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Di Irene Rossi 2020/2022 (quarta parte) – 22.05.2023

In questo capitolo metteremo in relazione le fluttuazioni climatiche nell’Olocene con il movimento planetario dei gioviani interni ed esterni, osserveremo anche la relazione con gli eventi Bond e le fluttuazioni del campo magnetico terrestre.

Premessa

Gli eventi Bond sono eventi collegati al trasporto di detriti rocciosi da parte degli iceberg staccatisi dalle calotte ghiacciate nella parte settentrionale dell’Oceano Atlantico.

A questi eventi, dagli ultimi studi, si attribuisce una periodicità di circa 1.000 anni e non più 1.500, come era stato ipotizzato precedentemente.

Avremo, quindi, periodi di maggiore estensione glaciale artica, seguita da una contrazione col manifestarsi del fenomeno.

Iniziamo le nostre osservazioni:

Innanzi tutto vediamo che un ciclo completo di rotazione delle congiunzioni tra gioviani esterni (Nettuno/Urano) equivale a circa 3.600 anni, non essendo preciso potremmo avere dei cicli ancora più lunghi.

Il grafico sotto, mostra gli eventi di riscaldamento e raffreddamento climatico dell’Olocene elaborando il ghiaccio della calotta groenlandese. (Marcott et al. 2000).

Oggi ci troviamo precisamente nel periodo del warming numero 1. (Riscaldamento Moderno) 

Nel grafico sopra ho diviso l’Olocene in tre parti da 3.600 anni ciascuno, che equivale al giro completo delle congiunzioni tra i gioviani esterni nel sistema solare.

La prima si differenzia dalle altre due che al contrario si assomigliano molto nella cadenza degli eventi.

Consideriamo il fatto che 11.000 anni fa il nostro pianeta usciva dal un periodo glaciale per entrare nell’interglaciale. Potremmo associare l’effetto di una maggiore inclinazione assiale terrestre che ha portato il Polo Nord a una maggiore esposizione alla radiazione solare equatoriale. Ora l’angolo di inclinazione assiale del nostro pianeta sta diminuendo, quindi sta portando una maggiore ombra l’emisfero nord e soprattutto l’Artico. 

Ricordiamo che i dati del grafico si basano sui carotaggi della calotta groenlandese.

Prendendo in esame gli ultimi due periodi, (7.000/0 anni) notiamo la stessa cadenza negli eventi caldi e freddi e che viene evidenziato un calo della temperatura generale indotta dal moto millenario di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti. L’eccentricità dell’orbita terrestre e la precessione equinoziale non stanno agendo ancora a favore di un raffreddamento (precessione al perielio e diminuzione eccentricità dell’orbita terrestre). Molto probabilmente l’Olocene potrebbe essere simile al MIS 11, che durò molto di più, forse a causa della sincronia dei moti millenari e del ciclo della eccentricità dell’orbita terrestre di 400 mila anni. 

Il grafico sopra mostra il primo picco interglaciale (MIS 11) e l’ultimo che è l’Olocene. Si nota bene la durata maggiore del primo rispetto a tutti gli interglaciali che sono seguiti.

Adesso esamineremo il prospetto delle posizioni planetarie con il mio schema.

Vediamo come nel mio prospetto a sinistra, le 21 congiunzioni tra Urano e Nettuno che modulano il ciclo di 3.600 anni, a fianco viene riportata la data dell’unione, quindi della fase disturbata che genera grandi minimi solari (di questi eventi e delle loro ripercussioni sul clima terrestre, ne discuto negli altri 3 capitoli pubblicati).

Questo ciclo di 3.600 anni, lo possiamo dividere in 4 parti di 900 anni: due caratterizzati da prevalenza di eventi stadiali (PEG), due caratterizzati da prevalenza di eventi Optimum climatici (warming).

Nel grafico vengono inoltre messi in evidenza (colore azzurro) gli allineamenti di Saturno alla congiunzione.

Questo è molto importante perché la posizione dei gioviani interni amplificano il disturbo da grande minimo nel ciclo di José di 172 anni.

Nel mio schema, inoltre, vengono evidenziati con il colore giallo gli eventi Stadiali, mentre con il colore rosso quelli dei Warming. Noteremo una concentrazione negli eventi Stadiali di lunga durata in concomitanza del perielio dei gioviani esterni. Infatti, il Grande Minimo Omerico si manifesta in relazione alla doppia congiunzione (Giove/Saturno-Urano/Nettuno) al perielio di quest’ultimo.

Mentre la PEG si manifesta al perielio di Urano.

La riga trasversale che taglia lo schema indica l’oscillazione che avviene al Polo Nord magnetico terrestre, notate infatti come esso oscilla dal Canada alla Siberia, ma di questo ne parleremo più avanti. 

Ogni quarto del sistema solare riguarda circa 5 allineamenti tra Urano e Nettuno. I salti di 900 anni si possono vedere anche nelle variazioni delle temperature del passato. 

https://www.researchgate.net/profile/Geoff-Sharp

Se prendiamo sempre come riferimento il grafico di Carl Smith elaborato da Geoff Sharp, noteremo uno schema ben preciso che modula le oscillazioni da Optimum climatico a Stadiale.

Osserviamo:

figura 1

In questi grafici è possibile vedere la fluttuazione del disturbo generato dalla relazione tra la congiunzione dei gioviani interni (ogni 20 anni) con quella degli esterni.

I grafici mostrano il percorso interno che compie la massa solare; le frecce gialle indicano i disturbi gravi da Stadiale, le frecce di colore verde quelli deboli da Optimum.

Le barre di colore rosso indicano la congiunzione tra gli esterni (Urano e Nettuno).

Nei grafici sotto è possibile osservare la relazione tra disturbi al SIM solare e posizioni planetarie, si nota come il disturbo primario avviene con la congiunzione degli interni nell’angolo dei loro perieli in relazione alla maggiore unione degli esterni.

Ricordiamo che i gioviani interni vanno in congiunzione tre volte in un ciclo di 60 anni.

I disturbi al SIM solare vengono classificati da Geoff Sharp con questo schema sotto.

Il disturbo di serie A è più forte del disturbo di serie B.

Nei grafici sopra possiamo vedere come il disturbo si muove in relazione alla congiunzione degli esterni.

Osservando le frecce gialle possiamo notare che in sei cicli il disturbo passa nell’anticipare la congiunzione tra gli esterni fino a posticiparla.

Il culmine dello Stadiale lo avremo con il passaggio del disturbo alla congiunzione esterna, vedi cerchi di colore celeste. (Minimo Omerico).

Lo stesso avviene nella fase dell’Optimum dove i disturbi principali sono quelli cerchiati di colore viola.

In questo caso avremo una fase di disturbi di tipo Stadiale (frecce di colore giallo) composto da 7/8 cicli e una fase di Optimum composta da 6/7 cicli. (frecce di colore verde).

Quindi avremo un ciclo composto da:

8 + 6 = 14 

14 x 172 anni = 2.408 anni.

Un ciclo di 2.400 anni viene visto anche dalla Charvatova nei suoi studi.

Ogni cambio di fase però produce un maggiore warming climatico.

Vediamo:

Il passaggio dalla fase Optimum a Stadiale e viceversa, nel grafico di Carl Smith, produce grandi warming.

3.500 anni fa il passaggio dall’Optimum a Stadiale ha prodotto un warming Miceneo. Poi lo Stadiale di Hallstattzeit con apice nel grande minimo Omerico. (cerchi di colore azzurro).

Con il secondo passaggio da Stadiale a Optimum, si è manifestato il warming del periodo Romano avvenuto circa 2.000 anni fa.

Entreremo nell’Optimum climatico di base con degli impulsi più freddi. Il passaggio da Optimum a Stadiale porta a un warming Medievale 1200-900 anni fa.

Entreremo nello Stadiale chiamato Piccola Era Glaciale con apice nel Maunder (cerchio di colore azzurro).

Oggi stiamo passando dal periodo Stadiale a Optimum che sta generando il warming Moderno.

Consideriamo anche che queste fluttuazioni sono in sincronia con il ciclo di 3.600 anni, cioè le 21 congiunzioni tra i gioviani esterni che occorrono per completare un giro del sistema solare.

Osserviamo:

Se confrontiamo i numeri riportati nel mio schema, con il grafico dello studio di Marcott et al. 2000 e con il grafico che mostra le variazioni dell’irraggiamento, troveremo una relazione.

I numeri di colore rosso rappresentano i periodi di Warming climatici, mentre quelli di colore viola gli Stadiali.

Osserveremo la stessa cadenza negli eventi, vedremo pure che gli impulsi si ripetono di intensità (5-4-3-2-1/5-4-3-2-1), c’è solo da notare un graduale abbassamento di temperatura dall’inizio dell’Olocene ad oggi che porta la cadenza ad un livello di temperatura più basso, perché l’inclinazione assiale terrestre è un ciclo con un input più forte, che domina il ciclo di 3.600 anni.

Quindi, se la cadenza si ripeterà, dovremmo dirigerci verso il periodo 5 rosso, quindi un Optimum climatico forte. Attenzione però che il Grande Minimo di Eddy (attuale) si sta manifestando con la congiunzione di Saturno, quindi, secondo le mie osservazioni, dovremmo avere un input simile al periodo (4.000/3.000) solo più freddo di base. 

 

Nel grafico sotto si mette in relazione le variazioni dell’irraggiamento solare.

Adesso metteremo in relazione gli eventi Bond.

Se osserviamo bene, sembra che gli eventi Bond sono collegati agli Stadiali e non ai warming, forse c’entra il fatto che durante i Grandi Minimi la calotta polare artica subisce delle anomalie estensive negative, in quanto, un raffreddamento stratosferico globale con maggiore intensità in sede polare contribuisce ad un maggiore gradiente termico orizzontale stratosferico tra poli ed equatore, forzando così il calore verso i poli, come spiegato nel capitolo 2.

Nel grafico sopra notiamo che l’estensione della calotta polare artica abbia subito bruschi cali proprio in relazione ai Grandi Minimi (1 Wolf – 2 Sporer – 3 Maunder) questo in relazione alla bassa attività solare.

Anche perché nei disturbi da Grande Minimo, l’indice AMO viene forzato nella sua fase positiva, riscaldando il Nord Atlantico. Inoltre un raffreddamento stratosferico, forzando il vortice polare stratosferico boreale ad essere più freddo e profondo, determina una riduzione di ozono (nubi stratosferiche), per cui un maggiore ingresso di radiazione ultravioletta di tipo B che non potendo essere assorbita dalla convezione interna oceanica, a differenza dell’Antartico, sarà accumulata dal sistema artico creando la famosa Anomalia Artica.

Di questi effetti ne ho parlato approfonditamente nel capitolo 2 e 3.

Adesso parleremo dell’oscillazione del campo polare magnetico terrestre.

Prendiamo sempre come punto di riferimento il mio schema.

Notiamo come ogni volta che la dinamo solare entra in crisi, il campo magnetico terrestre ha degli scossoni (Escursioni magnetiche e polo errante).

Nel minimo di Hallstattzeit, di cui fa parte il periodo Omerico, avremo l’escursione Sterno Etrussia e un Polo Nord magnetico spostato verso la Siberia. Da notare che in uno studio sono state ritrovate documentazioni di aurore boreali forti, visibili nella Cina durante l’800 e 900 a.C.

https://www.cambridge.org/core/journals/radiocarbon/article/sternoetrussia-geomagnetic-excursion-around-2700-bp-and-changes-of-solar-activity-cosmic-ray-intensity-and-climate/3F6746E7AF6783FF74C40E77080A16BD

http://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2003EAEJA…..3208R/abstract

http://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2003AGUFMGP11C0281R/abstract

http://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2002EGSGA..27..646M/abstract

Mentre durante la PEG, stiamo ancora vivendo l’Anomalia del Sud Atlantico e il Polo Nord magnetico in Canada che sta migrando di nuovo verso la Siberia.

https://www.nature.com/articles/d41586-019-00007-1

https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/2017GL076007

https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.1722110115

Attenzione, qui si collega l’altro mio studio riguardante la forza elettromagnetica come forzante predominante nel sistema solare.

Le variazioni del LOD terrestre sembrerebbero collegate alle variazioni interne al nostro nucleo terrestre. 

Le mie ipotesi sono due:

1) Il moto planetario va a disturbare elettricamente il Sole che, diminuendo la sua carica, a sua volta diminuirà la forza attrattiva nei confronti dei pianeti stessi, creando un’interazione diversa con il loro momento angolare.

2) L’attività solare porta il vento solare (plasma), a interagire con un dominio elettromagnetico sul campo elettromagnetico generato dai nuclei interni dei pianeti stessi, di fatto quando l’attività solare è debole, anche il dominio cala di potenza e il nucleo interno ai pianeti si agita di più portando a variazione nei moti interni al nucleo, di conseguenza a scossoni nel campo geomagnetico e al LOD terrestre.

MIA RIFLESSIONE

In questa foto metto in evidenza lo spostamento del Polo Nord magnetico terrestre dalla PEG ai giorni nostri.

Si osserva uno spostamento maggiore nel 1850 verso il comparto canadese.

Osserviamo lo stesso spostamento ma sul comparto siberiano all’epoca dell’Omero cioè 800/900 a.C.

Quindi, possiamo constatare come l’asse magnetico terrestre oscilli dal Canada alla Siberia.

L’apice di queste oscillazioni coincide con gli Stadiali, mentre lo spostamento da una oscillazione all’altra coincide con gli Optimum climatici o warming. (Il periodo che stiamo vivendo oggi).

Qui si ritorna alla mia visione d’insieme, cioè che l’oscillazione dell’asse magnetico terrestre segue le congiunzioni degli esterni ai loro perieli (vedi mio schema).

Questa oscillazione si lega ad una bassa attività solare di lunga durata chiamata serie di grandi minimi, di cui fa parte la PEG.

Notiamo che durante la PEG e anche prima, nel VI-VII sec. d.C., abbiamo avuto una escursione magnetica, (Anomalia Sud Atlantica) e uno spostamento sul comparto canadese del Polo Nord magnetico terrestre, ecco forse perché l’evento di Carrington del 1859 fosse ben visibile all’equatore, soprattutto in America.

Sappiamo che il polo magnetico indica il punto d’ingresso dei flussi magnetici terrestri e quindi è il punto debole della struttura, dove può penetrare la radiazione solare (vento solare) quando è più intensa.

Quindi i gioviani esterni con le loro congiunzioni guidano l’attività elettrica solare e con essa quella interna al nucleo terrestre.

Ciò dimostrerebbe un collegamento elettrico tra i corpi celesti, oltre che gravitazionale.

È possibile che le congiunzioni facciano da polo attrattivo ai flussi del nucleo interno terrestre?

Se osserviamo la posizione dell’asse terrestre e la confrontiamo con la congiunzione degli esterni, noteremo che nel periodo Omerico è avvenuta a est, Siberia (perielio Nettuno) mentre nel periodo della PEG, ovest Canada, perielio Urano.

Sotto la foto della prossima PEG nel 2851, quando il polo magnetico terrestre sarà attratto di nuovo in Siberia come nell’800 a.C. e avremo la doppia congiunzione nell’angolo dei perieli.

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