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Autore: Carlo Colarieti Tosti
Data di pubblicazione: 25 Dicembre 2019
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=52103

Nel precedente Outlook abbiamo molto velocemente analizzato la situazione e avanzato una previsione di MMW tra la fine di dicembre e i primi di gennaio che ormai, lo dico subito, è del tutto tramontata. In verità scrivo questo articolo quale approfondimento alla risposta al commento di FabioDue che suggerisco di leggere prima di inoltrarsi nella lettura di questo articolo.

Vorrei prima di tutto rivolgermi ai tanti appassionati di meteorologia e degli inverni rigidi e magari nevosi per sfatare, spero una volta per tutte, la leggenda metropolitana secondo la quale gli eventi estremi stratosferici di riscaldamenti improvvisi contraddistinti dalla scissione del vortice, offrono la possibilità quasi matematica di imponenti invasioni di aria artica continentale sul bacino centrale del Mediterraneo. Se si guardano le statistiche si scopre tutt’altra realtà, ma fatto sta che il mito dell’evento a cavallo tra la fine di  dicembre del 1984 e i primi del gennaio 1985 sopravvive oltre ogni oggettività e si tramanda ormai di generazione in generazione. Gli eventi estremi stratosferici sono sempre conseguenza di circolazioni e forzanti troposferiche che finiscono per condizionare la stratosfera e, come in un gioco di sponda, di intensificare o meglio estremizzare per un breve periodo di tempo, amplificandoli, gli effetti in troposfera per poi riprendere le condizioni di pre-evento.  Chiusa questa parentesi veniamo alla situazione attuale in chiave di possibile lettura dell’evoluzione futura.

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Come prima cosa possiamo vedere in figura 1 la posizione assunta del centro di massa e dell’asse del vortice polare stratosferico segnatamente alla quota isobarica di 10hPa nei primi venti giorni del mese corrente.

Sia l’asse che il centro di massa sono stati favorevoli allo scivolamento della prima onda verso il continente nord americano, instaurando un continuo tira e molla tra repentini riscaldamenti stratosferici sul lato siberiano con aumento dell’eccentricità del vortice e relativa flessione delle velocità zonali e successivo nuovo approfondimento e nuova accelerazione, dovuto allo scivolamento dell’alta pressione stratosferica delle Aleutine, innescando lo schema spiegato nel precedente articolo. A mancare è la stazionarietà della prima onda e, quindi, una efficace partenza in risonanza della seconda onda. Nella realtà i flussi di calore sono stati quasi sempre divergenti o meglio identificati come equatoward e quasi mai convergenti o meglio poleward. Inoltre, l’attività dei flussi di calore come visibile nelle figure 2, 3 e 4 rispettivamente dei flussi di calore, degli eventi calcolati su un intervallo di 40 giorni e della loro previsione tendenziale a 30 giorni, escludono una qualsivoglia imminente possibilità di evento stratosferico estremo di tipo warm sancito dal raggiungimento e/o superamento della soglia di +5,5K m/s.

A testimonianza di quanto descritto vediamo le figure 5 e 6 rispettivamente del vento zonale alla quota isobarica di 10hPa a 60°N di latitudine e la temperatura alla stessa quota tra 60°N e 90°N. Più interessante è il grafico in figura 7 inerente il tipo di circolazione.

Come è possibile notare, ad eccezione della terza decade di novembre, alla quota isobarica di 10hPa la circolazione prevalente è stato di tipo barotropico, cosa che ha favorito l’approfondimento e il raffreddamento del vortice. Dalla fine della prima decade di dicembre la circolazione è divenuta baroclina ma secondo le attese di tipo climatologico e anche nei prossimi giorni, oscillerà lungo la curva climatologica. Questo ci indica che difficilmente si potrà avere un ESE cold. In figura 8 notiamo che ad oggi il modello GFS prevede il superamento della soglia di +1,5 del NAM, ma tale dato non è supportato né dall’indice SEI (Stratospheric Event Index) e neppure dai singoli dati dei flussi di calore, quindi credo che nei prossimi giorni assisteremo ad un cambio di direzione del modello americano.

Anche il grafico di figura 9 delle anomalie del geopotenziale alle basse e alte latitudini ci conferma una prossima tendenza ad nuovo approfondimento del vortice, ma l’aspetto più interessante è l’anomalia delle basse latitudini che permane debolmente negativa. Lo sviluppo di un ESE cold è rilevabile da un sensibile aumento dell’anomalia del geopotenziale alle basse latitudini e una altrettanto sensibile diminuzione alle alte latitudini tale da terminare una forte chiusura del vortice a cui segue un sensibile raffreddamento e intensificazione della circolazione zonale.

L’evoluzione che ha avuto sin qui il vortice polare stratosferico è a mio avviso da attribuirsi alla quasi totale assenza della MJO, con deficit di ampiezza e posizionamento che si prevedono perdurare anche nelle prossime settimane, come ben visibile nelle figure 10a e 10b rispettivamente del modello GFS-GEFS e ECMWF. Per questo motivo dalla stratosfera non dovremmo aspettarci grosse novità nel medio periodo. Faccio presente che tale situazione è sovrapponibile con il grafico d’onda dell’IZE pubblicato nell’articolo precedente, pur in presenza allora di una errata interpretazione. Infatti l’attività d’onda prevista proseguirà lungo quel grafico ma, senza una buona presenza dell’attività convettiva equatoriale tra le zone 5-6-7, non potrà produrre disturbi efficaci a minare l’equilibrio del vortice polare stratosferico.

Dunque lo sguardo deve rimanere in troposfera e la dinamica da ottobre a questa parte indurrebbe a ritenere che nel proseguo della stagione invernale – già a partire dalla prima decade di gennaio – dovrebbe manifestarsi un cambio di circolazione che dovrebbe portare gradualmente alla formazione di anticicloni alle alte latitudini europee e porre in fase depressionaria il Mediterraneo centrale. Se ciò troverà riscontro le regioni maggiormente colpite saranno quelle settentrionali, che potrebbero trovarsi nella zona di confluenza tra aria fredda continentale e aria più mite e umida proveniente dall’Atlantico. Vedremo nelle prossime settimane se quanto ipotizzato troverà riscontro o meno.

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