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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 25 Marzo 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=52626

Eravamo in piena tempesta economica del 2008 e, già allora, c’era chi si rallegrava del rallentamento della crescita in chiave climatica. Stiamo scoprendo, dicevano, che le emissioni si possono abbassare e che quindi esiste un’alternativa. Poi sono venuti gli anni della ripresa, abbastanza floridi per alcuni, molto più faticosi e forse neanche ancora finiti per molti altri. Però si è ripreso anche l’umore di chi, davvero con poca memoria anche recente, professa il ritorno al Medioevo per risolvere il “problema clima”.

Ora con il mondo – tutto – di fronte ad una tragica emergenza reale, tutte le emergenze virtuali dovrebbero passare in secondo piano. E invece no, ecco che ci risiamo. Il tema del clima infatti non è tra queste, non perché non sia virtuale – tutte le profezie di sventura lo sono – quanto perché, non so se con più cinismo o incoscienza, è rapidamente intervenuto il rescue team, come lo chiama sempre su queste pagine Massimo Lupicino, cioè quella compagine assai liquida che interviene a sistemare le cose ogni volta che vacilla il castello del clima di sventura. E l’intervento, quasi sempre, consiste nel rincarare la dose, sia mai che si possa prendere coscienza del fatto che sarebbe ora di finirla di inseguire soluzioni distopiche a problemi assai complessi.

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E così, mentre alcuni noti promoter del disastro continuano facendo finta di nulla, altri, quelli del team, si rallegrano del fatto che il lockdown in Cina prima, in Italia poi e nel resto del mondo a seguire, stia dimostrando come si possa vivere diversamente abbattendo drasticamente la nostra impronta. Addirittura, le migliaia di morti reali di oggi, compenserebbero i non morti di domani causati da ipotetici impatti climatici. Ho letto un tweet in cui si argomentava che l’emergenza attuale si sta affrontando diversamente da quella climatica perché tangibile, mentre agli stermini di massa del clima è difficile credere. E ti credo!

E non fanno eccezione le riflessioni sugli inquinanti atmosferici, che con il clima non hanno tra l’altro nulla a che fare, ma che stiamo scoprendo essere condizionati da fattori ben diversi da quelli per cui ci siamo “impegnati” sin qui. Uno fra tutti: le auto sono quasi tutte ferme e il particolato non diminuisce gran che. Ma il tuo diesel Euro6 pagato una fortuna puoi comunque dartelo sui denti…

Che poi si spera presto ma Dio sa quando, a lockdown terminato non ci sarà welfare che tenga per far fronte all’ondata di impoverimento e impatto sulla salute (e quindi sulla vita) delle persone poco conta, il clima sarà salvo.

Ora, con il clima e il rapporto che l’uomo ha con esso da sempre che è un tema e un problema reale (tanto per far ingoiare l’insulto di negazionista a chi lo avesse pronto), questa gente fa davvero pena, e anche un po’ ribrezzo. Già, perché, approfittare di tragedie reali per portare avanti la propria agenda strampalata suscita questo. Proprio come tutti quelli, compreso qualche climatologo della domenica in smart working domestico e quindi al lavoro anche di lunedì, che in questi giorni si sentono in diritto/dovere di dispensare consigli anche in materia di pandemie, sciorinando dotte spiegazioni di correlazione con le temperature di mezzodì. Da non perdere poi il pentalogo dei gggiovani di Fridays For Future e, addirittura comica la rinuncia alla piazza degli invasati di Extinction Rebellion che, convinti di dover morire di clima, non escono di casa per non beccarsi il Covid-19.

Per parte mia, anzi, nostra, dal Villaggio Di Asterix, arrivano due consigli soli: #iorestoacasa e #andràtuttobene!

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