image_pdfimage_print

Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 02 Settembre 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=53341

Si definisce no man’s land, terra di nessuno, quella striscia di territorio che separa due eserciti che si fronteggiano, un suolo che nessuno può reclamare. L’immagine è oggi alquanto obsoleta, ma torna buona spesso, anche, per esempio, in meteorologia. La terra di nessuno della sfida quotidiana con la simulazione del comportamento del sistema terra-oceano-atmosfera sono oggi le previsioni cosiddette mensili o, più propriamente, quelle che non rientrano nella scala temporale della previsione del tempo propriamente detta – 1-10 giorni, e anticipano quella stagionale dell’ordine dei mesi.

La prima, il tempo che farà, pur nel contesto di un’attendibilità che degrada abbastanza velocemente man mano che cresce il range temporale al quale arriva, è, in termini previsionistici, un problema di condizioni iniziali. Si assume con buona, anzi ottima certezza, che l’evoluzione del sistema sia fortemente influenzato dal suo stato iniziale, che tradotto in soldoni è l’istantanea del tempo in atto o, più tecnicamente l’analisi con cui vengono inizializzati i modelli di previsione, che quindi sono essenzialmente deterministici. La seconda, che entra invece nella scala temporale del clima, è molto meno condizionata da uno stato iniziale di cui il sistema tende a perdere la memoria. Questo è vero soprattutto con riferimento all’atmosfera, perché in realtà vuoi per un’inerzia decisamente diversa, vuoi per una oggettiva predominanza anche fisica, il “punto di partenza” della componente oceanica è comunque importante anche per i modelli stagionali.

Pubblicità

Tra queste due fasi temporali si collocano le previsioni mensili. L’arco temporale che va dalle 2 alle 6 settimane circa, infatti, è quello in cui lo stato iniziale perde gradualmente importanza, ma se ne deve comunque tener conto, e l’evoluzione del sistema si approssima altrettanto gradualmente a quella climatica, decisamente meno caotica nel suo evolvere, con l’oceano ed i pattern che da esso dipendono che dominano la scena e mantengono ancora molti segreti in termini di predicibilità. Le previsioni mensili sono dunque un settore in cui si sommano le difficoltà dell’evoluzione del tempo nel breve periodo a quelle del medio periodo climatico. Decisamente un territorio conteso.

Da diversi anni ormai, quasi tutti i grandi centri di produzione di modelli meteorologici e climatici, stanno cimentandosi nella produzione di previsioni anche mensili e, nel rispetto delle caratteristiche sommariamente descritte sin qui, la tecnica adottata è quella di cercare di estendere i modelli delle previsioni del tempo oltre il loro normale range temporale, inglobando però delle caratteristiche più pertinenti alla scala climatica che meteorologica. Tra queste, quella di far uso delle tecniche di ensamble, proprie della previsione probabilistica, e l’utilizzo di output espressi per la maggior parte in forma di anomalie rispetto ad un clima atteso piuttosto che grandezze espresse in valore assoluto.

Scherzi a parte, in realtà anche nel settore delle previsioni mensili si stanno facendo degli eccellenti progressi e questi strumenti hanno iniziato già da un po’, sebbene in casi specifici, ad essere piuttosto utili nei processi decisionali di prevenzione e protezione. Un boost significativo alla qualità di questi modelli lo hanno dato negli ultimi anni le scoperte che alcuni pattern oceano-atmosfera svolgono ruoli determinanti nell’evoluzione del tempo alla scala temporale delle 3-6 settimane. Tra questi, l’insorgere e il procedere della Madden Julien Oscillation, un outbreak di attività temporalesca che si muove da est verso ovest alle latitudini equatoriali sugli oceani Pacifico e Indiano coprendo un arco di circa quaranta giorni e l’arrivo di eventi improvvisi di riscaldamento della stratosfera polare invernale di entrambi i Poli (Sudden Stratospheric Warming). L’impronta che questi eventi imprimono alla circolazione atmosferica segue degli schemi in qualche modo replicabili e, quindi, anche traducibili in istruzioni per le complesse operazioni di simulazione del tempo.

In un articolo molto interessante uscito su Science Magazine qualche giorno fa, c’è un approfondimento su questo tema, ricco anche di esempi con i quali è stata dimostrata la validità di questo approccio e l’utilità – ovvia – di disporre di segnali precursori di situazioni meteorologiche estreme ai fini della previsione.

Improved three-week weather forecasts could save lives from disaster

Certo, nessun modello mensile tirerà mai fuori una previsione di punto ad un range temporale di tre settimane, non aspettatevi niente del genere, ma indicazioni utili alle attività produttive, alla sicurezza delle cose e delle persone questo sì, lo si può considerare già una realtà, sebbene spesso di difficile interpretazione. Da questo punto di vista, infine, è il caso di dire che i produttori di app meteo possono mettersi l’anima in pace, non è in arrivo un nuovo giocattolo, e gli albergatori possono stare sereni, non sono in arrivo profezie ancor più dannose delle previ a dieci giorni che già ci affliggono quotidianamente.

Ah, per chi volesse approfondire ulteriormente, questo è il link alle pagine esplicative del modello mensile impiegato al Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine, numero uno mondiale nel settore della modellistica meteorologica.

Pubblicità