6 agosto 2017 - 7:00 am Pubblicato da

 

Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 05 Agosto 2017
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=45375

 

Stanno succedendo cose molto interessanti in giro per il mondo, in ambito climatologico. Cose di cui ovviamente i media del mainstream non parlano, intenti più che mai a proteggere la narrativa catastrofista da loro stessi creata e che fa acqua da tutte le parti, un po’ come la rete idrica nazionale.

Ma anche i catastrofisti di professione, come tutte le specie animali, hanno la loro stagione preferita: la loro è l’estate, perché fa caldo e possono imputare le ondate di caldo all’uomo, piuttosto che al calendario. Quindi l’estate si deve parlare solo di caldo, iceberg che si staccano, orsi accaldati e uova che friggono sui cofani delle auto.

Lo scettico invece d’estate soffre, perché il caldo viene percepito come una minaccia ai confirmation bias di cui anch’egli fatalmente si nutre, e perché gli tocca sentire, volente o nolente, la valanga di scemenze del mainstream sull’inferno imminente. Ma per sua fortuna capita anche che d’estate ci siano notizie interessanti, che vanno contro la narrativa e di cui per questo (quasi) nessuno parla.

Quindi ne parliamo noi, che certe notizie hanno l’effetto di un massaggio tonificante sul corpo contratto e in preda a spasmi di uno scettico nel pieno di un’ondata di calore agostana. Che siano spasmi da caldo eccessivo o da eccesso di fesserie dei media del mainstream, poco importa: l’importante, è che il massaggio funzioni.

Massaggio #1

Un paio di mesi fa è stato pubblicato un Report in cui si analizza la validità dei dataset di temperatura di NOAA, NASA e Hadley CRU. L’Abstract è riassunto di seguito:

Obbiettivo della ricerca è testare l’ipotesi che i dati del GAST (Global Average Surface Temperature) prodotti dal NOAA, da NASA e dall’Hadley Centre, rappresentino una stima credibile delle temperature medie e possano essere utilizzati come tali dai modelli climatici. A questo scopo sono stati identificati gli “aggiustamenti” a cui sono stati sottoposti i dati del passato.

Il risultato è che ad ogni “aggiustamento” e revisione conseguente del GAST, ha fatto quasi sempre riscontro un incremento nel trend complessivo di riscaldamento globale. Questo risultato è stato ottenuto quasi sempre attraverso la rimozione sistematica dei pattern ciclici di temperatura identificati in passato. Gli “aggiustamenti” in questione sono stati analizzati alla luce dei dati resi disponibili dai satelliti e dai palloni sonda, per loro natura meno soggetti all’inquinamento urbano o alla collocazione delle stazioni meteo terrestri.

Il risultato di questa ricerca è che tutti e tre i data set analizzati non costituiscono una valida rappresentazione della realtà. Infatti, l’entità degli “aggiustamenti” con cui sono stati cancellati i trend del passato, è totalmente incompatibile con gli altri dati di temperatura presi in esame per gli Stati Uniti. Alla luce di questo, è impossibile concludere che sulla base dei data set in questione gli anni recenti siano stati i più caldi di sempre.

Va detto che gli autori del Report in questione sono scienziati più o meno dichiaratamente scettici, e che non si tratta di un articolo pubblicato da una rivista. Cosa che, di questi tempi, non sorprende particolarmente: chi pubblicherebbe oggi un articolo con contenuti di questo tipo, al di là dell’eventuale correttezza metodologica? A proposito di referaggio e metodologia, il Report è stato comunque sottoposto con successo alla review di scienziati e ricercatori di diverse istituzioni e università americane più o meno prestigiose.

È anche il caso di sottolineare che il Report non nasconde un intento politico che suona più o meno così: “se i dati del GAST non sono rappresentativi della realtà, allora le politiche draconiane dell’EPA, che su quei dati si sono basate per demonizzare gli idrocarburi, non hanno alcun senso”. Certo non si tratta di un approccio molto elegante da un punto di vista scientifico. Ma va anche detto che lo stesso approccio politico è stato usato in un paper mainstream pubblicato poco tempo fa e che, a dispetto di tale approccio, il referaggio è stato passato puntualmente, in surplasse. Forse il non-mainstream ha capito che giocare di fioretto contro chi si fa largo a colpi di mortaio non è proprio una strategia vincente.

Comunque, al di là della metodologia utilizzata (che richiama molto da vicino gli argomenti usati da Christy e Spencer di UAH riguardo al mismatch tra dati satellitari / radiosondaggi e dataset post-adjustments), è un segno dei tempi che uno studio del genere sia apparso e se ne sia parlato, sebbene limitatamente a organi di informazione non-mainstream. Viviamo tempi in cui di certe cose, finalmente, si può parlare. Anche se sottovoce, e tra pochi intimi. Che piaccia o no, l’esistenza di una dialettica scientifica è una buona notizia per la scienza stessa, e non per una lobby piuttosto che per un’altra.

Massaggio #2

L’Ufficio Meteorologico Australiano (BOM) è nella bufera. Non si tratta di bufera meteorologica, anche se l’inverno da quelle parti si sta facendo sentire, e nuove abbondanti nevicate sono previste nei prossimi giorni sui contrafforti montuosi più meridionali, fino a quote basse. Il fatto è che il BOM è stato accusato di aver manipolato le temperature minime record registrate in Australia negli scorsi giorni, revisionandole al rialzo nello spazio di pochissimo tempo: ore, se non minuti.

Nello specifico, il BOM è stato accusato di aver fatto sparire dai record alcune rilevazioni di temperatura estremamente basse correggendole al rialzo, in un caso addirittura di quasi 8 gradi Farenheit. Messi alle corde dalle proteste real-time della scienziata Jennifer Marohasey, al BOM hanno ammesso il “massaggio” dei dati in questione, ma giustificandolo alla luce del fatto che i loro sistemi estremamente intelligenti eliminano i dati di temperatura ritenuti “spuri”. Con il dettaglio non trascurabile che in questo caso “spurio” significava “troppo basso”.

In altre parole, pare di capire che siccome la temperatura registrata era stata considerata troppo bassa da chi ha settato i sistemi in questione, quella temperatura è stata fatta sparire in automatico e rivista al rialzo per portarla nell’intervallo ritenuto “corretto”. All’interno dello stesso ufficio esiste anche una versione differente dei fatti, ovvero che si sia trattato di un inopinato errore di “hardware”, spiegazione rigettata veementemente dalla stessa Marohasey alla luce della correzione real-time confermata dagli screen-shot esibiti a mo’ di prova dagli accusatori.

La dottoressa Marohasey, del resto, aveva già accusato in passato il BOM di aver manipolato i dati reali delle stazioni meteo australiane per creare un fortissimo trend al rialzo di temperatura, laddove il trend esistente in origine, e sulla base di dati non-massaggiati, mostrava addirittura un raffreddamento. Al tempo il BOM si era difeso sostenendo che non si trattasse di una manipolazione in mala fede, ma soltanto di una “omogeneizzazione” fatta allo scopo di correggere “anomalie” dei dati reali sulla base di metodologie “consolidate a livello mondiale” e per giunta “soggette a peer-review”. Una storia per niente originale, vero?

Evidentemente sulla scia di quelle stesse “omogeneizzazioni referate e consolidate” lo stesso BOM ha appena dichiarato con toni solenni che il mese di Luglio appena trascorso è stato, indovinate un po’?… Il più caldo di sempre, ovviamente. E altrettanto ovviamente, la colpa è stata data al global warming. E chissà quanto sarebbe stato più caldo, il mese di Luglio, se una guastafeste negazionista non si fosse incollata al monitor per salvare le schermate con quelle stesse temperature che sarebbero poi state precipitosamente “corrette” al rialzo dal solerte software (o dal difettoso hardware che dir si voglia). E chissà se ci sono stati problemi con l’hardware o innalzamento automatico di dati altrimenti “spuri” in occasione dell’invece assai sbandierato record di temperatura più alta del mese di Luglio registrato a Mackay, nel Queensland. Non risulta ci fossero sentinelle negazioniste con la faccia attaccata al monitor, in quella occasione…

Conclusione

Un paio di massaggi non risolvono tutti i problemi del mondo, ma di certo aiutano a stare meglio. I massaggi citati in questo articolo, che si tratti di “omogeneizzazioni”, “errori di hardware” o “eliminazioni in automatico di dati spuri”, vanno casualmente tutti nella direzione di esaltare il trend verso un riscaldamento comunque presente anche nei raw data di HadCRUT, sebbene con un trend molto più moderato e con tutti gli hiatus del caso.

La questione, non propriamente banale, è come si concilia la narrativa della “scienza settled o “consolidata” che dir si voglia, con l’uso sistematico di omogenizzazioni che per quanto “metodologicamente corrette” consentono all’omogeneizzatore di alterare in modo significativo il trend mostrato dai dati grezzi. Insomma, più che di scienza “settled” si ha la sgradevole impressione che qui si abbia a che fare con una scienza “settable”. Più che consolidata, consolidabile.

Torneremo a parlare di questo argomento e del modo in cui i massaggi in questione entrano nelle nostre case (sui nostri monitor, meglio) senza che nemmeno ce ne accorgiamo. E di come questi massaggi, in modo assolutamente sorprendente e sicuramente del tutto casuale, supportano le fiabe del mainstream sull’arrostimento collettivo futuro. Ché gli esempi di cui parlare sono tanti e interessanti, e a mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar.

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