25 giugno 2018 - 12:36 pm Pubblicato da
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Per troppo tempo ho rimandato a data da destinarsi la scrittura di questo articolo. Mi è stata chiesta tante di quelle volte che neanche immaginate. In molti pensano che noi di Attività Solare abbiamo la verità  in tasca e per questo ci deridono o peggio, ci calunniano. A noi interessa ben poco. Se avessi deciso di denunciare alle autorità competenti tutte le offese subite negli ultimi anni, penso che avrei passato più tempo nei tribunali che in casa. Ognuno, penso, è libero di pensarla come vuole e so che questo è condiviso anche dagli “altri”, ma quando, come nel nostro caso, non pensiamo che in futuro possa esserci un Riscaldamento Globale Antropico, allora gli “altri” si sentono autorizzati a darci addosso cercando in ogni modo di farci stare zitti.
Qualcuno, nei commenti, ha chiesto come facciamo a restare online nonostante tutto… autotassandoci di diverse decine di euro al mese, ogni mese… per pagare un server messoci a disposizione dal nostro fedele provider ARCserver.it, che non finiremo mai di ringraziare.
C’è qualche donazione volontaria, ogni tanto, ma il grosso viene dalla nostra passione.

Vi chiederete… cosa c’entra con il titolo di questo articolo?

Qualcuno mi ha chiesto in privato, giorni fa, perché facciamo questo… gli ho risposto, molto semplicemente, che il futuro della nostra civiltà è in bilico. Non della razza umana… che sicuramente sopravviverà anche a questo ennesimo raffreddamento, ma la civiltà è fortemente a rischio.

Motivo?
Siamo troppo dipendenti dal alcune risorse, principalmente Petrolio e Gas Metano, e abbiamo una struttura socio-economico-tecnologica, troppo “critica”. Basta un niente, cioè, per far saltare tutto il sistema nel quale pensiamo di essere al sicuro.

In una serie di commenti e scambi email, ho spiegato varie volte che l’attuale civiltà umana, può affrontare senza alcun problema, SINGOLARMENTE, qualsiasi problema possiamo immaginare. Se volessimo elencarne quelli principali, potremmo avere il seguente elenco…:

  1. produzione alimentare
  2. medicine e assistenza sanitaria
  3. trasporti locali, regionali, continentali e intercontinentali
  4. energia elettrica
  5. riscaldamento e preparazione di cibo
  6. sicurezza e geopolitica (rischio guerre di qualunque entità)
  7. dissesto idrogeologico

 

Ognuno di questi problemi, direttamente o indirettamente, verrà acuito dalle condizioni climatiche future. Sia il caldo eccessivo che il freddo eccessivo, in qualche modo influenzano l’entità di tali problemi. Sta a noi cercare di risolverne quanti più possibile e prevenirne degli altri.

Singolarmente, sono tutti affrontabili e risolvibili.
Se invece dovessimo affrontarne 2 o 3 insieme, ecco che le cose si complicherebbero non poco. Se dovessimo, in futuro, affrontarli tutti contemporaneamente, la cosa diventerebbe ingestibile.

Al mondo sono pochissimi gli stati realmente autosufficienti… e il più delle volte, non sono quelli che la gente pensa che siano. Il più autosufficiente di tutti è la Russia… perché ha una buona produzione alimentare, una enorme riserva di gas e petrolio, ha risorse minerarie, acqua e terra in abbondanza. E sono, tra l’altro, abituati ad un clima molto freddo. Nel resto del mondo, invece, possiamo considerare autosufficiente (solo in parte in realtà), la Nuova Zelanda… forse qualche stato dell’Africa e in parte qualcuno del sud America (anche le politiche governative non sono all’altezza in quanto manovrate da potenti lobby di altri paesi). Il resto del mondo, in qualche modo, dipende sempre da altre potenze… direttamente o indirettamente.
L’Europa non è autosufficiente dal punto di vista alimentare ed energetico, mentre il nord America ha un tenore di vita troppo “costoso” in termini energetici e questo li costringe a dipendere dal resto del mondo per tutta una serie di problemi. Entrambi (nord America ed Europa), abbiamo una forte variabilità climatica… anche se non sembra.

Ma cosa accadrà?
Secondo gli “altri”, il futuro climatico è ormai scritto e accertato scientificamente al 100% fino alla fine del secolo… ovvero un continuo e costante riscaldamento globale dovuto alle emissioni antropiche di CO2. Tale riscaldamento prosegue dalla fine del 1800 e secondo loro è evidente in ogni aspetto del clima, in ogni parte del pianeta. In realtà non c’è nulla di vero e i dati, fino ad oggi, hanno sempre dimostrato il contrario. Ma per loro è così e basta… e chi osa contraddirli è semplicemente un ignorante negazionista di sicuro al soldo delle lobby petrolifere.

Secondo noi, invece, il futuro climatico dipende dall’attività magnetica del nostro Sole, e questa, stando alle teorie più accreditate e alle varie simulazioni effettuate, non può essere che freddo. Forse (si spera) non eccessivo… ma comunque freddo.

L’attività solare è il risultato della sovrapposizione di diversi cicli con diversi periodi di ritorno. Il più breve e conosciuto ha una durata di 11 anni circa… ma ve ne sono di alcuni decenni, diversi secoli, qualche millennio per finire con un ciclo della durata di diverse decine di migliaia di anni. E purtroppo i dati, man mano che si allungano tali cicli, diventano via via meno precisi e più difficili da raccogliere e analizzare. Pertanto, se si riesce a verificare e ricostruire l’attività magnetica del singolo ciclo undecennale delle macchie solari, e magari anche dei cicli di qualche secolo e millennio, diventa molto difficile capire se l’andamento del ciclo di diverse migliaia di anni è effettivamente un ciclo o se è solo un’anomalia temporanea.

Resta il fatto che il ciclo undecennale dipende fortemente dalla posizione dei pianeti del sistema solare, Giove in primis… con il suo PERIELIO in riferimento al massimo del ciclo undecennale… Ovvero… più il PERIELIO di Giove è vicino al “massimo” del ciclo undecennale, più il ciclo successivo sarà debole. Questa semplice regola ci ha permesso di prevedere, nel lontano 2003, un ciclo 24 molto debole rispetto al 23… con un “massimo” pari a non più del 60% del ciclo 23. E così è stato… anche se la NASA prevedeva un 24 tra i più forti ed esplosivi di sempre.
La stessa identica regola ci ha permesso, poi, di ipotizzare un 25 quasi “nullo”, seguito dai cicli 26 e 27 poco più deboli dell’attuale ciclo 24… per poi avere un 28 o più probabilmente un 29 come il ciclo 24.
La durata complessiva dei cicli 25, 26, 27, 28 e 29, però, sono quasi 60 anni! E in tutto questo periodo, l’attività solare si manterrebbe inferiore all’attuale. Ciò significa che non sarebbe “apporto di energia” oltre l’attuale livello… pertanto si avrebbe un costante e continuo raffreddamento dovuto alla perdita di calore che il pianeta ha, costantemente, nei confronti dello spazio.
Questo si traduce essenzialmente in un calo della temperatura di 1 o 2°C in 50-60 anni. Tale calo, però, in termini climatici e meteo, si traduce in una differente distribuzione delle precipitazioni sia in termini temporali che spaziali. Ondate di freddo e instabilità che si alternano a rimonte calde e altopressorie, se per noi umani comportano solo dei disagi in termini di temperatura percepita e/o abbigliamento, per la Natura significa una devastazione cui le piante, specialmente quelle OGM e/o coltivate a livello industriale, non sono abituate.

A risentirne è, quindi, principalmente l’agricoltura… specialmente in quei territori (come nel nord America), dove vengono coltivati cereali su distese di migliaia di ettari. Un freddo prolungato in primavera può mettere a rischio la preparazione dei campi per la semina. Un freddo anticipato o fuori stagione, al contrario, può danneggiare in modo anche irreparabile le coltivazioni prossime alla maturazione. Pratiche a dir poco discutibili con l’uso intenso di prodotti chimici, inoltre, può danneggiare in modo significativo il raccolto dando vita a malattie e intolleranze di vario tipo. E questo perché, mentre le coltivazioni seguono un ciclo che può essere alterato e controllato dall’uomo, l’erba e gli infestanti, invece, vanno combattuti… perché seguono il normale ciclo naturale. Vi è anche da considerare l’umidità ristagnante nel terreno… che comporta la formazione di funghi, muffe e patologie varie alle piante. Anche in questo caso vengono usati spesso prodotti chimici… e considerando l’enorme estensione delle coltivazioni, tali prodotti sono tutti o quasi di derivazione petrolchimica.

Ma la disponibilità di petrolio non è infinita (come qualcuno crede). La quantità estraibile da ogni singolo giacimento è al massimo pari al 50% circa (o poco di più con tecniche particolari) della quantità disponibile nel giacimento stesso. E la distribuzione di petrolio nel mondo non è omogenea. In alcune aree del pianeta ne è stato trovato molto, in altro sembra non esserci. In ogni caso, però, i giacimenti più “facilmente” sfruttabili sono tutti arrivati a fine vita. Ora resta da estrarre petrolio dai giacimenti più profondi e difficili. Si arriverà, quindi, a “spendere” più di 1 barile equivalente di petrolio, per estrarre 1 barile di petrolio. Converrà farlo? Si se sarà l’unico modo per produrre ciò di cui abbiamo bisogno per andare avanti. No se avremo delle alternative. Ma tali alternative devono essere reali e convenienti.

E, purtroppo, non sempre lo sono. Un esempio? Il fotovoltaico!

Molti pensano che la produzione di celle fotovoltaiche sia facile, economica ed ecologicamente sostenibile. Prima di tutto dipende dalla tecnologia, ma in tutti i casi, sono necessari investimenti molto sostanziosi in termini sia economici che di minerali. Alcuni di questi minerali, usati sia nella produzione di semiconduttori che in quella delle batterie, comportano danni all’ecosistema molto difficili da bonificare. In più, per mantenere il costo di tali attività estremamente basso (massimizzandone il guadagno), vengono ignorate in modo deliberato tutte (o quasi) le norme di sicurezza e di accesso al lavoro. Il risultato è un mix di lavoro nero, con l’uso di minori, in totale assenza di norme igienico-sanitarie e di sicurezza. Il risultato è una enorme quantità di terra e rocce che vengono estratte ogni giorno da centinaia di ragazzini che non arriveranno mai alla maggiore età, ed una manciata di grammi di prodotto che portano nelle tasche di tali sfortunati ragazzini solo qualche dollaro, ma ne portano migliaia e migliaia nelle tasche degli imprenditori. E noi “godiamo” nel cambiare cellulare ogni 2-3 mesi (quando va bene)… o siamo convinti che installare migliaia di pannelli fotovoltaici sui terreni che i nostri nonni coltivavano, sia una pratica estremamente ecologica. Oppure.. com’è accaduto in Baviera, tagliare centinaia di alberi per far posto ad un parco eolico.

Qualcuno ha chiesto: cosa possiamo fare noi, per affrontare questo futuro climatico?

Prima di tutto renderci conto di cosa può accadere in termini climatici, meteo e anche, se vogliamo, socio-economici.
Rendercene conto realmente, però, non solo a chiacchiere.

Prendere coscienza della possibilità che in futuro potrebbe non esserci più la disponibilità di energia “infinita” a basso costo potrebbe significare investire soldi per rendere le nostre case meno dipendenti dall’energia stessa… quindi coibentarle opportunamente potrebbe essere un buon inizio.
Prendere coscienza della possibilità che in futuro potrebbe non esserci più la disponibilità di cibo in grandi quantità e a prezzi bassi, potrebbe spingerci ad imparare almeno a coltivare qualcosa. E badate bene che è possibile farlo anche sui terrazzi, usando dei comunissimi vasi da fiori!
Prendere coscienza della possibilità che in futuro potrebbe non esserci più la disponibilità di trasporti personali (automobili), potrebbe spingerci a camminare a piedi, ogni tanto, che fa pure bene. Fare sport per passione e non per moda… potrebbe significare avvicinarsi alla Natura e tornare ad amarla per quello che è realmente…: la nostra “madre”. Colei che ci da tutto e ci permette di vivere!

Ma bisogna anche prendere coscienza del fatto che, in futuro, potrebbe cambiare tutto, a livello sociale, tanto che avere i soldi non servirà a nulla se non si hanno, intorno a noi, persone di cui ci si possa fidare.

Spesso si vive in appartamento, in un condominio, senza conoscere neanche il proprio vicino. Molto più spesso si vive in famiglie spaccate, dove non ci si parla neanche tra padre e figlio, tra fratelli, tra moglie e marito. Tutto questo può condizionare le nostre reali capacità di affrontare i problemi in futuro!

 

E se arrivasse il freddo, quello vero?

Immaginate una città come Milano… una famiglia di 4 persone… un appartamento al decimo piano di un palazzo… la necessità di scaldarsi e procurarsi il cibo. Immaginate una condizione simile replicata in ogni città d’Europa e del Nord America… durante il periodo invernale.

Immaginate la necessità di dover scendere ogni giorno i 10 piani senza usare l’ascensore, visto che l’energia scarseggia ed è stata razionata… Immaginate di dover cercare cibo sapendo che i supermercati sono vuoti. E immaginate che non possiate neanche usare l’automobile per andare fuori città a cercare qualche contadino ancora disposto ad accettare i vostri soldi in cambio di un pezzo di pane e qualche patata. E immaginate, una volta tornati a casa, di dover cucinare senza usare il metano.

Vi può sembrare un futuro apocalittico… ma tornate, con la mente, a quel lontano 2003… quando lo sciopero generale degli autotrasportatori, mise in ginocchio l’Italia per 2 settimane.  Cosa accadrebbe se non ci fosse una volontà “umana” ma solo il risultato dei cambiamenti climatici e di decisioni politiche basate su informazioni evidentemente sbagliate?

A voi la parola…

Buona giornata
Bernardo Mattiucci
Attività Solare

Foto credit: matty17art

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