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Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 05 Novembre 2019
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=51763

Lo sappiamo tutti ormai: l’emergenza climatica incombe, l’estinzione di massa è una realtà, l’ambiente si sta disfacendo sotto i nostri occhi. Il disastro è ormai imminente e non c’è tempo da perdere. Concetti ripetuti millemila volte al giorno dai (tele)giornaloni di tutto il mondo, ché “lo dicono gli scienziati”, e quindi dobbiamo crederci per forza.

Oppure no: possiamo scegliere di non berci la minestra propinata dai media e fare di testa nostra, andando a verificare dati alla mano la consistenza reale dei catastrofismi declamati in mondovisione. Lo faremo riferendoci all’Europa, che del catastrofismo ambientalistoide è vittima privilegiata, giacché è proprio sul Vecchio Continente che la furia verde concentra il suo massimo sforzo, trascurando inspiegabilmente proprio le aree del mondo in cui si produce e si inquina di più, e in cui i vincoli ambientali e la tutela dei diritti dei lavoratori sono pressoché inesistenti.

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Bando alle ciance, e spazio alle freddezza dei dati (fonte Eurostat / Agenzia Europea dell’Ambiente).

Trasporti e inquinamento

Cominciamo con gli inquinanti emessi da mezzi di trasporto. Le emissioni di Ossidi di Azoto, responsabili di patologie respiratorie, sono crollate dal 1990 ad oggi del 60% (EEA, 1). Quelle degli NMOC, ovvero dei composti organici volatili metano escluso (leggi benzene e derivati, notoriamente cancerogeni) sono precipitati nello stesso periodo del 90%, praticamente azzerandosi (EEA, 2) E le emissioni di particolato, l’ormai familiare PM10? Praticamente dimezzate (EEA, 3). Niente male, se si considera l’attuale campagna furibonda e insensata contro le motorizzazioni diesel il cui progresso tecnologico ha contribuito in modo determinante al raggiungimento dei risultati citati: con l’abbattimento di NOx grazie alle marmitte catalitiche, quello del particolato grazie ai filtri, e la concorrenza alle benzine: prime responsabili delle emissioni di NMOC e delle leucemie che questi portano gentilmente in dote.

Gas serra

D’accordo, l’aria nelle nostre città sarà pure più pulita, ma la mortifera CO2 dove la mettiamo? Cominciamo col dire che opportunamente l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) non la mette tra gli “inquinanti”, bensì nella categoria dei “gas serra”. Ma tornando ai numeri… la EEA ci informa che le emissioni di gas serra nel complesso sono diminuite a livello europeo dal 1990 ad oggi di circa il 23% (EEA, 4). Interessante vero? Segno di una maggiore efficienza dei processi di combustione, dell’utilizzo crescente del gas naturale rispetto a idrocarburi liquidi e solidi, e (ahinoi) della maturità del sistema industriale europeo, che delocalizzando una buona parte delle attività produttive, ha trasferito insieme alle emissioni anche tanti preziosi posti di lavoro. Ne parlavamo già quasi tre anni fa, degli effetti “ambientalisticamente virtuosi” dell’infelice decrescita economica italiana.

Rifiuti & Foreste

E allora i rifiuti che ci stanno seppellendo? La plastica che ci assedia e ci soffoca? Bah, anche in questo caso l’EEA non conferma la narrativa: la produzione di rifiuti è addirittura diminuita rispetto ai primi anni del 2000 (EEA, 5). In compenso, la percentuale di rifiuti riciclati è raddoppiata, portandosi a quasi il 50% di quelli prodotti (EEA, 6). Niente male vero?

Ma allora… Di cosa ci dobbiamo lamentare? Ah si, il disboscamento, le aree verdi che scompaiono impedendoci di combattere l’effetto serra!? Fake news anche questa: la superficie boschiva in Europa è aumentata dal 1990 di quasi 100,000 kmq: all’incirca la superficie dell’intero Portogallo. Con un sentito ringraziamento alla CO2, che le specie vegetali fa notoriamente prosperare.

E allora le estinzioni di massa? La biodiversità? Diciamo che la questione andrebbe per lo meno contestualizzata, visto che con riferimento alle specie avicole (uniche considerate da EEA per il settore in questione), non si riesce a ravvisare un trend negli ultimi 20 anni per quelle boschive, semmai un aumento negli ultimi 10 anni (EEA, 7). E la diminuzione complessiva, seppur lieve, è limitata alle specie che vivono in aree coltivate, a causa della minore diversificazione delle colture.

Fenomeni meteorologici “estremi”

Sarà… Ma resta il fatto che i (tele)giornaloni ci raccontano che l’aumento delle temperature sta comunque facendo disastri e bisogna agire, subito. Anche con provvedimenti dolorosi, ma verdi (leggi: altre tasse). Qualcuno osa dire che si tratta anche in questo caso di una Fake News?

Ebbene si: Fake News anche questa, e bella grossa per giunta. L’Eurostat ci informa infatti della sostanziale assenza di trend nell’andamento delle perdite economiche causate da eventi climatici dal 1980 ad oggi. Anzi, se si considera che l’andamento in questione è calcolato a valori correnti, e quindi neutralizza l’effetto dell’inflazione, l’unica conclusione possibile è che il trend è negativo: ovvero si perdono meno soldi per eventi climatici “estremi” rispetto al passato (EEA, 8).

Quanto alle tasse verdi, non si tratta certo di una invenzione recente, visto che le imposte sull’energia sono aumentate inesorabilmente negli ultimi 20 anni, e sempre con pretesti verdissimi (EEA, 9). Un aumento di gettito mostruoso, pari a quasi il 100%, e al quale beffardamente non ha corrisposto un analogo aumento della spesa pubblica a favore dell’ambiente, rimasta praticamente al palo e addirittura diminuita nel corso degli ultimi anni della serie esaminata (EEA, 10).

Proviamo a riassumere

Aria migliore nelle nostre città, e meno CO2 emessa, a fronte di una esplosione della copertura boschiva. Minore produzione di rifiuti associata ad uno smaltimento più virtuoso degli stessi. Meno catastrofi climatiche, con conseguente risparmio di soldi pubblici. Soldi che tuttavia continuano ad essere drenati  in grande quantità sotto la forma di “tasse verdi”, ma che a dispetto degli intenti dichiarati, non vengono spesi per la difesa dell’ambiente.

Altro che catastrofe climatica e ambientale: i dati ci raccontano una storia completamente diversa, ovvero che in Europa non siamo mai stati meglio di oggi. Almeno, limitatamente alle tematiche ambientali (su quelle sociali ed economiche, meglio soprassedere).

Alla luce di questi numeri appare del tutto evidente che le ragioni che sottendono all’isteria climatica e ambientale di questi tempi, nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti. Nulla hanno a che fare con l’ambiente e la qualità dell’aria che respiriamo. Nulla hanno da spartire con l’aumento di “eventi climatici estremi” che si trova solo nelle favole raccontate da modelli climatici ridicoli e bugiardi.

Le vere ragioni di questo martellamento pseudo-ambientalista vanno quindi ricercate altrove.

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PS

Questo piccolo sforzo senza particolari pretese è dedicato a tutti gli studenti italiani ed europei di ogni ordine e grado. Studiare, ragionare con la propria testa, cercare dati e informazioni affidabili, provare ad analizzarli con spirito critico per sfidare la narrativa imperante, è ricetta per la libertà. Una libertà che costa fatica e impegno, e che non sempre ripaga in termini di qualità della vita. Anzi.

Accontentarsi di narrative pre-cotte, inflitte alle masse attraverso il martellamento mediatico, e rimbalzate in aula da insegnanti pigri, impreparati e schierati ideologicamente, equivale a farsi gregge informe, manipolabile e funzionale a ben altre, inconfessabili cause. È ricetta per la schiavitù.

#SaturdayForKnowledge

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