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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 03 Aprile 2021
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=54748

Disclaimer #1, il tempo non è il clima, quindi il caldo dei giorni scorsi e il freddo che sta arrivando non hanno niente a che vedere con il tema dei cambiamenti climatici.

Disclaimer #2, il clima non è scemo, semmai è pazzo, quindi se la neve sulle Alpi invece di scomparire capita che cada abbondante, una ragione ci deve essere.

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Alle soglie di un’altra (ennesima ma forse anche ultima per la stagione) abbondante nevicata sulle Alpi orientali, giungono insieme lo sconcerto e la spiegazione in chiave global warming per i metri di neve che continuano a cadere nonostante un ruggente riscaldamento globale. Eventi che pare stiano confortando abbastanza i ghiacciai d’alta quota delle Alpi Giulie.

Sconcerto scontato, perché la narrativa del clima che cambia e gli anatemi lanciati ogni volta che nevica un po’ meno, prevedono che i nostri figli (nipoti, pronipoti, pro-pronipoti?) non potranno sapere più cosa sia la neve, sicché, se ne fa troppa, c’è un problema.

Soluzione altrettanto scontata: nevica di più perché il riscaldamento dell’Artico ha impatto sulla circolazione atmosferica, rendendo più probabili e frequenti gli eventi estremi, compresi quelli nevosi (del resto leggi sopra, se il clima è pazzo…).

Questo è quanto riportato dai media a seguito dell’uscita di un paper liberamente accessibile e fresco fresco, un bell’articolo di glaciologia applicata al clima che cambia:

Recent Increases in Winter Snowfall Provide Resilience to Very Small Glaciers in the Julian Alps, Europe

Lavoro accompagnato da un comunicato stampa del CNR:

Più neve ad alta quota sulle Alpi Giulie a causa del riscaldamento artico

Si diceva, una interessante disamina del comportamento dei ghiacciai d’alta quota del nostro Nord Est in cui però, va detto, si dice anche che la responsabilità è congiunta, non solo gli stravolgimenti della circolazione atmosferica, ma anche, molto più tangibilmente, l’aumento delle temperature superficiali dell’Adriatico, che fornirebbe così un maggiore contributo di umidità e accentuazione dell’instabilità in occasione delle irruzioni fredde.

C’è però un problema. Il riferimento bibliografico che corrobora l’ipotesi dell’alterazione della circolazione causa riscaldamento delle alte latitudini, è il famoso paper di Francis et al., che è stato recentemente smontato su Nature. L’ipotesi, semplicemente, non è invecchiata bene. Qui di seguito le conclusioni della review:

The short-term tendencies from the late 1980s through to early 2010s that fuelled the initial speculation of Arctic influence have not continued over the past decade (Fig. 1)

It is indefensible to continue to rely on past short-term trends, which have since disappeared, as evidence of a large influence of Arctic warming on mid-latitude winter climate and extreme weather

E, qui sotto, i due paper:

Il metodo scientifico prevede verifica e correzione, come in questo caso.

Domanda: quante altre volte sarà citato questo lavoro e quante altre volte si farà ricorso a questa ipotesi prima di prendere atto che non è realistica?

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