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Di Enzo Ragusa – 7 Luglio 2020

RAFFREDDAMENTO NONOSTANTE LA MASSIMA EMISSIONE DI CO2

Negli ultimi due articoli proposti da Attività Solare, se siete stati buoni osservatori, vi sarete accorti che abbiamo nominato ripetutamente l’anno 1980.
Il 1980 si trova alla fine di un noto periodo di raffreddamento globale di circa 30 anni che è durato dalla metà degli anni ’40 alla metà degli anni ’70. Periodo che alcuni enti governativi hanno cercato di addolcire per dimostrare che la CO2 sale in concomitanza della temperatura.
Durante questi tre decenni, circa il 20% di tutto il CO2 prodotto dall’uomo mai generato (fino ad oggi) è stato emesso nell’atmosfera.
Gli allarmisti del riscaldamento globale antropogenico che sponsorizzano la CO2 come causa principale di fattori climatici negativi non possono conciliare l’emissione di quasi 100 gigatonnellate di CO2 antropogenica in coincidenza ad un corrispondente periodo di raffreddamento.

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Secondo Alekseev et al. 2016 (e come ci potremmo attendere dopo quei 30 anni di raffreddamento) nel 1980 ci fu in realtà la presenza di più ghiaccio marino artico che in QUALSIASI altra situazione durante il 20 ° secolo. Quindi, in particolare, usare quei dati come punto di partenza è utile se il tuo obiettivo è accentuare in maniera morbosa la tesi del CO2, forzando il voler dimostrare che il CO2 è il colpevole di tutte le disgrazie. Ergo, i miei migliori auguri per un presunto riscaldamento antropogenico.

In ogni caso, la calotta polare artica ha caratteristiche sinusoidali. Cioè si forma e si riduce nei millenni, nei secoli e persino in pochi decenni.
Sottomarini nucleari americani affiorarono in un Polo Nord quasi privo di ghiaccio nel 1959 e nel 1962. Eppure nel 1999 la stessa regione era una distesa quasi impenetrabile di ghiaccio marino.
Le ricerche sulle creste delle spiagge della costa settentrionale della Groenlandia sono state descritte guardando indietro fino a 6.000-7.000 anni fa, quindi, l’Oceano Artico doveva essere periodicamente libero dal ghiaccio fino al Polo Nord per lunghi periodi di tempo.
Ma non dimentichiamoci che 6.000-7.000 anni fa non esisteva il CO2 antropogenico.

È interessante notare che, secondo l’Istituto meteorologico danese DMI, dal 2006 al 2019 il volume del ghiaccio marino artico è rimasto costantemente costante (in effetti potrebbe essersi verificato un leggero aumento).
Ancora una volta, durante questo periodo di 13 anni, circa il 20% di tutto il CO2 mai visto dall’uomo è stato emesso in atmosfera – tuttavia non ha avuto alcun effetto sulla calotta artica.

Pertanto, il volume del ghiaccio marino artico è irrilevante per quanto riguarda il “cambiamento climatico” causato dall’uomo. Si forma e cala anche senza le nostre emissioni di CO2. È chiaramente una variazione naturale.

I dati sul ghiaccio dell’Antartico sono più difficili da rintracciare, ma è compreso che il ghiaccio marino dell’emisfero meridionale è notevolmente aumentato negli ultimi 40 anni fino al 2014, quando è diminuito improvvisamente e inspiegabilmente. (Durante quel periodo lungo 40 anni, circa il 60% di tutto il CO2 mai visto dall’uomo è stato emesso nell’atmosfera. Eppure il ghiaccio marino antartico è cresciuto.)
Ma nel tentativo di provare quell’improvvisa riduzione del ghiaccio marino negli ultimi anni, va ricordato che l’Antartide occidentale e la Penisola Antartica occidentale sono state scoperte solo di recente come la sede della più grande provincia vulcanica sulla Terra.
Nel 2017 gli studenti dell’Università di Edimburgo hanno identificato 138 vulcani, alcuni alti fino a 3.800 metri, sepolti sotto il ghiaccio.
Un aumento dell’attività in questa enorme provincia vulcanica sarebbe senza dubbio un fattore significativo che influenza la temperatura dell’acqua e il ghiaccio marino.

Quindi, questo il motivo per il quale io e molti come me pensano sia importante di tanto in tanto mettere da parte il CO2 antropogenico per dare un’occhiata al quadro generale climatico. I cicli solari, le correnti oceaniche e il calore vulcanico incidono continuamente sull’equilibrio energetico della Terra e l’hanno sempre fatto.

STIAMO ENTRANDO NEL GRAND SOLAR MINIMUM

Questi sono chiari e crescenti segnali che il Grand Solar Minimum è ormai tra noi! Nei prossimi anni verrà raggiunto un minimo considerevole di radiazione solare; nel decennio 2020-2030 possiamo ben aspettarci un’attività solare bassissima, con lunghi periodi segnati da una totale assenza di macchie sulla superficie solare. Il minimo dell’attuale ciclo solare 24 è atteso tra il 2019 ed il 2021. In tal contesto vi sarà in questo periodo un’escalation dell’attività sismica e vulcanica. La bassa radiazione solare determinerà poi una circolazione atmosferica prettamente anti-zonale, con pattern meteorologici ad evoluzione molto lenta (sviluppo di anomale masse d’aria fredda, aumento delle alluvioni a causa di perturbazioni estremamente lente e persistenti, gravi siccità, di conseguenza incendi che devasteranno intere zone, incremento delle grandinate dovuto ad un elevato gradiente termico fra alte e basse latitudini). L’ingente entrata di raggi cosmici in atmosfera produrrà una maggiore formazione di nubi ed un aumento delle precipitazioni.
A riguardo, proprio nell’ultima settimana le cronache meteo sono sempre più presenti anche nelle fonti d’informazione. Caldo estremo con incendi in Siberia e inondazioni massicce in molte altre aree del pianeta sono ormai all’ordine del giorno. Tarda stagione, o se preferite neve estiva, con temperature fredde in molti altri luoghi. Ogni giorno, una nuova eruzione vulcanica e un deciso aumento dell’attività sismica è presente! Enormi perdite di raccolti e in alcuni casi le colture non verranno più rimpiazzate, quindi si potrebbero avere risultati irrisori nei raccolti, enormi sciami di locuste che mangiano tutto ciò che è loro possibile, senza dimenticare le malattie infettive! Tutto sta accadendo ora, mentre l’America è totalmente distratta e preoccupata da una piaga politicamente motivata, ma non solo l’America!

L’influenza umana, al confronto, è banale e difficile persino da rilevare.
Nessuna delle predizioni apocalittiche dell’allarmismo climatico si è verificata. Non una!
La tanto decantata emergenza climatica non ha quindi basi scientifiche su cui poggiarsi.

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