16 marzo 2018 - 8:41 am Pubblicato da
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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 15 Marzo 2018
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=47799

 

Vorrei essere digital born.

Ma non lo sono. Qualcuno che lo è ieri sera mi ha detto: Quando sei giovane hai tempo ed energia, ma non hai soldi; quando sei adulto hai energia e soldi ma non hai tempo; quando sei vecchio hai soldi e tempo ma non hai energia. Pare che questa cosa giri per la rete e non sia una novità, ma sempre la digital born di cui sopra mi ha anche detto che “noi siamo diversi perché abbiamo internet”.

Sacrosanta verità.

E vengo al porca paletta. Perché, dico, perché, delle menti così aperte che hanno a disposizione uno strumento così straordinario come quello dell comunicazione globale, devono essere nutrite con un livello di informazione così superficiale, così intriso di vecchio travestito da nuovo, così palesemente inadatto?

Come, dove? Ecco qua, da corriere.it, prima di proseguire leggetelo per cortesia: Il tornado di Caserta è solo l’inizio, il clima mediterraneo lascia l’Italia

… … …

Fatto? Ok, proseguiamo.

L’assist per questo ennesimo peana del disastro imminente, anzi, già in essere, lo ha fornito la tromba d’aria che ha spazzato il casertano lunedì scorso. Un evento notevole e per molti aspetti inatteso, ma di cui si hanno solo filmati amatoriali. Non uno straccio di misura, non una traccia radar o satellite che ne giustifichino l’intensità. Questo tenetelo a mente per le prossime righe.

Ad accompagnarci nel viaggio attraverso un clima agli sgoccioli (nota bene, evento atmosferico tipicamente appartenente al tempo meteorologico torna buono per parlare di clima), è il ricercatore del CNR Antonello Pasini, certamente esperto della materia. Sembra quindi che l’evento di lunedì segni l’inequivocabile abbandono del campo (portandosi via anche il pallone) del clima mediterraneo, subito rimpiazzato da un più becero e periglioso clima caraibico, di cui, ovviamente, è obbligatorio aver timore.

Dunque, caro clima mediterraneo notoriamente fatto di rose e fiori, perché ci abbandoni? Ma è ovvio! Perché la temperatura dell’aria aumenta, quella dell’acqua pure e non #cespazio più né per le rose né per i fiori. C’è spazio soltanto per eventi che, già brutti, potranno diventare solo orrendi, anzi, lo sono già diventati.

E, infatti, pare che con studi approfonditi ex-post, gli esperti siano riusciti a capire che, per esempio, la tromba d’aria di Taranto del 2012 non ci sarebbe proprio stata se la temperatura del mare fosse stata di solo 1°C più bassa. Ergo, quella di Napoli di lunedì, ha preso senz’altro il suo incipit da analoga mortifera situazione termica. Ergo ancora, siamo rovinati.

Ora torniamo sulla Terra.

Domanda #1. Qualcuno ha a disposizione una serie storica degli eventi tornadici sull’Italia? Sì, c’è Wikipedia, e non storcete la bocca perché di referato, ovvero di pubblicato su riviste scientifiche non c’è nulla. Il che vale a dire che nessuno, ma proprio nessuno, ha pulito quella serie dagli ovvi problemi della modifca nel tempo della capacità di osservare questi eventi. Comunque Wikipedia riporta di un territorio che di tornado ne ha visti da sempre, eccome se ne ha visti. Ergo chi ne certifica l’aumento che sia di numero o di intensità lo fa a rischio e pericolo della propria credibilità scientifica.

Domanda #2. Qualcuno li ha mai misurati in modo da poter dire che oggi sono peggio di ieri? No. Di misurarne l’intensità non se ne parlava prima e non se ne parla ora: a meno che non incrocino nel loro percorso degli strumenti che per puro caso non vanno distrutti, di sapere quanto forte sia il gradiente barico e il vento che ne deriva non c’è verso. Si misurano i danni e, anche qui, la messe offerta da wikipedia è ricca, nonostante oggi ci siano molte più cose da danneggiare di quante non ce ne fossero prima.

Domanda #3. Qualcuno è in grado di prevederli? No, perché le trombe d’aria e i tornado scaturiscono dai temporali, a volte ma non sempre. In genere da quelli intensi, a volte ma non sempre. In genere da quelli che assumono la caratteristica di mesociclone, a volte ma non sempre. E perché, infine, non c’è modello previsionale che sappia replicarne – quindi prevederne – lo sviluppo. Neanche i più fini tra i modelli atmosferici ci riescono, gli unici che hanno qualche chance con gli eventi convettivi: fatte cento le tracce di convezione intensa che presentano in una previsione, non si sa mai se ne verificheranno dieci o novanta. Non si sa. Ma, per sapere queste cose devi farle le previsioni, non studiarle ex-post.

Comunque, se con uno studio a posteriori qualcuno è riuscito a capire che con 1°C in meno a Taranto ci sarebbe stato il solleone invece della buriana, tutta la comunità meteorologica è ansiosa di avere a disposizione questo fantastico modello che è riuscito a riprodurre l’evento, perché magari potrà tornar buono per prevederne altri. A proposito, perché il fantastico modello non ha previsto quello di lunedì di evento?

Forse una risposta c’è. Pare che il disastro da tornado et similia, compreso l’imperversare del clima caraibico (a proposito, nei Caraibi nevica a Marzo???) dipenda in gran parte dal ribollire del mare. Bene, senza bisogno di fare invasione di campo nel territorio imperscrutabile di chi di clima ne sa, basta google. In questa pagina ci sono le temperature medie mensili del mare antistante Napoli: per marzo sono 14°C, tanti quanti ce n’erano lunedì da fonte satellitare. Chi fosse in possesso di informazioni diverse si faccia pure avanti. Ne dobbiamo desumere che, con buona pace del super modello, tutta la storia del clima che cambia, del mare che è più caldo e del disastro già iniziato, per questo evento non sta in piedi neanche un po’. Per non parlare della fantomatica “soglia di innesco di eventi atmosferici violenti”.

E veniamo a Burian bis (la vendetta). La discesa di aria fredda di fine febbraio innescata dal Sudden Warming Stratosferico, ha lasciato in eredità un getto polare molto, ma molto basso di latitudine. Questo vuol dire che in queste settimane l’emisfero nord vede un’espansione verso sud della cella polare, cioè molto più spazio occupato dall’aria fredda che dall’aria calda. L’Italia è esattamente sulla traiettoria del getto, il fiume d’aria che separa appunto l’aria fredda da quella calda, cui i testi di fisica dell’atmosfera assegnano la paternità dell’incipit degli eventi convettivi. E’ quindi purtroppo normale che ci siano eventi intensi e, data l’importante redistribuzione della massa che c’è stata dopo l’SSW e la nuova posizione assunta dal Vortice Polare, a breve l’Europa vedrà un’altra discesa di aria fredda, prevista e, ripeto, assolutamente normale in relazione agli eventi pregressi.

Domanda #4. E’ Burian una novità, magari attribuibile agli sconquassi climatici? Giudicate voi: il nostro emisfero si chiama Boreale; il vento da nord-est che sferza Trieste si chiama Bora; il maltempo improvviso si chiama buriana. Termini permeati nella nostra storia, da secoli. La novità è che nessuno studia più, e chi lo ha fatto se ne è dimenticato.

Porca paletta!

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