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Si sente molto spesso parlare di aria polare, artica e continentale, facendo gran confusione.

In questo post capiremo le differenze tra le tre masse d’aria tipiche dell’inverno, le loro caratteristiche principali e gli effetti in termini di freddo.

La prima e la più importante, in quanto da essa si generano le due diverse masse d’aria artica (marittima e continentale) è l’aria polare. Massa d’aria che come dice il nome proviene direttamente dal Polo Nord (calotta polare). Essa sviluppatasi al di sopra del mare ghiacciato, è in origine gelida e secca. Tuttavia viene accompagnata da valori di geopotenziali e pressione molto bassi.

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Tale massa d’aria si può definire l’aria fredda per eccellenza, in quanto è gelida a tutte le quote, sia al suolo, sia a 850 hPa che 500 hPa.

Quando arriva sull’Europa dopo un tragitto breve, essa diviene fortemente instabile, foriera di vere e proprie tempeste di neve (blizzard) e temperature diffusamente sotto zero. Avendo valori di pressione e geopotenziali molto bassi,  diviene molto duratura come ondata di gelo (da 15 giorni fino a 2 mesi) oserei dire “autorigenerante”. Tuttavia in Europa tale evento si verifica raramente. Molto più frequente è invece sugli Stati Uniti. Anzi, lì è l’unico tipo di irruzione fredda possibile in inverno. Ciò spiega perché in quella zona ogni ondata invernale lascia il segno.

Aria artica

Vi sono due tipi di aria artica: marittima e continentale.  

Aria Artico marittima:

È una massa d’aria polare sfuggita alle calotte, che ha soggiornato per più giorni tra il 55 ed il 70 esimo parallelo nord, surriscaldandosi dal basso e caricandosi di umidità. Giunge in Europa frequentemente in inverno, di solito segue le perturbazioni atlantiche. Quando arriva, porta nevicate a bassa quota, talvolta in Pianura, clima freddo ma non troppo. In genere è di breve durata (da 2-3 giorni fino a una settimana) In Italia porta nevicate fino a bassa quota al nord e fino in collina al Centro sud. È fredda soprattutto in alta quota, meno in basso. Necessita di precipitazioni per trasportare il freddo al suolo.

 

Aria Artico continentale:

È una massa d’aria polare che arrivata sulle pianure continentali (in genere comparto russo-siberiano) tende a riscaldarsi in alta quota (aumento geopotenziali) ed a raffreddarsi invece (dagli 850 hPa fino al suolo) alle basse quote, grazie all’orografia del territorio che le permette di condensarsi. A tal proposito la Siberia registra in inverno le temperature più fredde di tutto l’emisfero nord. Quando arriva sull’Europa, in genere nel cuore dell’inverno, apporta un clima gelido, molto secco e ventoso, salvo lo sviluppo di deboli nevicate al passaggio del fronte freddo. Talvolta, quando l’afflusso di aria fredda è molto vasto, genera minimi depressionari sul Tirreno, forieri di nevicate fino in Pianura sulle zone esposte.

 

In genere tale ondata di freddo ha una durata media (dai 7 ai 14 giorni). Molto dipende dalla tenuta del ponte di Wejkoff , in quanto una volta finito l’afflusso (diversamente dall’aria polare che è autorigenerante), la pressione tende a salire e la temperatura ad aumentare.

Esempi di ondate di freddo: 1985-2009-2005 le masse d’aria fredda erano di origine polare. Sia nel dicembre 2009 che nell’85, spiccano le temperature molto basse, in entrambi i casi fino a -20 in Val Padana, nonché le intermittenti e abbondanti nevicate in una zona vasta del territorio europeo.

L’inverno 2005 che ha visto un susseguirsi di fronti polari in Europa, grazie al lobo del vortice polare in perno sulla Scandinavia, temperature prolungatamente sottozero nel Vecchio Continente con molte aree letteralmente sommerse dalla neve (in Abruzzo, Molise, Balcani, Spagna accumuli da record).
Nel 2012-1956-2018 aria continentale siberiana, con formazione di minimi sul Tirreno e nevicate abbondanti in area mediterranea. Più all’asciutto il centro nord Europa.

Facendo un focus sull’Aria polare, a parte il 1985 ed il 2009 (che comunque hanno avuto una durata inferiore al 2005 ma peggiore in termini di freddo), è molto che mancano vere ondate polari in Europa, conseguenti split direttamente sull’Europa del VP.

Che quest’anno, visto gli indici analizzati, sia la volta buona?

Alessio

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