11 ottobre 2017 - 9:53 am Pubblicato da

Mentre le temperature dell’emisfero boreale iniziano ad assumere valori più consoni al periodo autunnale, anche se in molti pensano che siano comunque troppo elevate, nell’emisfero australe le cose vanno in una direzione tutt’altro che scontata.

 

Gli oceani presentano ampie zone con anomalie negative e questo denota una costante mancanza di calore… di cui abbiamo tante volte parlato …riconducibile essenzialmente ad un’attività magnetica solare debole.

L’elemento che più di tutti in questo periodo farebbe sperare in una stagione invernale “diversa” è l’indice ENSO (El Niño Southern Oscillation) che continua ad oscillare tra valori leggermente negativi o molto negativi… a seconda della zona (1+2,3,4,3.4) considerata.

In sostanza non c’è nessuna Niña all’orizzonte, almeno nel breve termine.
Qualcosa, comunque, si intravede all’orizzonte… con un picco “minimo” dell’indice Enso previsto per Gennaio 2018.

Considerando che gli effetti di tale fenomeno si hanno con diversi mesi di ritardo, possiamo stare tranquilli ancora per diversi mesi!

 

In tanti ci chiedete quotidianamente, con commenti pressoché in ogni post che pubblichiamo, un nostro parere sull’inverno 2017-2018.

La situazione è la seguente:

L’emisfero boreale si sta raffreddando. Il fronte freddo, se così lo possiamo chiamare, è passato dai canonici 60-65° Nord agli attuali 50-55° Nord. E’ sceso quindi di 10° di latitudine in meno circa 10 anni. Non è un’evoluzione linerare… in quanto ci vorranno almeno 20 anni per farlo scendere di altri 5° di latitudine.

Ad ogni modo lo snowcover e l’irriverente Artico che in barba a tutte le previsioni dei grandi esperti continua a non sciogliersi, fanno pensare ad un inverno molto freddo. Ne parlano tutti i modellisti… tanto che diversi stati hanno già iniziato a prepararsi per tempo ad ondate di freddo senza precedenti.

Sarà veramente così?

I nostri contatti in Russia (sia “europea” che in Siberia), Romania, Novergia, Islanda, Canada e Nord America in generale, ci dicono di un anticipo di inverno “inconsueto”. La neve è arrivata in molte zone con 1 o 2 mesi di anticipo e il freddo si sta facendo sentire in molte zone con temperature minime sotto la media del periodo e più comuni per la seconda metà di novembre che per la prima di ottobre.

Questo significa che anche da noi dovrebbero arrivare, in anticipo, le prime retrogressioni fredde.

Al momento in molti siete convinti di una condizione non naturale della mancanza di pioggia. Ma la storia ci racconta una realtà diversa….

1539-1540

Nell’era moderna, si hanno notizie di condizioni eccezionali di siccità dal novembre 1539 al successivo aprile del 1540. Le cronache del tempo indicano la mancanza assoluta di precipitazioni piovose e nevose. I fiumi del nord Italia seccarono, così come i pozzi. In Lombardia ed Emilia i danni ai raccolti fecero innescare l’impennata dei prezzi del grano, con conseguente effetto di carestia.

….continua su: http://www.panorama.it/

 

Che poi qualcuno voglia enfatizzare l’evento è normale… Una notizia “clamorosa” rende di più di una “normale”.

Resta il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi, la mancanza di pioggia non comporta automaticamente mancanza di acqua potabile.
Infatti l’acqua che esce dalle sorgenti deriva quasi esclusivamente dalle precipitazioni nevose… e in minima parte dalla pioggia. Questo almeno sulle montagne.

Una carenza di acqua, però, comporta problemi gravi anche all’agricoltura…. ma anche qui… c’è da fare un distinguo. Molte coltivazioni sono “forzate” (industrializzate) e richiedono quantità maggiori di acqua rispetto al passato. Resta comunque il fatto che in passato i contadini si attrezzarono con numerosissime cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. Oggi ci si affida all’irrigazione tramite condotte.. e dell’acqua piovana nessuno se ne cura. Forse dovremmo rivedere un tantino le nostre abitudini!

 

Buona giornata
Bernardo Mattiucci
Attività Solare

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