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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 10 Luglio 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=53111

In questi giorni di un estate calda ma non troppo, almeno per l’Europa, gli ambienti di discussione climatica sono scossi da una inaspettata iniezione di realismo. Un insospettabile “esperto”, accreditato anche verso l’IPCC, ha pubblicato un libro e una serie di interviste promozionali in cui, di fatto, sbugiarda clamorosamente ogni forma di catastrofismo e di millenarismo climatico, arrivando anche a chiedere scusa per essere stato lui, in passato, catastrofista e millenarista. Noi ne abbiamo parlato già prima che il libro uscisse ma, bontà di chi legge, si tratta anche di cose dette da tempo. Inutile dire che sui media mainstream di questa iniezione non v’è traccia alcuna, troppo impegnati a inseguire record di caldo quando si parla di clima e a ignorare quelli di freddo perché si parla solo di tempo.

la maggior parte delle tesi più pessimistiche però, bisogna dirlo, sono essenzialmente alimentate da una importante dose di fiducia riposta nella capacità delle conoscenze attuali a permettere di simulare il comportamento del sistema misurandone in qualche modo l’evoluzione sotto i colpi delle forzanti antropiche. In poche parole, visto che nelle osservazioni la catastrofe non c’è, anzi c’è ottimismo, come spiega bene il libro appena citato, lo spauracchio è tutto nei modelli e negli scenari ad essi asserviti.

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Qualche giorno fa, sono passato attraverso una delle solite inutili discussioni social su questo argomento che, come molti altri, è ormai più per le curve degli stadi che per le accademie. Queste ultime però continuano a lavorare, e producono anche cose interessanti. Ad esempio, per il report IPCC che uscirà tra non molto, è stato prodotto l’ennesimo set di modelli di simulazione che promette di descrivere ancor meglio il nostro oscuro futuro e, quindi spinge anche sull’acceleratore delle contromisure.

Capita però che una persona piuttosto nota e accreditata nel panorama scientifico sull’argomento, Roy Spencer, si sia presa la briga di andare a controllare come queste simulazioni abbiano lavorato sin qui, per esempio, sul mid west degli Stati Uniti nella stagione estiva. Perché proprio lì? Semplice, perché è uno dei serbatoi di produzione del grano, forse il più importante. Va da sé, che sapere se e come quella produzione potrà andare nel futuro a medio lungo termine è fondamentale.

Ne viene fuori che, mentre la produzione, soprattutto grazie alla tecnologia, continua a crescere stabilmente, la performance delle simulazioni, nel prevedere il parametro che su di essa dovrebbe avere gli effetti più nefasti, è stata ed è a dir poco deludente.

L’immagine qui sotto è eloquente e quasi non ha bisogno di essere commentata.

L’analisi di Roy Spencer invece è qui, Buona lettura.

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