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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 09 Marzo 2021
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=54586

Corro il rischio di essere ripetitivo, il global warming è proprio magico, talmente magico che anche le manifestazioni più imponenti del sistema, che coinvolgono quantità enormi di energia, si piegano al suo volere. E’ il caso dell’Oceano Atlantico, le cui naturali oscillazioni multi-decadali, note nel panorama scientifico come AMO o AMV (Atlantic Multidecadal Variability), pare fossero prima causate dal forcing delle eruzioni vulcaniche tropicali – altrettanto magicamente ritmate a suon di decadi e loro multipli – e ora, neanche a dirlo dal forcing antropico. Altro che caos, questo è esoterismo.

Questo salto quantico della conoscenza viene da un paper recentemente pubblicato si Science e firmato in primis da Michael Mann, indiscusso pontefice dell’AGW e padre del famigerato grafico Hockey Stick, icona del global warming, su cui si sono combattuti epici scontri letterari e sanguinose battaglie legali – ci sono voluti anni per vedere i dati usati per generarlo e svelare l’utilizzo di “innovative” tecniche di analisi.

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Lo studio in questione, fedele alla linea, non fa sconti:

Multidecadal climate oscillations during the past millennium driven by volcanic forcing

A generare il falso segnale di una oscillazione di natura interna dell’Oceano Atlantico, sarebbe la forzante degli aerosol di natura vulcanica che, in un modo o nell’altro, hanno avuto delle variazioni di periodo riconducibili alla variabilità dei presunti periodi di oscillazione delle temperature oceaniche. Questi risultati, chiuderebbero il cerchio iniziato da un altro lavoro pubblicato circa un anno fa dallo stesso team di autori, che aveva attribuito le più recenti fasi di oscillazione delle temperature dell’oceano agli aerosol di origine antropica e al trend di riscaldamento planetario, sempre, ovviamente, antropico.

Il paper è protetto da copyright, ma Michael Mann ha scritto un lungo post sul realclimate.org che spiega dal suo punto di vista tutta la questione, senza risparmiare ai lettori le sue note doti autocelebrative e facendo ricorso a considerazioni epistemologiche alquanto stonate tipo “A scientist has to admit when they are wrong“, concludendo con la citazione della vicenda dell’Hockey Stick, proprio quella su cui non ha mai ammesso di aver sbagliato, malgrado sia noto come sono andate le cose. In questo caso però, il suo rinnovato amore per il metodo scientifico è dovuto al fatto che il primo ad identificare la ciclicità multi-decadale dell’Atlantico è stato proprio lui, circa venti anni fa.

Questo lavoro, che spazzerebbe via circa 13.500 studi successivi che hanno analizzato l’AMO e l’AMV in lungo e in largo, consentirebbe in un colpo solo di “dimenticare” la frenata dell’aumento della temperatura nella metà del secolo scorso, di cancellare il ruolo della variabilità interna degli oceani nell’attribuzione del trend delle temperature sempre del secolo scorso e, dulcis in fundo, elidere la componente naturale al trend di cicloni tropicali, consentendo di gettare le basi per una loro attribuzione all’AGW – ancora assente – vero ed esplicito scopo di tutti questi sforzi.

Qui sotto, da climate4you.org, l’andamento dell’AMO in base ai dati osservati disponibili.

Tutto ciò, comunque, sarebbe completamente legittimo (nei fatti lo è perché le pubblicazioni esistono per essere lette ed eventualmente dibattute), se non fosse che è pieno di studi che hanno cercato di ricostruire l’AMO con i modelli climatici, che si sono sempre conclusi negativamente: il segnale è distinguibile, ma né l’ampiezza, né il ritmo temporale delle oscillazioni – ben chiaro nelle osservazioni e nei dati di prossimità – sono stati mai riprodotti efficacemente. E Mann e soci usano i modelli per farci sapere che l’AMO non esiste, ma sarebbe un artefatto del mix di forzante antropica e naturale che tutti ci pervade, nel tipico approccio revisionistico antro-dipendente. Judith Curry, in un post sul suo blog che affronta questo tema e affronta in lungo e in largo l’AMO e il livello di comprensione scientifica dell’argomento, identifica in questo un ragionamento circolare che non dovrebbe passare la revisione tra pari, men che meno su una rivista come Science.

Come darle torto.

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