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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 05 Dicembre 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=53875

Per quanto possa sembrare strano, il titolo di questo post è decisamente appropriato. Sull’immagine invece non ho saputo resistere, è per intenditori :-). Oggi è sabato, quindi è uno di quei giorni in cui più che altro facciamo segnalazioni. L’alert l’ho avuto da Luigi Mariani, che ha invitato gli occupanti del villaggio di Asterix ad un commento. Invito che raccolgo volentieri allargandolo ai lettori di CM in attesa che qualcuno ci faccia un’analisi approfondita. Questa occasione in particolare riguarda l’instancabile lavoro di uno degli amici di CM della prima ora, Nicola Scafetta, ormai da tempo tornato in Italia all’università di Napoli, ha pubblicato insieme a due colleghi un nuovo lavoro sul JRL, questo qui:

A 60‐Year Cycle in the Meteorite Fall Frequency Suggests a Possible Interplanetary Dust Forcing of the Earth’s Climate Driven by Planetary Oscillations – https://doi.org/10.1029/2020GL089954

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Il ciclo di 60 anni dell’eccentricità dell’orbita di Giove, è in ottima correlazione con molte dinamiche climatiche e, in questo lavoro, è messo a confronto con una serie molto lunga di meteoriti entrante in contatto con l’atmosfera e, quindi, anche con la polvere cosmica che queste generano. Queste oscillazioni, quindi, potrebbero contribuire a quelle della copertura nuvolosa e di lì all’albedo del pianeta.

Qui di seguito l’abstract e il sommario:

Abstract
One of the most famous climate oscillations has a period of about 60 years. Although this oscillation might emerge from internal variability, increasing evidence points toward a solar or astronomical origin, as also argued herein. We highlight that the orbital eccentricity of Jupiter presents prominent oscillations with a period of quasi 60 years due to its gravitational coupling with Saturn. This oscillation is found to be well correlated with quite a number of climatic records and also with a 60‐year oscillation present in long meteorite fall records relative to the periods 619–1943 CE. Since meteorite falls are the most macroscopic aspect of incoming space dust and their motion is mostly regulated by Jupiter, we propose that the interplanetary dust influx also presents a 60‐year cycle and could be forcing the climate to oscillate in a similar manner by modulating the formation of the clouds and, therefore, the Earth’s albedo.

Plain Language Summary
The physical origin of the modulation of the cloud system and of many of the Earth’s climate oscillations from the decadal to the millennial timescales is still unclear, despite its importance in climate science. One of the most prominent oscillations has a period of about 60 years and is found in a number of geophysical records such as temperature reconstructions, aurora sights, Indian rainfalls, ocean climatic records, and in many others. These oscillations might emerge from the internal variability of the climate system, but increasing evidence also points toward a solar or astronomical origin. Herein we speculate whether the oscillations of the orbits of the planetary system could modulate the interplanetary dust flux falling on the Earth, then modifying the cloud coverage. We find that the orbital eccentricity of Jupiter presents a strong 60‐year oscillation that is well correlated with several climatic records and with the 60‐year oscillation found in long meteorite fall records since the 7th century. Since meteorite falls are the most macroscopic aspect of infalling space dust, we conclude that the interplanetary dust should modulate the formation of the clouds and, thus, drive climate changes.

I dati utilizzati sono tutti open source e sono indicati chiaramente. Chi può (il paper è paywalled) approfondisca, altrimenti attendete il nostro approfondimento.

Premettendo che in questo paper si propone l’ipotesi di un forcing, non l’equazione del clima, che potrebbe essere significativo e quindi concorrere con tutti gli altri alle dinamiche del clima, per parte mia, sono rimasto colpito da una parte dell’incipit del paragrafo discussion and conclusion, che spiega una cosa che tutti gli addetti ai lavori sanno ma che molti si guardano bene dal ricordare. Da quando si è iniziato a parlare del clima in termini di riscaldamento globale del tutto o quasi per effetto della CO2 avvalendosi di modelli climatici, l’incertezza sulla sensibilità del sistema all’aumento della concentrazione di anidride carbonica non è mai diminuita. L’ultima generazione di modelli del progetto CMIP6, alla base del prossimo report dell’IPCC, assegna all’ECS (Equilibrium Climate Sensitivity) un range che va da 1,8 a 5,6°C di riscaldamento per un raddoppio della concentrazione di CO2. Vale a dire che si va da qualcosa di insignificante (e in gran parte forse già in essere) a qualcosa di potenzialmente catastrofico.

Su questo parametro chiave, che deriva dalla somma delle forzanti, non sono stati fatti progressi, malgrado la maggior parte della ricerca si sia concentrata sui valori più alti con il risultato di produrre quantità industriali di scenari distopici e del tutto inutili se non all’allarmismo più spinto. La letteratura disponibile attribuisce questa incertezza al livello di comprensione scientifica della dinamica delle nubi e del loro ruolo complessivo nel sistema. Sarà quindi utile cercare in altre direzioni? Io credo proprio di sì, e questo è quello che fanno in questo paper Nicola Scafetta e i suoi colleghi.

Enjoy.

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