15 giugno 2017 - 7:00 am Pubblicato da

Dopo decenni di ricerca durante i quali sono stati spesi miliardi nei fondi per la ricerca, esistono meno prove scientifiche che mai dell’esistenza di un qualunque collegamento fra i livelli di biossido di carbonio nell’aria e le temperature medie globali, o il proclamato aumento «catastrofico» del livello dei mari.


Scritto dal Dott. Klaus L.E. Kaiser (Ontario, Canada)

In molti ambienti locali vivono numerose specie di tartarughe, come per esempio la testuggine palustre dipinta, la tartaruga della mappa, la tartaruga alligatore, la tartaruga del muschio e altre ancora. Nel corso di una soleggiata giornata primaverile, è possibile vedere molte di queste tartarughe uscire dall’acqua e posizionarsi su una roccia, nel tentativo di catturare un caldo raggio di sole prima di immergersi nuovamente nell’acqua fredda, che si trova probabilmente ad una temperatura di 7 gradi centigradi.

Ci troviamo già nel mese di Giugno e sia la temperatura dell’aria che quella dell’acqua sono molto più contenute rispetto alle condizioni stagionali aggiustate dal «riscaldamento globale = cambiamento climatologico = pianeta che frigge» che venivano proclamate da così tanti allarmisti climatologici. A quelle condizioni dovrebbero arrivare in breve tempo, prima che l’acqua si congeli nuovamente, con una profondità di qualche decina di centimetri, per molti mesi. Forse, a questi allarmisti potrebbe essere di aiuto il distinguere «l’inquinamento da carbonio» dal vero inquinamento – e i fatti dalla finzione.

La Bufala dell’ “Inquinamento da Carbonio” 

Il Presidente Statunitense Trump ha detto pane al pane, vino al vino – assai giustamente!

Dopo decenni di ricerca durante i quali sono stati spesi miliardi nei fondi per la ricerca, esistono meno prove scientifiche che mai dell’esistenza di un qualunque collegamento fra i livelli di biossido di carbonio nell’aria e le temperature medie globali, o il proclamato aumento «catastrofico» del livello dei mari. Au contraire, sono numerose le prove che evidenziano come la CO2 sia un agente atmosferico di raffreddamento e come alcuni livelli dei mari stiano addirittura scendendo.

Il cosiddetto problema dell’ «inquinamento da carbonio» era ed è niente altro che una gigantesca cortina fumogena per l’affermazione di un unico governo mondiale sotto il controllo burocratico delle Nazioni Unite con personaggi di orientamento socialista-marxista alla G. Soros a tirare i fili – principalmente per tutelare i propri interessi.

Il Presidente Trump ha voluto vedere le carte e – abbiate solo un pò di pazienza – presto il numero di «giocatori del carbonio» che lasciano questo gioco ad alto rischio sarà sorprendente. Alcuni «topi» stanno già abbandonando la nave che affonda dell’apocalisse del caldo. Per esempio, l’Inghilterra ha interrotto i finanziamenti degli impianti eolici, la Germania sta utilizzando più carbone (importato) che mai, i paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) si stanno ribellando ai mandati dell’Unione Europea (EU) sulla «protezione climatologica» e così via. Perchè dovrebbero imbarcarsi nella missione dell’Unione Europea per «decarbonizzare»?

Anche la Germania, probabilmente il più ardente leader di quel controsenso della decarbonizzazione sta bruciando massicci quantitativi di carbone per la produzione di energia elettrica. L’unica differenza è che adesso viene importata da oltre oceano, per la maggior parte dagli Stati Uniti. I minatori del carbone statunitensi saranno molto contenti di saperlo, gli ex «kumpel» germanici molto meno.

Naturalmente ci sono ancora dei Resistenti 

Sì, ci sono ancora dei cocciuti resistenti del vecchio ordine della «religione climatologica dell’inquinamento da carbonio». Tra questi, la Cancelliera Tedesca, che ha promesso di continuare a marciare sulla sua strada della «deprivazione di energia affidabile». C’è solo bisogno di costruire ancor più impianti eolici e così via e tutto andrà bene. Non dimentichiamoci dei tricicli per il trasporto merci a trazione umana che hanno proposto.

Non c’è da sorprendersi quindi che i suoi progetti si debbano scontrare con una crescente opposizione, anche dai ranghi del suo stesso partito che stanno chiedendo la fine del «ricatto morale» da parte della ricerca climatologica e un “addio agli obiettivi unilaterali della CO2 della Germania”.

Altri membri importanti di questa lega dei resistenti sono paesi come la Cina che sta costruendo nuove centrali a carbone a velocità spericolata. Affermano che hanno bisogno di rimanere al passo del mondo occidentale per un’altro decennio o due. E allora per far questo, richiedono un ingresso gratuito.

Invece altri resistenti hanno pensato che avrebbero potuto arraffare una parte dei 100 miliardi di dollari che gli stupidi oltre mare gradirebbero far piovere addosso ai loro potentati – naturalmente sotto la guida e la supervisione delle Nazioni Unite. Date una occhiata alle immagini satellitari delle isole che «affondano» negli oceani. Date una occhiata ai dati prodotti dai loro governi sulla popolazione e sulla sua crescita, e date una occhiata ai loro eleganti spot su luoghi di vacanze esotiche. Per esempio, nel 1999 l’isola nazione del Pacifico Vanuatu aveva una popolazione di approssimativamente 193.000, nel 2010 di circa 226.000, e attualmente di 275.000 abitanti. Similarmente, nell’Oceano Indiano: la popolazione delle Maldive è cresciuta nello stesso arco di tempo da 269.000 (nel 2002) a 305.000 (nel 2010) fino agli attuali 400.000 abitanti.

Anche se lo volessi, ti sarebbe molto difficile poter scoprire una qualunque prova del tanto proclamato scenario delle «isole che affondano», secondo cui i suoi abitanti stanno fuggendo per salvare le loro vite dai livelli in crescita dei mari. Però un pò di miliardi di dollari sarebbe la cosa giusta a far perpetuare le storie calamitose. Almeno fino a quando tutti si renderanno conto di essere stati truffati a sufficienza.

A quel punto, anche gli isolani abbandoneranno la nave climatologica di tutta fretta e capiranno che adesso il vento si è messo a soffiare in una diversa direzione. Come sa ogni buon marinaio, le vele vanno regolate al vento che cambia direzione. E questo sembra stare avvenendo molto più velocemente di quanto molti ritenevano fosse possibile.

L’Aria Calda sta cedendo il passo al Realismo Climatologico 

La decisione che è stata presa dal Presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo climatologico di Parigi (non un «Trattato») ha fornito una grandiosa esplosione di realtà all’intera questione. La retorica dell’aria calda dei modelli climatologici degli anni passati si viene adesso a scontrare con un soffio di realtà scientifica. E questo può essere riassunto su scala globale, nei pochi punti che seguono:

. I consumi dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) sono in continua crescita in tutto il mondo.

. Anche la più affidabile delle energie «rinnovabili», ossia gli impianti idroelettrici, è in grado di soddisfare solamente il 5% circa dei bisogni elettrici attuali.

. Gli impianti eolici e quelli solari sono altamente intermittenti e inaffidabili; (esempi di recenti guasti e prestazioni insufficienti: El Hierro, Canarie; Australia del Sud; isola di Pellworm, Germania).

. I sistemi di stoccaggio dell’energia (come le batterie e le riserve acquifere ad alta quota) possono solamente accumulare energia sufficiente a rallentare brevi picchi della domanda; (esempio: la riserva dell’impianto Robert Moses, Lewiston, New Jersey).

. Le nazioni industriali con alti consumi energetici pro capite hanno bassi livelli di crescita naturale della popolazione; (esempi: Svezia, Germania, Canada e Giappone).

. Le nazioni con bassi consumi energetici pro capite hanno alti tassi di crescita naturale della popolazione; (esempi: Nigeria, Etiopia, India e Messico).

. Il biossido di carbonio (il cosiddetto «inquinamento da carbonio») non ha alcun effetto sulla crescita del livello dei mari e sulle temperature globali, ossia il clima.

. Il biossido di carbonio non è un inquinante ma un costituente vitale dell’atmosfera. Senza di esso, tutta la vita sulla Terra cesserebbe di esistere.

. Il Pianeta Terra con tutta probabilità si dovrà confrontare con alcune decadi di raffreddamento globale causate dalla riduzione dell’attività delle macchie solari.

. Al Presidente Trump vanno fatte le congratulazioni per avere tirato fuori gli Stati Uniti dall’accordo climatologico di Parigi.

. La valanga «anti Parigi» è soltanto all’inizio.


Dott. Klaus Kaiser – Ontario (Canada) – è l’autore di “CONVENIENT MYTHS, the green revolution – perceptions, politics, and facts” – www.conventientmyths.com

Il Dott. Klaus L.E. Kaiser è uno scienziato professionista con un dottorato in chimica ottenuto presso il Politecnico di Monaco di Baviera in Germania. Ha lavorato come ricercatore scientifico e capo progettuale al Canada Centre for Inland Waters del Ministero dell’Ambiente Canadese per più di 30 anni ed è attualmente il Direttore di Ricerca presso TerraBase Inc. Il Dott. Kaiser è attivo nell’ambito della ricerca da più di quattro decenni; è l’autore di quasi 300 pubblicazioni su riviste scientifiche, relazioni governative e di agenzie internazionali, libri, riviste e quotidiani.

Traduzione a cura di Mauri Sesler

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  • Mauri Ses

    Japan and China: Remarkably Clean Coal
    by Donn Dears (USA) – 18 april 2017

    The new buzzword for coal-fired power plants is HELE, an acronym for High Efficiency Low Emission.

    According to a recent International Energy Agency (IEA) report, Japan’s 600 MW Isogo plant in Yokohama is probably the best in the world. It is an ultra-supercritical HELE plant, with emission levels comparable to a natural gas combined cycle (NGCC) power plant.

    The IEA report compared coal-fired power plants around the world, and found, not surprisingly, that the United States lags far behind.

    The average efficiency of U.S. coal-fired power plants is 33% HHV.

    Japan leads the way with an average efficiency of 41.6% LHV. (Lower heating value (LHV) results in a slightly higher efficiency calculation than using higher heating value (HHV) that uses heat for vaporization, i.e., latent heat of vaporization, of the moisture in the coal.)

    But, China is quickly commandeering the leadership position. While the average efficiency of its coal-fired plants is currently 38.6% LLV, the only type of coal-fired power plant currently being built are HELE ultra-supercritical plants. The 1,000-MW ultra-supercritical Guodian Taizhou II Unit 3, HELE plant, in operation since September 2015, has an efficiency of 47.8% LLV.

    Reportedly, all coal-fired plants in China must be HELE plants by 2020, though that target may be hard to meet.

    This will help mitigate air quality problems in China, but not resolve them because other sources of pollution, such as automobiles and industries, are major contributors of pollutants.

    The United States has one HELE ultra-supercritical coal-fired power plant in operation.

    The 665-MW John Turk Jr. ultra-supercritical plant in Arkansas achieves an efficiency of 42% HHV, and was built before the EPA established regulations limiting CO2 emissions that prevent building HELE ultra-supercritical plants.

    The EPA rule established on August 3, 2015, prohibits any new or reconstructed plant that emits more than 1,400 pounds per MWh of CO2. While HELE plants can come close, they may not be able to consistently meet this regulatory requirement.

    Japan and China are demonstrating that HELE coal-fired power plants are nearly the equal of NGCC power plants, in so far as pollutants are concerned, and that they can nearly meet the EPA CO2 regulation.

    The United States has huge reserves of coal that can be used for generating low-cost electricity: Levelized cost of electricity (LCOE) that is roughly the same as NGCC power plants.

    As long as natural gas prices remain below $3.00 per million BTU, NGCC power plants will produce the least costly electricity. But when natural gas prices are higher than $3.00 per million BTU, coal can be competitive.

    Both produce electricity at far lower costs than either wind and solar.

    With HELE ultra-supercritical plants now being built-in Japan and China, it would seem the United States should follow suit, so that the average American can benefit from low-cost electricity.

  • Roberto

    Bisogna però dire che la combustione del carbone non rilascia solo anidride carbonica ma altre sostanze (cito da wikipedia): Tra le emissioni della combustione del carbone occorre poi ricordare i metalli pesanti[10]. Il carbone minerale, può contenere oltre allo zolfo, anche tracce di metalli pesanti (quali nichel, cadmio, vanadio, piombo, mercurio, cromo e arsenico), di alogeni, in particolare fluoro, cloro e loro composti, e di materiali naturalmente radioattivi [11]. La combustione del carbone è considerata tra le principali fonti di emissione antropogenica di Arsenico[12] e Mercurio[13]
    Le emissioni della combustione di carbone in centrali elettriche
    rappresentano così, oltre alla più grande fonte artificiale di anidride
    carbonica, anche quella di monossido di carbonio.
    Magari l’anidride carbonica non sarà un inquinante ecc ecc ecc, cosa tutta da dimostrare, però non si può dire che continuare ad utilizzare il carbone per produrre energia sia un buon motivo (ammesso ce ne siano) per fare le congratulazioni a Trump.

    • “…Magari l’anidride carbonica non sarà un inquinante …. cosa tutta da dimostrare…”

      Non c’è assolutamente nulla da dimostrare Roberto. La CO2 è di VITALE importanza per l’ecosistema terrestre. Senza di essa anche noi esseri umani moriremmo. Tra l’altro ne emettiamo anche noi, di continuo, con la respirazione…

      B.

      • Roberto

        Il termine inquinante era sbagliato, quello che volevo dire in quella frase quando ho detto che è tutta da dimostrare è che secondo la teoria che per ora è più accreditata, l’aumento di anidride carbonica aumente l’effetto serra e il riscaldamento, mentre voi sostenete il contrario. Quindi io, nonostante sia appassionato di quello che voi sostenete, non ho le basi per decidere quale sia la teoria corretta in quanto non posso fare a meno di leggere e credere alla teoria “ufficiale” che in pratica è quella riconosciuta, anche perchè tutti i siti meteo parlano costantemente di “super caldo”, “mese più caldo” “anno più caldo” e si fa davvero fatica a non credergli pur cercando altre informazioni su siti come ad esempio il vostro.

        • i siti meteo parlano di meteo, non di clima. E spessissimo (parola di un noto meteorologo professionista), chi si occupa di meteo… non capisce niente di clima. Sembra strano, ma è così!

          Sono 2 argomenti totalmente diversi e purtroppo i media pagati dal sistema dell’AGW, riescono in ogni modo a confondere le idee.

          Il fatto che un determinato argomento venga ripetuto continuamente da tutta una serie di entità che spesso non hanno nulla a che fare con quell’argomento, non ne fa automaticamente un argomento serio e scientificamente corretto. Anzi!

          La fisica dice, essenzialmente, che la CO2 è un gas serra, ma tra i gas serra è uno dei MENO abbondanti.
          La paleoclimatologia ci spiega che il clima è sempre cambiato nel corso dei millenni e segue dei cicli che si ripetono da milioni di anni. L’analisi delle carote di ghiaccio, dei sedimenti oceanici e lacustri, degli anelli di accrescimento degli alberi ecc…, inoltre, ci insegna in modo inequivocabile, che l’aumento della CO2 nell’aria avviene SEMPRE IN RITARDO rispetto all’aumento della temperatura.
          Qui torna in campo la fisica… che ci spiega che il carbonio ha un ciclo vitale abbastanza complesso e quello presente in atmosfera è solo una piccola parte di quello realmente presente nel sistema stesso. Nello specifico la CO2 viene immagazzinata negli oceani, dove col tempo si deposita sul fondo sotto forma di carbonati che nel tempo formano le rocce sedimentarie… (ma non solo… è un argomento complesso).
          Qui torna in campo la Fisica… che a proposito dell’accumulo della CO2 in acqua, ci ricorda che la Solubilità della CO2 in acqua, diminuisce all’aumentare della temperatura dell’acqua stessa. E questo è un dato volutamente ignorato dalla stragrande maggioranza di chi parla di AGW credendo di essere “figo”, “bravo” o “sapientone”.

          Nello specifico tale legge ci spiega il perché, a seguito dell’aumento della temperatura del mare dovuto ad una serie di cicli solari molto forti, si ha un aumento della CO2 in atmosfera.

          Poi se vuoi parliamo della distribuzione della CO2 a livello planetario… che aumenta gradualmente man mano che ci si sposta verso nord…. cosa assolutamente normale in quanto proprio a ridosso del Circolo Polare Artico, si ha una condizione di ridotta superficie marina, ma allo stesso modo una temperatura del mare sufficientemente alta. Anche qui l’argomento è complesso ma è facile da capire. Sia l’oceano artico che l’Antartide, sono coperti di ghiaccio. L’Antartide è isolato dalla Corrente Circumpolare Antartica e inoltre l’emisfero australe presenta una superficie marina molto più elevata rispetto a qulla presente nll’emisfero boreale. Quindi all’emisfero australe l’oceano riesce ad accumulare una quantità di CO2 nettamente più elevata!

          Il resto, permettimi di dissentire con la tua affermazione “non ho le basi”. Le basi, se non vuoi farti prendere per il culo per tutta la vita, te le fai… e nel caso smetti di credere alle stronzate che ti propinano.

          Un’ultima cosa: Parlare di Effetto Serra NON significa parlare di Riscaldamento Globale (più o meno Antropico). Spero sia chiara la distinzione dei 2 argomenti!

          B.

          • Roberto

            Sei stato davvero molto chiaro e ti ringrazio!
            Permettimi solo di dissentire sul fatto dsi farsi prendere per il culo. Per farmi un’opinione su un qualsiasi argomento cerco di leggere chi la pensa in un modo e chi nella maniera opposta. Su questo argomento sarebbemolto semplice credere a quello che scrivono e dicono i principali organi di informazione. Ci propinano ogni giorno record di caldo. Alcune volte mi è capitato di leggere notizie diametralmente opposte lo stesso giorno ad esempio riguardo lo stato del ghiaccio in antartide o al polo nord e non su siti del meteo ma su quotidiani. Quindi se leggo quello che scrivi su Attività Solare è proprio per cercare di non farmi prendere per il culo e crearmi un’opinione che non sia legata solo ad una corrente di pensiero. E vi ringrazio per tutto quello che fate.

            • Non voleva essere un’offesa, credimi….
              E’ solo che sento troppo spesso discorsi del tipo “lo dicono in tv quindi è vero”.
              No. Non è vero neanche per un cavolo.

              Una stronzata se la dici una volta resta una stronzata. Ma se la ripeti 10, 100, 1000 volte, allora diventa vera!

              B.

        • Tizio.8020

          Bravissimo: una buona parte della “truffa del clima” consiste proprio nel bombardarci con frasi ad effetto.
          Se ne hai voglia e tempo, dai un’occhiata ai dati “veri”, vedrai che non c’è traccia di aumento di temperatura.

    • Il discorso però è più complesso. Semplicisticamente la domanda che si pone Trump è la seguente:

      “Conviene rischiare una crisi sociale dovuta all’aumento continuo della disoccupazione, all’aumento della povertà, alla riduzione del PIL, alla riduzione del potere di acquisto e alla mancata disponibilità di sufficiente energia (sia elettrica che termica), il tutto per far fede ad un salatissimo accordo che in linea teorica potrebbe, da qui a 80 anni, produrre una riduzione della temperatura INSIGNIFICANTE”?

      B.

      • Roberto

        E se invece di continuare (aumentare) a bruciare carbone si provasse a sviluppare qualche altro modo di per produrre energia? Perchè come ho scritto sopra, la produzione di anidride carbonica è solo uno dei problemi di queste centrali, in quanto emettono nell’ambiente e quindi nell’aria che TUTTI noi respiriamo sostanze sicuramente nocive. Oltretutto non è detto che sviluppando altre tecnologie per produrre energie non si riesca a creare nuovi posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione in Usa è molto basso (un po’ oltre il 4%) quindi per ora quello è un falso problema e il Pil nonostante la contrazione dell’ultimo trimestre non desta preoccupazioni. Considerando che le previsoni a lungo termine in economia sono quasi sempre tirate a caso, credo semplicemente che Trump abbia e voglia fare il duro per dimostrare che gli stati uniti non vogliono sottostare ad accordi già presi.
        Oltretutto anche se non crediamo al riscaldamento globale creato dall’uomo non si può negare che cercare di inquinare di meno sia effettivamente la strada corretta da prendere se non altro per cercare di respirare aria migliore e smetterla di inquinare l’ambiente che ci circonda.

        • Il problema USA è complesso. Una bella porzione della popolazione non guadagna salari sufficientemente alti da ritenersi “benestante”… e, anzi, vive sulla soglia della povertà. Il resto sono punti di vista. Anche in Cina, dove hanno un PIL del 5% circa, non dovrebbero avere problemi. Peccato che per il loro sistema sociale, scendere sotto un +10% significa recessione. Una recessione accettabile per un tempo estremamente limitato. Dopodiché iniziano i problemi sociali che a dire il vero in Cina esistono e sono preoccupanti già da diversi anni (con diverse province nelle quali è sconsigliato andare per motivi di sicurezza).

          Per quanto riguarda il fatto di inquinare meno, siamo i primi a sostenerlo. Ma siamo anche tra i primi a sostenere che bisogna studiare bene il contesto prima di intraprendere qualsiasi strada.
          Ad esempio si ignora deliberatamente l’inquinamento prodotto lungo la “filiera produttiva” del fotovoltaico o del nucleare. Si ignorano deliberatamente gli effetti inquinanti della combustione del Metato e si ignora deliberatamente il danno all’ecosistema prodotto dai generatori eolici (anche se, personalmente, li ritengo una valida soluzione. A patto, ovviamente, di installarli in zone adeguate).

          Ad esempio in Oregon hanno raso al suolo una foresta millenaria per fare spazio ad un invaso artificiale per la produzione di energia elettrica. Nel sud della Germania hanno tagliato centinaia di alberi per installare generatori eolici. E in varie parti del mondo, specialmente in Italia, hanno coperto con pannelli fotovoltaici centinaia di ettari di terreni coltivabili altamente produttivi.

          Ora ognuno può indignarsi o meravigliarsi di ciò che avviene… crederci o meno, ma questi sono i fatti.

          E a tali fatti bisogna aggiungere che sono pochi quelli disposti comunque a rinunciare ad alcune comodità per il bene del pianeta. E finché non ci sarà una riduzione dei consumi procapite, non si riuscirà mai a risolvere il problema della produzione di energia.

          B.

          • Roberto

            Anche se può non sembrare evidente il problema Cina e Usa sono collegati nel senso che il paese che maggiormente importa prodotti made in cina sono proprio gli stati uniti, quindi se davvero Trump riuscirà a far ridurre le importazioni a favore della prduzione locale di beni di consumo il Pil cinese si contratrrà notevolmente. Poi occorrerà capire se davvero alle imprese statunitensi converrà l’autoproduzione, ma questo è un altro discorso.
            Per il resto concordo perfettamente con quello che hai scritto, soprattutto sulla filiera produttiva di alcune energie alternative. Volevo infatti porre l’attenzione sul fatto che si dovrebbero sviluppare altre tecnologie o modalità per produrre energia più sostenibile e questa secondo me sarebbe un’opportunità molto interessante.
            L’ultima frase che hai scritto sarebbe da incorniciare e appendere in ogni ufficio/scuola/casa ecc ecc.

            • Gli USA hanno perseguito, decenni fa, una forte delocalizzazione produttiva in CINA essenzialmente per 2 motivi: uno economico ed uno legato all’inquinamento.
              All’inizio sembrava andare tutto bene e seguire i progetti… ma in realtà si sono accorti solo dopo diversi anni che il tutto andava nella direzione diametralmente opposta.

              Sono centinaia di migliaia le aziende, non solo degli USA ma anche Europee, che hanno chiuso i battenti dopo aver perso completamente il mercato dei prodotti di cui erano leader.

              L’esempio più concreto che posso fare è quello di una Joint Venture nel settore dei semiconduttori, realizzata tra la statunitense Texas Instruments ed una società cinese. La Cina metteva struttura e i capitali, la statunitense ci metteva il know-how e le macchine. Dopo un certo numero di anni, durante i quali la produzione cresceva e i cinesi diventavano sempre più esperti, ad un certo punto tutti i dipendenti americani e stranieri di quell’azienda sono stati estromessi… dalla sera alla mattina… con visto revocato, lettera di licenziamento e biglietto aereo prenotato. E la Texas Instruments ha perso oltre che i soldi, diverse tecnologie di cui era leader mondiale.

              Questa è la CINA. Un colosso che basa una parte considerevole del suo PIL quasi esclusivamente sul fallimento altrui. Lavorano sottocosto, senza alcuna tutela per i lavoratori o per l’ambiente. Lavorano in condizioni critiche. Rispettano molto poco gli standard di sicurezza minimi internazionali…
              …e inondano il mercato con tonnellate di prodotti venduti a prezzi ridicoli… il cui unico scopo è far fallire le economie occidentali.

              Giustamente, dopo aver perso miliardi a vagonate… e tecnologie anche importanti (addirittura in Cina venivano prodotti i microchip per i sistemi elettronici militari… microchip che prima costruiva la Texas Instruments in alcuni stabilimenti di Dallas) e vitali per la sicurezza nazionale, gli americani hanno capito che più che puntare sulla quantità e sul basso costo, conviene tornare a puntare sulla qualità e sicurezza dei prodotti.
              Ed ora le industrie stanno riportando le produzioni in casa.

              Anche perché è vero che delocalizzando hai prodotti a costi inferiori, ma è anche vero che hai una forte riduzione della produzione interna, quindi del lavoro e di conseguenza una costante e continuata riduzione del potere d’acquisto della popolazione. E se la popolazione non può acquistare si incazza (tutti, ad eccezione degli italiani).

              Ecco perché Trump è uscito dall’accordo di Parigi sul Clima.
              Si trattava di spendere una marea di miliardi ricevendo in cambio solo ipotesi. Cina e India, giustamente, puntano a restare… tanto non pagano nulla… loro ricevono e basta!

              B.

        • Quella allegata è una conosciutissima vignetta… che parla di tutt’altra cosa.
          Ma penso che per analogia sia utile a capire quello che c’è di sbagliato, profondamente sbagliato, nella logica dell’energia.

          Con Petrolio e Carbone, si usa una risorsa per produrre direttamente energia elettrica. Inquinano, certo, ma producono ricchezza. E questa è la MELA della porzione a sinistra dell’immagine

          Con l’Eolico, il fotovoltaico e in parte il nucleare, noi sfruttamo dei beni che potremmo usare direttamente, per produrre delle tecnologie che teoricamente potrebbero darci dell’energia. E questo è il caso della PERA che viene “richiesta” nella porzione a destra dell’immagine.

          Non è così semplice la soluzione. Non basta usare il nucleare, il fotovoltaico o quel che vi pare, perché quelle tecnologie, per funzionare, richiedono enormi risorse in fase produttiva e questo significa che il loro costo è elevato… un costo che, teoricamente, tali tecnologie dovrebbero “ripagare” durante il corso della loro vita operativa. Ci riescono? Quasi mai a dire il vero. Ma quelli bravi riescono a dimostrare il contrario… basta ignorare la filiera produttiva di alcuni minerali, dell’acciaio, del vetro ecc… ecc…

          B.

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          • Roberto

            Bisogna capire come mai queste tecnolgie non si ripagano durante la loro vita produttiva. Scarsa efficienza? Non sono state installate nel luogo corretto? Quello che dici è corretto, però per definizione petrolio e carbone non sono risorse rinnovabili quindi un giorno, chissà quando, finiranno o non sarà più conveniente estrarli. Cosa si farà allora? Cosa useremo per produrre energia? Io resto sempre della mia idea, che occorre pensare e studiare nuove tecnologie che siano sostenibili e economicamente vantaggiose e non inquinanti.

            • Il fotovoltaico è nato per la produzione di energia nello spazio… senza dover necessariamente ricorrere alle batterie al plutonio o alle celle a combustibile.
              La loro efficienza, nello spazio, è molto maggiore di quella raggiungibile sulla Terra ma, comunque, non è comunque neanche lontanamente paragonabile a quanto può garantire, nel caso dell’uso sui satelliti, una batteria al plutonio.

              Il processo di industrializzazione del fotovoltaico per uso commerciale, sulla Terra, ha richiesto decenni di sperimentazioni e produzioni altamente costose… realizzate con il quasi totale supporto economico di governi ed enti di ricerca pesantemente finanziati dalle compagnie petrolifere.

              Purtroppo un po la concorrenza, un po il fatto che tali tecnologie sono state impiegate man mano che venivano sviluppate, ogni 6 mesi scarsi si aveva (e si ha tutt’ora) un cambio completo di tecnologia. Con le produzioni vecchie che diventano obsolete e quelle nuove che entrano e spiazzano gli avversari sul mercato.

              Il costo è elevato in quanto il processo produttivo è molto critico… si usano sostanze altamente tossiche e minerali (terre rare) estremamente costosi… anche se in quantità quasi molecolari.
              Contemporaneamente si è spinto molto per il fotovoltaico sulla di convinzioni sbagliate appoggiate dagli ampientalisti… che spesso non ci capiscono niente di ciò di cui parlano (fotovoltaico e/o AGW ad esempio). Tante volte le installazioni sono state fatte solo ed esclusivamente perché finanziate interamente con fondi statali e/o europei… pertanto troviamo anche in italia distese di pannelli fotovoltaici abbandonati con cavi rubati per il riciclaggio del rame, erba alta che copre i pannelli e pannelli comunque semi-distrutti.
              All’estero, in nord Europa, non si è tenuto conto del cambiamento climatico verso il freddo. Infatti, pur di guadagnare sulla sponsorizzazione del fotovoltaico, molti ambientalisti hanno deliberatamente ignorato il fatto che con il cambiamento climatico…. se verso il caldo avremmo avuto cieli sempre più limpidi e puliti… se verso il freddo li avremmo avuti sempre più nuvolosi. La realtà dice che la nuvolosità sta aumentando e la produzione da fotovoltaico non raggiunge i livelli minimi necessari a renderla remunerativa. Molti pensano stupidamente che basterebbe cambiare i pannelli vecchi con quelli più efficienti… ma vorrei vedere chi sarebbe disposto a spendere decine di miliardi di euro per cambiare dei pannelli fotovoltaici vecchi di appena 2 anni quando erano stati garantiti per 20 anni.
              A peggiorare la situazione ci si è messo il maltempo… con devastanti grandinate. Qualcuno afferma che i pannelli sono progettati per resistere alla grandine. Certo… ma solo se i chicchi hanno un diametro inferiore al centimetro. In Germania, nel 2016, diversi campi fotovoltaici sono stati distrutti da grandinate con chicchi di grandine grandi quanto una mela! Economicamente nessuno spenderebbe più un solo euro per finanziare anche solo la manutenzione di tali impianti sapendo che producono energia solo 8-10 ore al giorno e solo per poco più di 100 giorni l’anno. Evidentemente il calcolo con il quale avevano convinto i politici a finanziare tali impianti non teneva conto di diversi fattori. Dopo appena qualche anno, la Germania si ritrova con impianti costosi che non rendono ed una produzione elettrica discontinua che ha danneggiato pesantemente l’economia interna. In TV, in Italia specialmente, non se ne sente parlare, ma in molte zone della Germania l’energia elettrica nelle case è stata anche razionata… proprio perché non ne hanno a sufficienza per tutti.

              Cosa fare quindi? Si torna al problema di partenza: produrre sempre più energia o imparare a consumare meno?

              Finché non si riuscirà a realizzare la Fusione Nucleare, non avremo alcuna capacità di garantire energia a basso costo a tutti. A meno che non si mette fine al business e si autorizza la microproduzione. A quel punto il problema si risolve da se… vuoi energia? producitela!

              B.