7 aprile 2017 - 7:00 am Pubblicato da

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Data di pubblicazione: 6 Aprile 2017
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=44170

Beh, lo dice e basta. E ve lo riporto pari pari:

In conclusione, né le nostre proiezioni modellistiche per i 21° secolo, né le nostre analisi dei trend del numero degli uragani e delle tempeste tropicali in Atlantico negli ultimi 120 e più anni, supportano l’idea che il riscaldamento indotto dai gas serra possa portare ad un significativo aumento nel numero totale delle tempeste tropicali o degli uragani in Atlantico. I nostri studi modellistici prevedono un importante (circa 100%) aumento degli uragani atlantici di categoria 4-5 nel 21° secolo, ma stimiamo che questo aumento possa non essere distinguibile fino alla seconda metà del secolo.

Un interessante presa di posizione questa della NOAA. Lo spauracchio del clima (e del tempo ad esso correlato) già impazzito può, evidentemente attendere. E dovrà farlo almeno per qualche altra decade, se non per buona parte di questo secolo.

In particolare, c’è da sottolineare il fatto che in quanto osservato sin qui, negli anni del global warming ruggente, non è possibile distinguere alcun segnale di cambiamento che abbia un’ampiezza tale da non essere compreso nella normale variabilità di origine naturale di questi eventi, sia per numero che per intensità.

Ma, oltre al testo completo del documento, che comunque contiene alcuni irrinunciabili aspetti ansiogeni in termini futuristici a compensazione dello scarso tasso di catastrofismo di questa notizia, ci sono anche delle immagini piuttosto interessanti. In particolare quella qui sotto, alla quale pregherei di fare attenzione per intero, vale a dire andando a rintracciare quei piccoli segni verdi in basso a destra.

Fatto? Bene. Il verde, recita la legenda, rappresenta la proiezione elaborata con un modello ad alta risoluzione, idealmente più performante dei modelli climatici usati per i dati che riempiono il grafico. Nella proiezione ad alta risoluzione, l’intensità degli uragani in Atlantico, espressa dal Power Dissipation Index, è consistentemente più bassa di quanto prevedano invece tutti gli altri modelli, dei quali è assai nota l’incapacità di riprodurre con efficacia la dinamica di lungo periodo di questo genere di eventi.

Se poi, in alternativa all’indice PDI, volete saper com’è andata l’intensità degli uragani nelle ultime decadi, qui sotto c’è anche il grafico dell’ACE (Accumulated Cyclone Energy) che mostra chiaramente come non ci sia proprio nulla da mostrare, se non il fatto che mentre il clima idealmente impazziva, gli uragani inspiegabilmente rinsavivano.

Il documento della NOAA è qui.

Enjoy.

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