7 marzo 2017 - 7:00 am Pubblicato da

OCEANO ATLANTICO

La situazione non è delle migliori in previsione della stagione estiva che si intravede all’orizzonte (ok, mancano ancora dei mesi…).
La zona a ridosso della Groenlandia è molto fredda… Ma anche quella a largo delle coste occidentali dell’Africa lo è. Questo significa che il calore della Corrente del Golfo non completa l’intero percorso. Conseguenze? In teoria un graduale raffreddamento ancora per un paio di mesi. Poi dovrebbe iniziare l’attenuazione per via dell’insolazione che aumenta. Ricordiamoci che gli oceani sono un sistema dinamico sia orizzontalmente che verticalmente. Ovvero l’acqua viene scambiata sia sulla superficie, tramite le correnti termoaline che spostano il calore da un punto all’altro del pianeta (specialmente verso i poli), sia verticalmente… tra acque superficiali e acque profonde.

 

OCEANO PACIFICO

 

La situazione è ad un punto di svolta. Ci siamo lasciati alle spalle il poderoso EL Niño del 2015 che aveva colorato di rosso acceso l’intero oceano sulle carte SSTA… e ci ritroviamo con una situazione di totale neutralità. Le SSTA ci indicano un sostanziale raffreddamento… pertanto, almeno fino a fine mese, del nuovo El Niño non se ne dovrebbe parlare affatto. Vedremo come evolve la situazione, specialmente per l’enorme macchia blu verso l’Alaska!

 

OCEANO INDIANO

 

Freddo… molto freddo. E non ricordo una situazione simile nel passato recente.
Le correnti che lo attraversano provengono principalmente dall’Indonesia, acqua molto calda e salata quindi, che si immette nell’Oceano Indiano e dopo averlo attraversato tutto, aggira a sud l’Africa e risale nell’Oceano Atlantico. Nella parte bassa è visibile la Corrente Circum Polare Antartica… fredda, costante… enorme… impenetrabile… La concausa del freddo estivo che sta imperversando nel sud dell’Australia.

 

VISTA D’INSIEME

Una cosa è sicura… guardando questa carta, la tendenza degli oceani non è al riscaldamento. Ma guardare queste carte, senza analizzare altri dati, ha pochi significati. Le SSTA sono differenze tra la temperatura rilevata “oggi” ed una di riferimento. Vengono usate per dimostrare tutto e il contrario di tutto… ma andrebbero usate con le molle. Basta infatti cambiare il periodo di riferimento cliamtico, scegliendone magari uno più freddo, e si può facilmente dimostrare che il tutto si sta scaldando. Al contrario, scegliendone uno più caldo, si può dimostrare che il mondo si sta raffreddando. A noi piace usare le SSTA per valutare in anticipo ciò che potrebbe riservarsi il futuro. E in questo caso confermo la previsione fatta ad inizio anno… di una primavera fredda ed un’estate in forse.

 

Intanto nel Nord America si apprestano a vivere un marzo che potrebbe risultare il più freddo da parecchi decenni!

Sarà così?

Vedremo.

 

 

Buona giornata
Bernardo

 

 

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  • Loris

    Ma nn dire che le previsioni di inizio primavera siano per il momento fredde anzi sopramedia per il momento….perlomeno qui al nord in Friuli ….Ci sarà magari qualche colpo di coda dell’inverno ma credo ben di poca cosa… Quisquilie pinzellacchere … Come diceva Totò……
    Un saluto

  • Loris

    Il nuovo studio, unico nel suo genere, studiato l’influenza che la perdita di ghiaccio marino ha sul pattern climatico del North Atlantic Oscillation (NAO). Ricerche precedenti suggerivano che la NAO si orientava più facilmente verso la ‘fase negativa’ proprio in seguito alla fusione di grandi quantità di ghiaccio artico. Teoria che giustificherebbe alcuni degli inverni più freddi degli ultimi anni, soprattutto nell’Europa settentrionale (ad esempio l’inverno britannico del 2009/2010).

    Questo nuovo studio (pubblicato nella rivista scientifica Nature Communications), effettuato dal dottor James Screen dell’Università di Exeter, smentirebbe tale ipotesi. Il risultato ottenuto è sorprendente ed è dovuto a una risposta di raffreddamento “mancante”. Per farla semplice: il raffreddamento causato da venti orientali è compensato dagli effetti del riscaldamento diffuso dalla perdita di ghiaccio artico.

    Il Dr Screen ha dichiarato: “sappiamo che la NAO è un fattore determinante nella regolazione del clima invernale sul Nord Europa. La fase negativa della NAO è tipicamente associata a inverni più freddi, a causa di ciò era ragionevole pensare che avremmo sperimentato inverni più rigidi se la perdita di ghiaccio marino artico intensificasse la fase negativa della NAO”.

    “Questa nuovo studio indica che anche se la perdita di ghiaccio marino incentivasse la fase negativa della NAO, portando periodi di freddo prolungati per venti orientali, quegli stessi venti risulterebbero meno freddi di una volta. Questi due effetti, in evidente competizione, si annullano a vicenda”.

    Utilizzando il sofisticato modello climatico offerto dal Met Office britannico, il dottor Screen ha condotto delle ricerche informatiche atte a stabilire gli effetti sulla NAO – e conseguentemente sulle sorti invernali europee – della perdita di ghiaccio marino artico. Fonte meteogiornale.

    • Il problema è proprio nell’ultima frase… “utilizzando il sofisticato modello climatico…”.
      Sono tutte ricercatori e scienziati da SCRIVANIA. Forse il dottor Screen non ha mai messo piede nell’Artico in tutta la sua vita e quello che vede lo vede solo tramite i modelli matematici… che non riproducono affatto la realtà dei fatti.

      Resta il fatto che il freddo siberiano, quando arriva, si fa sentire. Forse sarà 1 decimo più caldo del normale… ma sempre freddo è….!!!!

      BM

      • pietro

        bella risposta mi è piaciuta.