

Inoltre si è ricostruito che durante l’ultimo collasso del campo magnetico terrestre e conseguente inversione dei poli, l’oceano abbia penetrato per alcune decine di km nell’interno del Continente Americano; questo giustificato anche dal ritrovamento di resti non troppo remoti di organismi marini in alcune aree interne del Nord e Sud America.

 

Cosa succederà?

Vedremo.

Molto probabilmente l’America sarà il Continente più colpito dai cambiamenti geo-climatici dei prossimi anni.

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