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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 24 Gennaio 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=52261

Torniamo alla scienza, anzi, come dall’ultimo accalorato appello lanciato anche a Davos, ascoltiamola. Purtroppo però, al riguardo non ci sono scorciatoie, quindi occorre leggere. Scatta quindi uno dei nostri consueti inviti alla lettura, nella fattispecie di tre paper molto recenti.

Il primo

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Nel primo si parla di trend dello squilibrio del bilancio radiativo. Conoscere quanta energia entra nel sistema e quanta ne esce, appunto il bilancio, e sapere questo quanto e per quanto tempo si allontani dai numeri che si conoscono, è certamente cruciale in materia di global warming e conseguente climate change. Nelle prime due decadi di questo secolo, il trend dello squilibrio del bilancio radiativo è negativo, nonostante la persistenza delle forzanti antropiche. Questo conferma il rallentamento del global warming (se preferite hiatus, ancora visibile nelle osservazioni satellitari, meno in quelle superficiali) ma, soprattutto, conduce a bassi valori di sensibilità climatica, nota come la reazione del sistema all’aumento della concentrazione di gas serra. Molto, molto più bassi di quanto stimato, per un problema clima molto, ma molto meno grave di quanto prospettato.

Qui il paper, Decadal Changes of the Reflected Solar Radiation and the Earth Energy Imbalance, qui alcune interessanti considerazioni sul blog di Judith Curry: Climate sensitivity in light of the latest energy imbalance evidence.

Il secondo

L’ENSO o, più in generale il clima dell’area del Pacifico equatoriale, oltre ad essere determinanti per il clima di buona parte del pianeta, sono soggetti ad elevata variabilità ed a periodi di quiete anche molto lunghi, dell’ordine del millennio. Esiste un collegamento tra queste dinamiche ed i parametri orbitali? Difficile a dirsi, anche perché i modelli attualmente disponibili non riescono a riprodurle, né nel breve, né nel medio, né nel lungo periodo climatico.

Il paper è qui: Links between tropical Pacific seasonal, interannual and orbital variability during the Holocene.

Il terzo

Inverni più rigidi a causa del caldo? Non è detto, anzi, non può ancora esser detto. L’amplificazione artica, ossia il riscaldamento delle alte latitudini dell’emisfero nord è due volte più rapido della media globale. Un riscaldamento correlato con una tendenza al raffreddamento dei mesi invernali sulle aree continentali delle medie latitudini. Se questa correlazione possa diventare anche una causalità è investigato attraverso studi di attribuzione condotti impiegando dei modelli climatici. I risultati sono però discordanti, sia nella comparazione tra osservazioni e simulazioni, sia tra diversa tipologia di modelli. In sostanza, il freddo non viene dal caldo, almeno non ancora.

Il paper è qui: Divergent consensuses on Arctic amplification influence on midlatitude severe winter weather.

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