24 maggio 2018 - 7:00 am Pubblicato da
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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 22 Maggio 2018
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=48436

Che noia questo clima non è vero? No, non mi riferisco a quello che sta succedendo in questi giorni, per la verità molto normale e comunque relativo alla sfera del tempo e non del clima. La noi o, comunque, una certa latitanza di spunti interessanti è riferita al flusso di notizie sul tema clima e suoi derivati. Al di là delle solite ammonizioni in tono “è peggio del previsto” e della solita attribuzione di tutto e il contrario di tutto al clima che cambia, di spunti significativi non se ne vedono. In giro, negli ultimi tempi, solo cose molto tecniche e di nicchia, difficili da commentare e, appunto, noiose per i più.

A riprova di questo, batte la fiacca anche la consueta rassegna che pubblica Judith Curry sul suo blog più o meno ogni settimana, in cui campeggiano segnalazioni più a editoriali che a paper veri e propri. Del resto, non si può proprio scoprire la pietra filosofale ogni giorno… anzi, a ben vedere non si dovrebbe mai far credere di averla scoperta.

C’è quindi spazio per un minimo di cronaca.

Con la stagione dello scioglimento ormai iniziata da un po’ nell’emisfero nord, è interessante dare un’occhiata all’estensione del manto nevoso, ossia di quella che avrebbe dovuto essere una “cosa del passato” (SCE sta per Snow Cover Extent).

Fonte: https://climate.rutgers.edu/snowcover/index.php

Dopo lo scalino di metà anni ’80 del secolo scorso, su cui andrei ad indagare con gli indici di circolazione oceanica, nessuna variazione importante, anzi, a ben vedere una decade, l’ultima, con trend positivo.

A proposito di indici oceanici, pare che l’AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation), stia dando segni di declino, ovvero di tendenza per l’indice a tornare in territorio negativo, che significa raffreddamento, soprattutto per il Nord Atlantico.

Fonte: https://www.nature.com/articles/nature14491

Questo implicherebbe, scrivono gli autori del paper in didascalia, anche una tendenza al rallentamento dell’aumento della temperatura media globale ma, visto che non ne va mai bene una, anche un’accelerazione dell’aumento del livello del mare per le coste atlantiche americane.

Coste su cui, e veniamo al breve periodo, sta per iniziare la stagione degli uragani (come per tutto il bacino sarà 1 giugno 30 novembre), su cui pesa in genere molto il segno dell’ENSO, ovvero El Niño Southern Oscillation, per cui la gran parte dei modelli in uso prevedono essenzialmente condizioni di neutralità per l’estate e forse anche per l’autunno prossimo, pur con prevalere di segno leggermente positivo.

Fonte: https://iri.columbia.edu/our-expertise/climate/forecasts/enso/current/

Al link in didascalia c’è anche una discussione piuttosto interessante.

E ci sono le teleconnessioni, per tornare alla stagione degli uragani, per la quale a breve la NOAA rilascerà il suo outlook e per cui l’assenza di una chiara tendenza di segno dell’ENSO non è una buona notizia in termini di predicibilità.

So cosa starete pensando, ma i prossimi mesi dalle nostre parti? Beh, in tutta franchezza, diffidate dalle previsioni stagionali, in primis perché non sono affatto previsioni in senso stretto, quanto piuttosto segnali di anomalia positiva o negativa dei parametri pressione, temperatura e precipitazioni spalmati su tre mesi, quindi nessuna informazione sul “tempo che farà”. In seconda battuta perché hanno un’attendibilità del tutto insoddisfacente.

Ad ogni modo, per tornare definitivamente all’attualità, state pur certi che non appena la smetterà con i temporali grazie al fatto che per qualche giorno staremo dalle parte giusta dell’onda atmosferica e godremo di sole, caldo e stabilità – leggi le previsioni di CM uscite ieri – scatterà la corsa all’estate rovente.

Buona giornata.

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