23 giugno 2017 - 20:00 pm Pubblicato da

Di P. Gosselin – 23 giugno 2017

Non è affatto raro sentirsi continuamente ripetere dai media europei che i cambiamenti climatici sono la causa delle anomalie che colpiscono il vecchio continente. La ragione del cambiamento climatico, naturalmente, viene attribuita alle emissioni dei combustibili fossili in conseguenza alle attività antropiche.

I driver oceanici

Pertanto, è ancora più interessante, avvenuta di recente, la pubblicazione di un nuovo studio che afferma che il clima europeo è soprattutto guidato dai cicli oceanici.

In un articolo di Marius Årthun et al, pubblicato su Nature Communication dal titolo: Le previsioni del clima settentrionale fornite dall’oceano, i ricercatori hanno verificato se il calore anomalo nell’estensione della Corrente del Golfo prevedesse la prevedibilità del clima nordoccidentale europeo e quindi dell’Artico.

Risultato: “Le variazioni della temperatura dell’Oceano Atlantico settentrionale alle alte latitudini e del Mar Nero si riflettono sul clima dell’Europa nord-occidentale e in inverno all’estensione del ghiaccio artico”, quindi “una parte significativa della variabilità del clima settentrionale può essere prevista con buoni risultati con un decennio di anticipo sulla base della temperatura oceanica”. Quindi non imputabile alla CO2.

Il nuovo studio dimostra che i cicli oceanici permettono una “previsione attendibile” del clima settentrionale. Fonte: Nature Communication.

 

La Norvegia si raffredda

Cosa significa per il futuro del clima immediato? Nell’abstract si legge:

In particolare, si prevede che la temperatura dell’aria della Norvegia diminuirà nei prossimi anni, anche se rimarrà al di sopra della media del periodo (1981-2010). In inverno la quantità di ghiaccio marittimo artico rimarrà sotto la norma ma con un generale aumento verso il 2020″.

Se gli autori prevedono il giusto, è ovvio che per i prossimi anni la CO2 non sarà in grado di impedire alla zona norvegese di raffreddarsi e al ghiaccio marino nei periodi invernali di crescere. Questo significa che l’oceano è un driver più potente. L’Artico ovviamente è fortemente connesso agli oceani, molto più di quanto alcuni scienziati allarmati possano credere.

Si prevede un rimbalzo del ghiaccio marino invernale

Gli autori inoltre, danno ulteriori spunti interessanti che certamente saranno una sorpresa per coloro che credono ciecamente al rapido riscaldamento antropico e alla conseguente fusione dei ghiacci. Ad esempio, gli scienziati hanno trovato che l’influenza delle “anomalie calde dell’oceano sul clima del nord polare” e che potrebbe essere possibile fare previsioni per quella regione per oltre un decennio.

Scrive: “La nostra previsione sul ghiaccio marino è inoltre in accordo con i risultati dei modelli recenti che prevedono un rimbalzo invernale del ghiaccio marino a causa di un ridotto trasporto di calore verso i poli”.

Secondo gli autori, di recente il Nord Atlantico si è raffreddato, con una tendenza che “si prevede continuare nei prossimi anni”, di conseguenza “ci si potrebbe attendere un ulteriore raffreddamento della temperatura norvegese da SAT [temperatura dell’aria”] oltre la loro previsione.

La variabilità dell’oceano esercita una “forte influenza”

Gli autori sottolineano che ci sono “prove convincenti che la variabilità oceanica eserciti una forte influenza sul clima settentrionale con cadenze pluriennali”.

L’intero paper è disponibile qui.

Fonte: notrickszone

Enzo
Attività Solare

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