27 agosto 2018 - 21:05 pm Pubblicato da
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L’attività solare degli ultimi 1200 anni, è stata caratterizzata da una serie di minimi via via più profondi… culminati con il Minimo di Maunder, verificatosi tra il 1645 e il 1715.

Ad iniziare la serie fu il Minimo do Oort, durato appena 40 anni tra il 1010 e il 1050. Subito dopo quel periodo “fresco” vi furono i decenni più caldi dell’intero Medioevo.

Lo sviluppo economico e sociale stava portando i suoi frutti.
Quando tra il 1315 e il 1317 si ebbe la Grande Carestia, che colpì i paesi del nord Europa provocando milioni di morti, si era già nel pieno del Minimo di Wolf (1280-1340).

Seguirono diversi decenni di temperature in aumento, ma nel 1420 iniziò il Minimo di Spoerer (1420-1530).
Le temperature molto basse e le condizioni economiche al limite, spinsero i potenti del mondo di allora a cercare nuove terre da esplorare e rotte più brevi e veloci per raggiungere le Indie.

Il frumento veniva importato dal Nord Africa, nel quale veniva venduto principalmente Vino ed Olio. Le spezie arrivavano invece dalle indie. Ogni stato di allora aveva i suoi obiettivi e le sue rotte.
Il Portogallo riuscì a circumnavigare il Sud Africa e raggiungere le Indie, mentre la Spagna, finanziando l’impresa di Cristoforo Colombo, approdò in un nuovo continente, in seguito venne chiamato America.

Queste scoperte permisero al Vecchio Continente di superare il duro periodo.

Le temperature tornarono ad aumentare, i commerci prosperavano e così anche le esplorazioni. Il mondo ormai era tondo…  e gran parte del nuovo continente era stato mappato.

Nel 1645, però, iniziò il periodo più difficile, climaticamente parlando, dell’intera Piccola Era Glaciale. Un periodo di raffreddamento che terminò solo nel 1715.

Ancora una volta le temperature tornarono ad aumentare… fino al del Minimo di Dalton (1790-1830).

Il resto è Storia recente e la conosciamo tutti.
Le temperature che aumentano e diminuiscono… ma è passato poco più di 1 secolo ed ora, per l’ennesima volta, stanno tornando a diminuire.

La differenza a livello demografico, tra il Medioevo ed oggi, è però enorme.

Nell’anno 1000 eravamo circa 400 milioni. Durante il Minimo di Maunder eravamo poco meno di 700 milioni. Il primo miliardo lo abbiamo superato alla fine del Minimo di Dalton.

Dopo la 2a guerra mondiale eravamo 2.5 miliardi. Alla fine degli anni ’80 eravamo 5 miliardi. Nel 2000 eravamo 6 miliardi. Oggi, 18 anni dopo, siamo 7.6 miliardi.
Le proiezioni per il 2050 parlano di una cifra che oscilla tra i 9 e gli 11 miliardi di individui.

E il problema è che consumiamo troppe risorse per restare solo su questo pianeta.
Questo, sia ben chiaro, indipendentemente dalle future condizioni climatiche.

 

In linea del tutto teorica abbiamo le capacità teoriche e pratiche per risolvere qualsiasi problema ci si possa prospettare. A patto che sia uno e che non vi siano altri problemi in contemporanea.

La produzione alimentare è forse il problema più importante da affrontare e risolvere in prospettiva futura. Negli ultimi decenni sono diminuite le superfici coltivate (in ettari) ma grazie alle nuove tecnologie, sono aumentate le produzioni.

La produzione di energia, in tutti i suoi aspetti, è quella più critica. Trasporti, energia elettrica, riscaldamento… sono tutti settori connessi tra loro… e nessuno di questi può essere considerato “secondo” agli altri.

Abbiamo infine, ma non per ultimo, il problema della SALUTE. La vita media si è allungata enormemente nel corso dei secoli, ma è aumentata al “dipendenza” dalle medicine e quindi dalla produzione di medicinali, spesso subordinata alla disponibilità di prodotti petrolchimici.

 

Il resto sono problemi derivanti da questi sopra elencati.

 

Agli inizi degli anni ’60, Stati Uniti ed URSS erano “ai ferri corti”. La Guerra Fredda aveva impresso una velocissima corsa allo spazio… considerato giustamente come “Ultima Frontiera” per l’umanità.
Dopo lo sviluppo delle armi nucleari intercontinentali, entrambi gli schieramenti avevano dato fondo a tutte le loro finanze, menti geniali e tecnologie, per dimostrare di riuscire ad essere i primi anche nell’ambiente più estremo fino a quel momento conosciuto: lo Spazio.

USA e URSS si sfidarono con missioni spaziali sempre più difficili dando vita ad uno sviluppo tecnologico ed economico senza precedenti.

Solo poco più di 10 anni dopo l’inizio di quella lunga e complessa avventura, il primo essere umano mise piede su un mondo diverso dal nostro pianeta. la Luna.

appena 3 anni dopo, vi arrivò l’ultimo!

 

La guerra fredda è finita e le esigenze dei singoli stati sono cambiate.

E’ cambiato notevolmente il bilancio a disposizione, specialmente per la Nasa, passato da quelli che oggi sarebbero circa 45 miliardi di dollari del 1966, ai 19,9 miliardi di dollari previsti per il 2019.

Nel mentre, per vari motivi, sono sorte diverse società private che stanno investendo miliardi di dollari (raccimolati in borsa) nello sviluppo di tecnologie e progetti per lo Spazio.

 

Ma è sufficiente?

Chi mi conosce bene sa che la passione per lo spazio è stata sempre un qualcosa che è sempre andato oltre la semplice passione. L’astronautica, nell’accezione “colonizzatrice”, il cui scopo cioè sarebbe quello di colonizzare nuovi mondi, è per me una disciplina di primaria importanza per il futuro del genere umano.

Sono convinto e continuerò ad esserlo sempre, che l’unico modo che abbiamo, come razza, per sopravvivere e superare indenni il secolo in corso, è quello di colonizzare lo spazio quanto prima.

Il clima ci darà il colpo di grazia… Ma rischiamo l’esistenza su questo pianeta anche per motivi geologici o “spaziali”.

La storia è piena di eventi catastrofici dovuti all’impatto di un corpo roccioso esterno al nostro pianeta. E se anche le probabilità di impatto catastrofico sono molto basse, non sono e non saranno mai nulle.

Questo, insieme alle proiezioni dell’andamento dell’attività solare per i prossimi 100 anni e, di conseguenza, per le temperature medie del nostro pianeta, dovrebbero essere sufficienti a spingerci ad investire nello spazio e nella colonizzazione della Luna e (almeno) di Marte, nei prossimi decenni.

Farlo significherebbe trasformarci in una civiltà da “terrestre” a “spaziale”.
Farlo significherebbe, forse, riuscire a mettere definitivamente da parte l’odio tra le singole etnie, tra i singoli stati, tra le singole persone (ci credo poco ma mi piacerebbe che fosse così).
Farlo significherebbe imprimere una nuova violenta accelerazione nello sviluppo umano e tecnologico, consentendo nuove conoscenze in tutti i settori e, forse, la scoperta di altre forme di vita intelligenti come, teoricamente, dovremmo essere noi.

 

Non farlo significherebbe chiuderci a riccio, impauriti, in attesa di una morte lenta e dolorosa.

Questo è il mio personalissimo pensiero.

 

 

 

Bernardo

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