5 maggio 2017 - 7:00 am Pubblicato da

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Data di pubblicazione: 4 Maggio 2017
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=44402

La frase è celebre, ed è del Trap, famoso oltre che per le sue doti calcistiche sia da giocatore che da allenatore, anche per un lessico a volte approssimativo, ma comunque sempre efficace. Del resto, chi non è mai stato d’accordo a metà su qualcosa?

Prendete per esempio questo paper open access uscito su Science Advances:

State dependence of climatic instability over the past 720,000 years from Antarctic ice cores and climate modeling

Si tratta di uno studio basato su dati di prossimità provenienti dai carotaggi in Antartide. Analizzando le serie, i ricercatori hanno individuato periodi con diversi livelli di stabilità climatica, riscontrando climi più stabili nelle fasi più fredde delle glaciazioni e negli interglaciali e una maggiore tendenza a brusche oscillazioni, quindi anche alta variabilità, nelle fasi intermedie dei periodi glaciali. Ne consegue che tanto il freddo insostenibile, quanto i periodi benigni che separano le glaciazioni, hanno scarsa probabilità di nascondere eventi climatici estremi, mentre le fasi intermedie risultano essere climaticamente più difficili.

Ora siamo notoriamente in un interglaciale, e non ci vuole molto per associare le condizioni che caratterizzano questa era climatica (che si chiama Olocene e della quale abbiamo parlato appena ieri), a più basse frequenze di occorrenza degli eventi estremi, non fosse altro perché, piaccia o no, l’Olocene è stato la culla della nostra civiltà.

A regolare le fortune del clima, con la CO2 che segue e non anticipa le variazioni di temperatura (esaminare i dati dei carotaggi per credere), soprattutto le masse glaciali, la cui espansione o ritiro regolano a loro volta la circolazione oceanica.

Ma, scrivono gli autori, nonostante il passato insegni che i periodi caldi [interglaciali] come l’attuale siano caratterizzati da stabilità climatica, lo scioglimento delle calotte glaciali dovuto al riscaldamento, corre il rischio di destabilizzare la situazione e sovvertire l’ordine degli eventi.

Di seguito la parte finale dell’abstract:

Esperimenti numerici condotti con un modello di corcolazione generale pienamente accoppiato tra atmosera e oceano, con acqua dolce riversata nel Nord Atlantico, hanno mostrato che il clima diviene più instabile nelle condizioni glaciali intermedie associate con profondi cambiamenti per il ghiaccio marino e per la Meridional Overturning Circulation.Gli esperimenti sulla sensibilità del modell0 suggeriscono che il prerequisito per la più frequente instabilità climatica con andamento opposto tra i poli durante il tardo pleistocene, è associato con una ridotta concentrazione di CO2 che scaturisce da un raffreddamento globale e dalla formazione di ghiaccio nel Nord Atlantico, con l’aggiunta di un estesa coltre di ghiaccio sull’emisfero nord.

In poche parole, stando a questo studio, caldo è bello ma durerà poco. Mi viene in mente un nome più calzante per l’era dell’isteria climatica. D’ora in avanti la chiamerò #Antroposceme.

Enjoy

Roberto
Attività Solare

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  • freddicruger

    Non si danno pace, forse non sanno dire altro
    CLIMA: CO2, superata la soglia dei 410 ppm e siamo solo a Maggio
    https://www.ilmeteo.it/notizie/clima-co2-superata-soglia-410-ppm-riscaldamento-globale?refresh_c

  • Loris

    Buongiorno Roberto….cosa si intende con affermare che durerà poco il caldo in questa era chiamata Olocene ? Lo stimate in 2-3 anni o mesi…… Grazie…..

    • Loris, si parla di anni.
      Il clima terrestre va diviso essenzialmente in 2 parti che si alternano… La prima, chiamata Periodo Interglaciale Freddo (spesso denominato più semplicemente Era Glaciale), è caratterizzato da una durata media di 120.000 anni ed una maggior estensione dei ghiacci polari Artici e Antartici (specialmente Artici), con una temperatura media globale che può variare tra i 6 e i 10°C circa (durante l’ultimo periodo è stata sugli 8°C circa). La seconda, chiamata Periodo Interglaciale Caldo, l’attuale, è caratterizzato da una durata media di circa 12.000 anni ed una minore estensione dei ghiacci Artici e Antartici, con una temperatura media globale che può variare tra i 12 e i 16°C… (durante il periodo attuale la temperatura media mondiale non si è mai allontanata dai 14°C).
      Fatta questa importante e doverosa premessa, bisogna considerare che l’Olocene (ovvero l’attuale Periodo Interglaciale Caldo durante il quale si è sviluppata la nostra civiltà) è iniziato circa 12.000 anni fa. Quindi, teoricamente, sta volgendo al termine.
      Prima che il clima terrestre diventi quello tipico di un Periodo Interglaciale Freddo passeranno migliaia di anni, ma nel frattempo assisteremo ad una serie di cambiamenti climatici sempre più violenti, estesi e persistenti.
      Il Periodo di Transizione Interglaciale, nome coniato dal sottoscritto per indicare il passaggio tra un Periodo Interglaciale e l’altro, dura circa 10.000 anni… 5000 dei quali “inglobato” nel periodo interglaciale “uscente” e 5000 in quello “entrante”.
      Durante questo Periodo di Transizione avremo sbalzi di temperatura sempre più violenti e con durate che possono variare da qualche anno a qualche decina di anni, con una tendenza della temperatura media verso quella tipica del Periodo Interglaciale “entrante”. Quindi, nel nostro caso, la tendenza è al raffreddamento.
      Tutto questo su un periodo medio di secoli e millenni. Ma nel breve tempo?
      Nel breve tempo di qualche anno o decina di anni, possiamo prevedere un raffreddamento progressivo fino a circa il 2040-2050. Poi a seguire una stabilizzazione delle temperature (non degli eventi meteo) della durata di altri 40-50 anni, per poi, teoricamente, avere un ulteriore “crollo” delle temperature. Ma a quel punto è terminato il secolo… e forse nessuno di noi ci sarà più!

      Bernardo