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Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2019
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=50148

Come si sa (o meglio, si cerca di non far sapere) in America in questi giorni sono alle prese con una ondata di gelo estremamente intensa, che porta con sè inevitabilmente la caduta di nuovi record di temperatura. Quando eventi di questo genere accadono in America, il Rescue Team si attiva sempre: innanzitutto perché le ondate di gelo americane interessano aree densamente popolate, e il rischio (terribile) è che la gente si accorga che si muore di freddo anche in questi anni di presunto feroce global warming.

In un quadro di per sè già così gravemente compromesso per la stampa arruolata alla causa, si aggiunge l’ennesimo sberleffo del presidente americano, con un tweet che recita più o meno: La gente non può sopravvivere all’aperto che per pochi minuti. Cosa diavolo ti sta accadendo, Global Warming? Ti prego torna presto, abbiamo bisogno di te!”.

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La reazione dei pasdaran del climatismo, prevedibilmente, è stata semplicemente isterica. Una ridda di insulti e offese da osteria, pubblicate a caratteri cubitali da quelli che Google considera “media affidabili” (CNN, Guardian, WaPo…). Solo insulti e nient’altro. Al punto che ricercare su Google il tweet incriminato è praticamente impossibile, a meno che non si cerchino gli insulti associati (Google fa sempre meglio il suo lavoro di censura e re-indirizzamento forzato alle fonti di informazione unica globalista).

Ma come spesso accade quando si parla di Climater Change, gli spunti umoristici in questi casi sono assicurati. Giusto a titolo di esempio, vale la pena citare una delle risposte arrivate al tweet di Trump: una risposta pacata, competente e scientificamente supportata come accade quando scendono in campo le star di Hollywood. La stella in questione non è proprio in ascesa (a dispetto della foto di circa un quarto di secolo fa) ma come dice De Andrè, chi non può più dare il cattivo esempio, dà buoni consigli. E infatti in risposta al tweet di Trump, l’attrice argomenta: “Si chiama Climate Change (non Global Warming), stronz@!”

Illuminante Frances: quando fa freddo è Climate Change, quando fa caldo è Global Warming. E solo uno stronz@ può non capire una cosa così semplice, chiaramente. Vale la pena notare che la risposta della Frances si colloca pienamente nella cornice delle strategie del Rescue Team. Nello specifico, Strategia #2 che recita letteralmente: “Strategia #2 – È Climate Change! Quando fa caldo, è Global Warming. Quando fa freddo è Climate Change. Declinata in varie forme, tutte più o meno ridicole o irragionevoli (…)”

Ma il Rescue Team non si poteva mica fermare alle starlette cadenti hollywoodiane. I giornaloni globalisti sono infatti partiti con il solito prevedibile riflesso condizionato, bava alla bocca come il cane di Pavlov. Nello specifico, applicando la Strategia #4, che recita testualmente: “Strategia #4 – Il record di caldo – Questa carta si gioca se vengono infranti record di freddo. Allora tocca cambiare emisfero e cercare un record di segno inverso. Ci sarà per forza un posto in Australia, in Africa o in Sud America dove è caduto un record di calore

… E così è stato: mentre si preparava il ghiacciaio americano, occhi puntati naturalmente… Sull’Australia! Dove, stranamente, all’apice dell’estate australe fa caldo. Pare siano stati persino abbattuti dei record di calore, incredibile! La notizia in realtà è di una settimana prima, lanciata, anzi urlata come al solito dai Pasdaran del Climate Change del Guardian col solito corredo di cartine geografiche rosso-sangue. Per la cronaca, in questo momento ad Adelaide si registrano 12 freschissimi gradi, ma una notizia vecchia, come la gallina, fa sempre buon brodo quando si tratta di distrarre il gregge infreddolito.

Bisogna, tuttavia, alzare sempre l’asticella, come insegnano proprio a Hollywood con le serie televisive. E siccome la notizia dei pipistrelli stecchiti dal caldo, il Rescue Team se l’era già giocata esattamente un anno fa, quest’anno oltre ai soliti pipistrelli il Rescue Team chiama in causa una strage di cammelli autraliani, morti (letteralmente) di sete. Niente di sorprendente, visto che in certi salotti buoni un americano morto di freddo (possibilmente un volgare populista del Wisconsin) vale meno di un pipistrello stecchito dal caldo.

Non è una cosa seria, come al solito. E a confermarlo (non) arriva la notizia che proprio ad Adelaide e dintorni, nel mezzo della terribile ondata di caldo schianta-cammelli, la gente non può ricorrere ai condizionatori d’aria per mancanza di elettricità. E sapete perché? Perché per voler fare gli ambientalisti, da quelle parti hanno installato pannelli solari e mulini a vento a go-go, con l’intento di eliminare la generazione fossile malefica, e con il mirabile risultato di sfasciare la rete di distribuzione e rimanere senza elettricità, al caldo. Chi è causa del suo mal…

E a proposito di mali… In questo momento a Chicago si registrano 30 gradi sotto lo zero, fino a -35 nel Wisconsin, -41 in Minnesota.

GLOBAL WARMING, DOVE SEI ?!!

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