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Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 05 Maggio 2021
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=54901

Spazio subito a fatti e… numeri.

  • Per i giapponesi di JMA il massimo 2021 si colloca all’ottavo posto nella classifica degli anni con l’estensione minore. In altre parole, 7 anni hanno visto massimi di estensione inferiori ai 14.24 milioni di kmq registrati quest’anno, compresi i lontani 2006 e 2007. Stessa solfa per NSIDC, che vede il 2021 al settimo posto, pari merito con il 2007.

Fig. 1. Confronto tra l’estensione del pack al massimo 2021 e la media 1981-2010 (linea arancione) – Fonte: NSIDC

  • Riguardo ai volumi, i valori massimi si registrano tipicamente ad Aprile e in attesa dell’aggiornamento dei dati di PIOMAS, si può già anticipare che il 2021 si chiuderà con valori massimi in linea con quelli degli ultimi 10 anni, nell’intorno dei 22,000 km3. Ben al di sopra, comunque, dei minimi della serie stabiliti nel 2017 circa 2,000 km3 più in basso rispetto ai valori attuali.
  • Ad una estate e un autunno assai miti sul bacino centrale dell’Artico, ha fatto seguito un inverno tra i più freddi degli ultimi 15 anni. Un crescendo wagneriano del freddo artico tra gennaio e marzo con quest’ultimo mese che ha fatto segnare un valore assolutamente ragguardevole nella serie storica. Il Marzo 2021 si classifica infatti nella Top-10 dei più freddi degli ultimi 43 anni. Per trovare dei mesi di Marzo più freddi bisogna tornare indietro al 2004, al 2001 e al 1994. Niente male per un pianeta “in fiamme”, vero?

Riflessioni

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Si segnala ancora una volta la mancanza di un trend nell’ultimo decennio. Cosa ancora più rilevante se riferita all’andamento dei volumi di ghiaccio che dovrebbero riflettere, ancor più dell’estensione, l’aumento delle temperature globali.

Fig. 2. Evoluzione del volume dei ghiacci artici in coincidenza dei minimi e massimi stagionali (Fonte: PIOMAS).

Come dimostrano i grafici in Fig. 2, pur all’interno di un trend di lungo periodo decisamente decrescente, negli ultimi 10 anni i volumi dei ghiacci artici si sono stabilizzati. E la famigerata trendline ha visto diminuire la sua inclinazione di conseguenza.

L’aspetto interessante è che la stabilizzazione in oggetto è avvenuta in presenza di temperature che (anche grazie a “omogeneizzazioni” a babbo morto tristemente note) negli ultimi 10 anni hanno continuato a crescere. Il che sarebbe spiegabile solo con l’esistenza di feedback negativi che al decrescere dei volumi dei ghiacci si manifestano in misura crescente.

Il freezer funziona ancora bene

In tanti anni di clima-catastrofismo si è battuto ossessivamente il tasto della “scomparsa dei ghiacci artici”, spacciandola per un evento definitivo e irrimediabile. Il 2021, come del resto l’intera serie storica, dimostra invece come l’Artico nella stagione invernale sia capace di generare quantità ingentissime di ghiaccio pur partendo da valori molto più bassi di quelli del passato al termine dell’estate.

Fig. 3. Evoluzione dei volumi di ghiaccio artico – confronto tra ultimi anni e media 1979-2001. Fonte: PIOMAS

Tanto per fare un esempio, nei “tempi d’oro” 1979-2010 la stagione fredda generava in media 16,000 km3 di ghiaccio in aggiunta ai minimi estivi (Fig.3). Il 2021 ne ha generati almeno 18,000 km3. In altre parole, il “frigorifero artico” continua a funzionare benissimo, e anzi è in grado di generare più ghiaccio nella stagione fredda rispetto al passato, pur partendo da valori minimi stagionali prossimi allo zero (circa 4,000 km3 il minimo 2020).

Questione di feedback

Non si tratta di una stregoneria. A meno che non si intenda risolvere anche questo “hiatus” con miracolose omogeneizzazioni e “ritarature” delle modalità di calcolo dei volumi di ghiaccio artico (come già accaduto per le temperature con i dati satellitari di RSS), forse basterebbe guardare ad alcuni feedback negativi per trovare spiegazioni semplici a problemi solo in apparenza complessi.

Per esempio, la riduzione dello spessore medio del pack avvenuta negli ultimi 40 anni, fa sì che lo scambio termico tra l’acqua al di sotto del pack e l’aria molto più fredda al di sopra del ghiaccio nella stagione fredda, avvenga in modo molto più rapido rispetto al passato.

Fig.4. Lo straordinario recupero di estensione dei ghiacci dal minimo storico del 2012. Fonte: NSIDC

Perché la “coperta” di ghiaccio costituita dal pack agisce come un isolante molto meno efficace rispetto a 30-40 anni fa, in ragione del suo diminuito spessore. Con la conseguenza che il flusso di calore attraverso il sistema acqua-ghiaccio-aria è decisamente maggiore come banalmente prevede la legge di Fourier.

Sarebbe interessante sapere quanto l’ovvio e intuitivo feedback negativo appena citato sia tenuto in conto all’interno delle “scatole nere” dei modelli climatici. Soprattutto se si considera il risalto dato dai media negli scorsi anni a previsioni catastrofiche di scomparsa totale e permanente dei ghiacci artici basate sulla introduzione di raffinatissimi feedback positivi nei modelli climatici.

Feedback raffinatissimi come quello sul rilascio catastrofico di metano dal permafrost, che non si è mai realizzato nei termini previsti, ma che ha impestato i giornaloni negli ultimi 10 anni e ha regalato fama e notorietà a personaggi controversi come Wadhams, primo sostenitore della teoria in questione.

Un nuovo equilibrio, nessuna catastrofe in vista

Sulla base di quanto descritto sopra, si conferma sempre di più il sospetto che siamo entrati in una nuova fase nell’evoluzione annuale dei ghiacci artici: una era del “ghiaccio sottile”, che contrariamente a quanto previsto dagli oracoli climatici negli ultimi decenni, potrebbe aver trovato un nuovo punto di equilibrio in cui la forte riduzione di estensioni e volumi estiva è compensata nella stagione fredda da un processo più rapido di congelamento. E in cui le evoluzioni stagionali sono molto più dipendenti da considerazioni di natura sinottica.

Fig.5. La stabilizzazione degli ultimi 10 anni nel contesto delle anomalie volumetriche (Fonte: Piomas).

Constatazione che non si basa solo su quanto dicono i numeri e i trend, ma ancor più sul buon senso: il bacino centrale dell’Artico è assimilabile ad una grande bacinella d’acqua circondata in inverno da un “freezer” costituito da milioni di chilometri quadrati di terraferma letteralmente surgelata e sprofondata nel buio.

Immaginare che la scomparsa dei ghiacci artici sia un processo lineare, irreversibile e indipendente dall’evolversi delle stagioni, solo perché lo sostiene un modello climatico, è quindi semplicemente stupido, e rappresenta l’ennesima sfida al buon senso di un climatismo all’amatriciana che umilia la scienza e la riduce a barzelletta da rotocalco.

A proposito di barzellette

Proprio nel mese di Marzo, quando numeri alla mano l’Artico era freddo come ai “bei tempi andati” della serie storica, i giornaloni ci spiegavano, ineffabili, che il freddo sull’Italia era causato da un Artico “troppo caldo” e dal conseguente indebolimento del vortice polare. Una teoria già smentita dall’evidenza e per giunta totalmente irriferibile al contesto in oggetto, come avevamo già spiegato ai tempi.

I “freddi” numeri a consuntivo dell’inverno appena trascorso rendono giustizia di quelle affermazioni spericolate, non supportate e totalmente fuori contesto che incredibilmente hanno trovato largo spazio sui giornaloni, a supporto di una narrativa catastrofista che rimane solo nelle cartomanzie modellistiche, e che i dati reali sul campo continuano a contraddire clamorosamente.

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