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Bentrovati con questo aggiornamento per le previsioni Enso del Global Wheather Oscillations:

“The Tropical South Pacific surface water temperature anomalies during the past 4 weeks from 18 May to 02 June 2021 are near normal – except cooler than normal mainly north of the equator (bottom panel). The ocean temperatures are ENSO Neutral Conditions due to the cooler ocean water being only slightly cooler than the long-term average.What comes next? Expect the water temperatures to stabilize and possibly even cool during the next few months – then begin warming again As noted in the time series (from top to bottom),  an area of warmer than normal subsurface water  (top panel) stretched from west to east across the Tropical Pacific, thusly moderating the surface water above and ending the La Nina by May 2021.Equatorial sea surface temperatures (SSTs) are near average across most of the Pacific Ocean.  ENSO-neutral likely to continue through the Northern Hemisphere summer (67% chance in June-August 2021)”

Tradotto in breve, la fase di Nina è terminata; nel corso di maggio le temperature del Pacifico orientale sono aumentate progressivamente dando vita ad una fase Enso neutra (iniziata a fine maggio); la fase neutra dovrebbe continuare fino ad agosto (probabilità del 67%).

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In autunno, a partire da settembre, salgono le quotazioni per un nuovo evento di El Nino.

Gli indizi che suggeriscono l’arrivo della fase Enso positiva sono:

  • Mancata sua presenza ormai da 6 anni: gli eventi di El Nino principali si hanno ogni 5-6 anni. Esempi : 1998, 2004, 2009, 2015; negli ultimi 30 anni non siamo mai andati oltre i 6 anni di assenza.
  • Alisei piuttosto deboli per il periodo; monsone africano e indiano più deboli del normale. 
  • Ulteriore indizio alla formazione di El Nino si ha dall’attività sismica globale: negli ultimi mesi sono stati tanti i vulcani in eruzione, dai Caraibi all’Islanda, passando per il Congo, le Filippine ed il Sud America, fino all’Etna. Spesso gli episodi di Enso positivi si hanno dopo picchi nell’attività vulcanica globale (come fu anche il 2014 (Bardabunga) ed il 1815 (Tambora); questo perché l’espulsione dell’80% del materiale vulcanico annuo avviene sotto gli oceani…

Come spiegato in alcuni miei articoli precedenti, El Nino è l’elemento caratterizzante dei raffreddamenti climatici; El Nino agisce sul clima a più livelli:

  • Indebolisce fortemente gli alisei; gli alisei sono il punto di partenza del ricambio d’aria tra Poli ed Equatore; con un ricambio di calore ridotto, i poli iniziano a raffreddarsi dai rispettivi vortici polari, che diventano più freddi e profondi. Sia nel 2005 che nel 2009 i vortici polari si sono mostrati piuttosto gelidi; in particolare nel 2005 vennero battuti dei record di temperatura negativi per quanto riguarda le temperature stratosferiche estive. Nel 2009/2010 si registrarono temperature molto basse in termosfera. Nel 2015/16 abbiamo avuto il vortice polare più forte di sempre, con temperature che hanno sfiorato i -100 gradi in stratosfera. Un esempio di blocco di monsoni si ebbe post eruzione del Tambora nel 1816; quell’anno vi fu anche un intenso episodio di El Nino. L’assenza del monsone africano (Itcz estremamente basso) e la presenza di un vortice polare insolitamente attivo, determinarono un anno senza estate in molte zone del nord emisfero.
  • El Nino va a rallentare ed indebolire le correnti oceaniche, specie quella del Golfo. Nel 2004, 2009 ed in particolare nel 2015 si sono registrati bruschi rallentamenti nella circolazione termoalina con formazione di vaste zone con temperatura più fredda nel nord Atlantico (blob atlantico del 2015/16 da record per estensione, persistenza e temperature negative);
  • Le fasi Enso positive immettono in atmosfera enormi quantità di vapore acqueo, che vanno a determinare forti nevicate, alimentando i ghiacciai. L’espansione dei ghiacciai è il prerequisito fondamentale per ogni raffreddamento climatico (aumento effetto albedo e afflusso acqua fredda nei mari);

Per fare un esempio, durante l’ultima glaciazione miliardi e miliardi di tonnellate di ghiaccio ricoprivano il Nord America ed il Nord Europa. Quel ghiaccio è nato da acqua evaporata e poi precipitata sotto forma di intense nevicate. Per generare tutto quel vapore acqueo vi è stato bisogno di un calore enorme; con la Nina il livello di vapore acqueo in atmosfera diminuisce, proprio perché è minore l’evaporazione dei mari.

Detto questo confermo quanto detto in alcuni miei articoli precedenti: il raffreddamento globale inizierà prepotentemente al prossimo episodio di El Nino. El Nino, che all’inizio fu previsto nel 2019 dal GWO, ( ma poi si risolse in soli 2 mesi con temperature positive limitatamente alla zona 1+2 di sviluppo Enso), potrebbe arrivare il prossimo autunno. 

Rallenterà ulteriormente la Corrente del Golfo (Gulf Stream) (forse gli darà il colpo di grazia, se El Nino sarà sufficientemente intenso) e disgregherà in maniera definitiva la corrente a getto, inaugurando un pattern semistazionario da Nao- e AO negativo (blocco anticiclonico persistente tra Atlantico e Groenlandia).

Al momento già si intravedono le prime importanti anomalie positive in zona Enso 1+2 (fino a 5 gradi oltre norma in prossimità delle Galapagos); anche a ridosso dell’Indonesia iniziano a prevalere anomalie positive (zona 4 Enso).

Anomalie positive nel Pacifico in intensificazione a giugno

La tendenza più probabile evidenzia nei prossimi 2 mesi (luglio-agosto) un ulteriore riassorbimento delle anomalie negative/neutre rimaste ed ulteriore accentuazione di anomalie positive in zona Nino 1+2 e pacifico indonesiano; una sorta di stadio pre-El Nino. El Nino dovrebbe poi apparire nettamente tra fine settembre e ottobre, per poi tenerci compagnia tutto l’inverno prossimo. 

Se si realizzerà tale evento in accoppiata alla Qbo- e alla bassa attività solare pregressa, il raffreddamento globale avrà conseguenze serie dal 2022…

A presto 

Alessio  

P.s: Per chi volesse approfondire i legami tra El Nino e fasi glaciali ecco alcuni link:

http://www.climatemonitor.it/?p=51992

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