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Autore: Uberto Crescentini
Data di pubblicazione: 08 Luglio 2021
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=55338

Enrico Bonatti (fratello del famoso alpinista Walter Bonatti), geologo di fama internazionale, scrisse un articolo apparso su Le Scienze del 1° maggio 2009, dal titolo: “Tutti guardano al Sole, ma la colpa del surriscaldamento è anche sottoterra”. Bonatti sottolinea l’importanza della tettonica a zolle nella evoluzione del clima della terra. Come noto, a cavallo del Paleozoico e Mesozoico, circa 290 milioni di anni fa, nel nostro Pianeta esisteva solo un supercontinente, la Pangea, circondata da un unico oceano, la Pantalassa. Successivamente la Pangea si frammentò in vari blocchi, le placche, che come zattere galleggiano sopra la sottostante astenosfera. Dal movimento delle placche si generò la attuale configurazione del nostro Pianeta. In particolare quando due placche si allontanano si creano strutture chiamate dorsali medio oceaniche, in corrispondenza delle quali i magmi risalgono in superficie e favoriscono un intenso vulcanismo che innesca un riscaldamento globale con aumento della temperatura superficiale degli oceani fino a 5-6 gradi. La superficie terrestre è attraversata da oltre 60.000 km di dorsali oceaniche; le più importanti sono la dorsale pacifica, la dorsale atlantica, la dorsale indiana. Sono zone con alto flusso di calore; possono emergere come in Islanda o trovarsi a 4.000 metri di profondità come nel bacino di Cayman nel mare caraibico. La dorsale medio atlantica è la più lunga catena montuosa della terra, in gran parte sommersa, che va dal Polo Nord fino all’Antartide seguendo più o meno la linea mediana tra la placca europea-africana e quella americana.

Quando due placche si scontrano possono generare le catene montuose oppure, e questo è il caso che più ci interessa, se una è più leggera dell’altra sottoscorre all’altra secondo un piano di subduzione. In questo caso la zolla si inabissa fino a profondità di circa 700 km; qui le rocce fondono e grandi quantità di magma risalgono in superficie originando un diffuso vulcanismo. In corrispondenza delle zone di subduzione si originano le fosse oceaniche. Sono note 27 fosse oceaniche che raggiungono notevoli profondità. Così ad esempio, la fossa delle Aleutine estesa per circa 3.000 km tra la placca nordamericana e quella pacifica che subduce sotto la prima, raggiunge la profondità di circa 7.800 metri. La fossa delle Marianne, tra la placca pacifica che subduce sotto la placca delle Marianne, è profonda oltre 10.300 metri e lunga 2.500 km. Famosa è la “cintura di fuoco” estesa per circa 40.000 km intorno all’Oceano Pacifico a forma circa a ferro di cavallo, sede di circa il 90% dei terremoti e del 75% delle eruzioni vulcaniche. E’ dovuta a movimenti delle placche tra loro in subduzione.

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Questa rapida rassegna della tettonica delle placche dimostra che nel nostro Pianeta sono presenti fenomeni sempre in attività che generano calore, come nel caso delle dorsali medio oceaniche, o rilevanti attività vulcaniche che si associano alla formazione di fosse oceaniche. Questa attività non può non avere influenza sulle variazioni del clima e anche del livello del mare condizionato dalle fosse oceaniche. Per quest’ultimo aspetto è interessante notare che circa 20.000 anni fa, il livello del mare era più basso dell’attuale di circa 140 metri. Così, ad esempio, il delta del Po sfociava davanti Pescara. Tra 20.000 e 10.000 anni fa il livello del mare è risalito di circa 100 metri, ossia in piena fase fredda prima dell’arrivo dell’Olocene, segno evidente che non può solo dipendere dal riscaldamento globale del nostro Pianeta, come continuamente affermato dai profeti di catastrofi che fanno previsioni allarmistiche sulla scomparsa di aree costiere. Del resto, durante il Medio Evo, circa tra il 900 e il 1.300, la temperatura del nostro Pianeta era superiore a quella attuale di almeno 2 gradi centigradi, eppure non avvennero tutte le catastrofi costiere che invece vengono affermate dai catastrofisti.

Quanto fin qui riferito dimostra quanto siano numerose le cause che controllano il clima del nostro Pianeta; attribuire solo alla immissione della anidride carbonica in atmosfera da parte dell’uomo la causa del riscaldamento globale appare veramente insostenibile.

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