24 agosto 2017 - 12:07 pm Pubblicato da

 

Domanda: tutti parlano di scioglimento dei ghiacciai, desertificazione, ecc.. vorrei capire proprio questo…

Risposta: Il clima terrestre è il risultato di un sistema altamente complesso e dinamico che comprende sia la geologia, sia le interazioni antropiche, ma anche (e per certi versi soprattutto), le interazioni con lo spazio nel quale si trova il nostro pianeta… e quindi con la sorgente di energia che è il Sole. Tali interazioni variano continuamente e solo in parte sono individuabili e quantificabili. L’Attività Magnetica del Sole, ad esempio, varia frequentemente seguendo dei cicli durante i quali tale attività, e quindi la quantità di energia che viene irradiata nello spazio, cambia sia qualitativamente (essendo tale energia irradiata in una vasta gamma di frequenze), sia quantitativamente (varia tra pochi decimi di punti percentuali a parecchi punti percentuali). Considerando che i parametri orbitali del nostro pianeta cambiano nel corso del tempo secondo uno schema abbastanza noto, ne consegue che la quantità reale di energia, indicata come TSI (Total Solar Irradiance), varia nel tempo e, di conseguenza, varia la quantità di energia accumulata dal Sistema Climatico Terrestre.
Il pianeta, come tutti (forse) sanno, è coperto per 3/4 circa da Oceani… e da 1/4 da terre emerse. La distribuzione tra i 2 emisferi NON È uniforme… e questo significa che la quantità di energia accumulata dagli oceani nell’Emisfero Australe, è leggermente maggiore di quella accumulata dall’Emisfero Boreale. La conformazione ed estensione dei continenti, poi, determina una TOTALE diversità della “risposta” dei 2 emisferi alle piccole e poco considerate variazioni di energia provenienti dal Sole. Mentre l’Emisfero Australe tende a mantenersi leggermente più caldo, a parte la regione del Continente Antartico, l’Emisfero Boreale è soggetto ad una variazione della temperatura e delle correnti oceaniche, estremamente vistosa e complessa. Alcune di queste variazioni, nello specifico indicate con PDO e AMO, determinano FORTEMENTE quelle che sono l’estensione dei ghiacci Artici, la piovosità/siccità alle medio latitudini e quella che viene indicata come Snow Cover… ovvero la quantità ed estensione delle nevicate durante l’anno.
Tutti e 3…4 questi aspetti, variano sia durante il singolo anno, sia durante gli i secoli… seguendo, con un ritardo variabile tra alcuni anni e qualche decennio, quelle che sono le variazioni dell’attività solare. Questo è noto, dimostrato (anche se non si conoscono i particolari meccanismi alla base di tali ritardi) e per certi versi quantificato dalla scienza del clima.
La storia, poi, dimostra che questi aspetti, ovvero aumento/diminuzione dei ghiacci artici, piovosità/siccità e snow cover (e quindi aumento e diminuzione dei ghiacciai), si ripetono nel corso dei secoli in modo quasi perfetto.

 

 

Domanda: Come mai allo stesso tempo l’aumento dei ghiacciai in Groenlandia?

Risposta: La Groenlandia si trova ad una latitudine (dai 60°Nord della punta meridionale agli 84°Nord della punta settentrionale) molto più alta rispetto al bacino del Mediterraneo ed è coperta da uno spesso strato di ghiaccio (di diverse migliaia di km di spessore). Inoltre ha una forma particolare che somiglia, in qualche modo, ad un Atollo… ovvero con montagne tutto intorno ed una vasta e profonda “pianura” al centro… ricoperta interamente dal ghiaccio. Quando l’attività solare sul medio-lungo termine (si parla di cicli secolari e/o di migliaia di anni) inizia a diminuire, il freddo inizia ad aumentare a partire dalle regioni polari. Di conseguenza la Groenlandia è la prima a risentire di questi effetti… ma è anche la prima a risentire del riscaldamento degli oceani in quanto proprio a sud di tale isola, c’è la zone del Nord Atlantico che maggiormente si riscalda grazie alla Corrente del Golfo che proviene da sud. L’alternanza riscaldamento/raffreddamento di tale zona da vita alla ciclicità dell’Indice AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation) che ha una ciclicità di circa 60-70 anni. Per metà del tempo l’indice è positivo e quindi si ha un riscaldamento del Nord Atlantico, per metà è negativo e quindi si ha un raffreddamento del Nord Atlantico. Con qualche anno di ritardo rispetto a tale ciclicità, ritardo che varia in base anche ad altri cicli, si hanno le variazioni in positivo o in negativo dell’estensione e dello spessore dei ghiacci marini Artici e della Groenlandia.
Contemporaneamente variano le ondulazioni delle Correnti atmosferiche in quota Jet Stream e tali ondulazioni determinano le condizioni di piovosità/siccità nel comparto europeo (ma in realtà in tutto il mondo).

 

Domanda: Come mai molte fonti riportano dati dell’aumento delle temperature e altre riportano dati della formazione di altro ghiaccio?

Risposta: Le temperature variano nel tempo… aumentano e diminuiscono… e di conseguenza, secondo meccanismi ben precisi, il ghiaccio aumenta e diminuisce. Ma non basta “guardare” la variazione della temperatura per trarre conclusioni. Bisogna anche andare a vedere il perché quella temperatura, in quella particolare zona, è variata… Ad esempio, durante lo scorso inverno, quasi tutti si sono concentrati sul fatto che al Polo Nord la temperatura stava salendo. E nel preciso interesse di chi è a favore dell’AGW (Riscaldamento Globale Antropico), ma soprattutto fregandosene deliberatamente della Scienza, ha parlato di una prova concreta che l’AGW era ed è una realtà sotto gli occhi di tutti. Invece la spiegazione di base ci fa capire che è esattamente l’opposto. Quando inizia un raffreddamento, la fascia dell’atmosfera a raffreddarsi per prima è la Stratosfera. Quando la temperatura della stratosfera scende sotto una certa soglia, si innescano dei meccanismi che provocano inversioni termiche anche in troposfera. Contemporaneamente, il Vortice Polare, se non è perfettamente centrato sul Polo Nord e soprattutto se non riesce a compattarsi, assume una forma a “ciambella”… o meglio… si divide in 2 o 3 nuclei molto freddi… più o  meno distanziati tra loro (normalmente uno si posiziona tra Canada e Groenlandia, ed uno nei pressi della Siberia. Al centro rimane una zona di alta pressione… con bel tempo e temperatura dell’aria, a 2 metri di altezza, molto più alta di quella che si ha invece al livello del mare…. quella cioè a contatto con il ghiaccio o con l’acqua. Ma questi meccanismi ci indicano essenzialmente che viene a mancare energia al sistema climatico… e il freddo inizia a scendere di latitudine. Infatti, mentre sul Polo assistevamo ad un aumento della temperatura, in zone a latitudini inferiori (tra i 55 e i 70°Nord), assistevamo a nevicate tutt’altro che normali….. Nevicate dovute allo scontro violento tra le masse d’aria fredda proveniente dal Polo Nord e quelle di aria calda e umida provenienti da sud.
Per quanto riguarda i dati sulle temperature, invece, il problema è di fondo. Prima di tutto bisogna distinguere tra temperature sulla terraferma (Land Temperature) e quelle della superficie del mare (Sea Surface Temperature). Per le prime si usano centraline più o meno opportunamente installate. Per le seconde si usano boe galleggiati. Le centraline, però, non si trovano tutte alla stessa quota… ed ogni zona ha un microclima diverso… dovuto all’orografia del territorio, all’urbanizzazione dello stesso, all’eventuale presenza di foreste o corsi d’acqua o zone agrigole. Insomma… ogni zona è totalmente diversa dalle altre. Inoltre, molte centraline sono state installate decenni fa nelle periferie… e con lo sviluppo delle città, ora si ritrovano circondate da quartieri, strade e capannoni. Tutto questo modifica totalmente la qualità della misurazione. Vi sono poi i problemi, noti e documentati, di centraline obsolete, guaste o palesemente alterate da eventuali sorgenti di calore esterne. Pertanto i dati non sempre sono precisi.
Infine, ma non meno importante, il numero delle centraline per la rilevazione della temperatura sono in numero estremamente limitato per avere una sufficiente copertura della superficie delle terre emerse, e sono geograficamente dislocate MALE. Abbiamo così che la maggior parte delle centraline si trovano concentrate in una vasta zona degli USA (quella più densamente abitata), mentre il restante si trova sparsa per gran parte in Europa ed una minima parte nel resto del mondo. Si ha così una misura qualitativamente non sempre idonea, quantitativamente limitata e geograficamente irrilevante… Canda, Sud America, Asia e Africa, hanno un numero di centraline talmente basso che non è possibile fare una stima precisa di ciò che accade sul territorio. Inoltre… molte centraline sono differenti l’una dall’altra… e non vengono quasi mai controllate e tarate…. E questo, insieme alla quota alla quale si trovano, comportano la necessità di usare complessi e molto poco precisi algoritmi per generare un set di dati che in qualche modo “simuli” le temperature della superficie equamente distribuite a livello mondiale. La temperatura risultante da tali modelli NON CORRISPONDE QUASI MAI alla realtà, ma viene comunque utilizzata a fini propagandistici. Un dato viene spesso “spalmato” su un’area di decine di migliaia di km quadrati… aree spesso totalmente differenti dal punto di vista orografico e della quota. Pertanto con microclimi diversi.

 

Tutto questo non viene mai detto, ne spiegato in TV, dove l’importante è far passare il messaggio che è in corso un Riscaldamento Globale causato solo ed esclusivamente dalle emissioni antropiche di CO2. Anche se la scienza ha dimostrato più e più volte, che non c’è nessuna prova che l’aumento della CO2 provoca l’aumento della Temperatura. Mentre è scientificamente dimostrato l’esatto contrario.

 

 

Bernardo Mattiucci
Attività Solare

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