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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 27 Dicembre 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=54091

In questi giorni su Twitter, Facebook e sulle miriadi di ambienti web dedicati o semplicemente prestati a discussioni meteorologiche, si registrano altissimi livelli di eccitazione per il possibile (probabile?) Sudden Stratospheric Warming atteso per l’inizio di gennaio o, meglio per i giorni a cavallo tra la fine della prima e l’inizio della seconda decade del mese.

Dal momento che ormai il rallentamento delle velocità zonali in bassa stratosfera è ormai entrato nei “radar” dei modelli meteorologici alle scadenze più prossime, è ben difficile che non succeda nulla, sarebbe una debacle, questa sì, senza precedenti, delle performance modellistiche (vedi figura sotto da ECMWF).

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Però, restano ancora decisamente aperte le ipotesi sulle modalità con cui l’aria più calda e la circolazione anticiclonica prenderanno sia pur brevemente possesso delle latitudini polari. Ovvero, resta da capire dove andranno a finire l’aria fredda e quel che resterà del vortice. Se ci sarà uno split, una divisione in due lobi del vortice polare stratosferico, andremo facilmente verso una fase a bassissimo indice zonale, con Oscillazione Artica negativa e possibili eventi di freddo importante per l’Europa centrale e occidentale. Se ci sarà un displacement, cioè se il vortice polare non sarà diviso, la parte più fredda potrebbe posizionarsi ancora una volta sull’Europa, mantenendo però un veloce e certamente meno freddo flusso zonale per le medie latitudini, con frequente passaggio di perturbazioni ma anomalie negative di temperatura contenute. In poche parole, forte maltempo con freddo intenso ma di relativa breve durata nel primo caso, e frequente maltempo con freddo più moderato nel secondo. Sarà quindi inverno in ogni caso (questa era facile 🙂 ).

Ad ogni modo, le possibili ripercussioni sui moti troposferici e quindi sul tempo che fa quando arriva un SSW, le abbiamo appena scalfite. La letteratura su questi argomenti non è molto vasta e, soprattutto, è ancora piuttosto giovane. Vi farà piacere quindi leggere un paper uscito da poco su Nature che affronta proprio questi argomenti, con tanto di schemi e immagini esplicative.

Il paper è questo: Stratospheric drivers of extreme events at the Earth’s surface

Questo è l’abstract:

The stratosphere, the layer of the atmosphere at heights between 10-50 km, is an important source of variability for the weather and climate at the Earth’s surface on timescales of weeks to decades. Since the stratospheric circulation evolves more slowly than that of the troposphere below, it can contribute to predictability at the surface. Our synthesis of studies on the coupling between the stratosphere and the troposphere reveals that the stratosphere also contributes substantially to a wide range of climate-related extreme events. These extreme events include cold air outbreaks and extreme heat, air pollution, wildfires, wind extremes, and storm clusters, as well as changes in tropical cyclones and sea ice cover, and they can have devastating consequences for human health, infrastructure, and ecosystems. A better understanding of the vertical coupling in the atmosphere, along with improved representation in numerical models, is therefore expected to help predict extreme events on timescales from weeks to decades in terms of the event type, magnitude, frequency, location, and timing. With a better understanding of stratosphere-troposphere coupling, it may be possible to link more tropospheric extremes to stratospheric forcing, which will be crucial for emergency planning and management.

E questa è la figura 2 (con didascalia originale).

Come dicevo, una lettura interessante, che purtroppo, si perde un po’ quando, presumibilmente per guadagnare la fiducia dei revisori di Nature, la “butta in caciara” sul Climate Change, fornendo inoltre dei dogmi sulla relazione CFC-Ozono-Clima che sono invece tutt’altro che scontati. Come spesso accade, ci vuole quindi una certa capacità filtrante per leggerlo, ma sempre millemila vote meglio delle sciabolate artiche, attacchi gelidi o ruggiti dell’orso russo con cui si stanno scaldando i muscoli i soliti noti :-).

Enjoy.

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