27 gennaio 2017 - 7:00 am Pubblicato da

Autore: Luigi Mariani
Data di pubblicazione: 26 Gennai 2017
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=43467

 

Premessa

La campagna risicola 2017 si avvicina e dunque mi interessa andare a verificare il livello di innevamento (fin qui scarso) che interessa l’arco alpino centro-occidentale, dal quale si alimenteranno le risaie nella prossima stagione. Ovviamente è ancora presto per lanciare allarmi in quanto abbiano davanti a noi almeno tre mesi (febbraio, marzo e aprile) in grado di ribaltare completamente la situazione.  In ogni caso, ricercando dati di copertura nevosa mi sono imbattuto nei prodotti prototipali frutto del progetto Globsnow dell’Ente Spaziale Europeo (ESA) sui quali ho pensato di mettere al corrente i lettori di CM.

Il progetto Globsnow dell’ESA

Il progetto GlobSnow è finanziato dall’ESA e sviluppato da un consorzio composto da Finnish Meteorological Institute (FMI), ENVEO IT GmbH (Austria), GAMMA Remote Sensing (Switzerland), Norwegian Computing Center, Finnish Environment Institute (SYKE), e Environment Canada (EC). Suo obiettivo è produrre stime basate su remote sensing e corrette in base a misure effettuate al suolo del livello di innevamento dell’emisfero Nord, espresso sia come estensione (SE) sia come equivalente in acqua SWE). La documentazione sul progetto è reperibile su questo documento disponibile al sito del WMO.

I prodotti sull’estensione nevosa (Snow Extent SE)

Segnalo anzitutto che all’indirizzo http://www.globsnow.info/se/nrt/ e con riferimento alla Fractional Snow Cover (SFC) sono disponibili i seguenti prodotti cartografici, rispettivamente per l’Europa e l’emisfero Nord e per il periodo dal 2010 ad oggi:

  • Daily Fractional Snow Cover (DFSC): frazione di neve (%) per cella della griglia basato su tutti i passaggi  satellitari di un dato giorno
  • Daily 4 classes Snow Cover (D4SC):  manto nevoso classificato in quattro categorie per cella della griglia basato su tutti i passaggi  satellitari di un dato giorno
  • Weekly Aggregated  Fractional Snow Cover (WFSC) ottenuto per tutti i passaggi satellitari su un arco di tempo di 7 giorni aggregando i prodotti quotidiani. Disponibile ogni giorno sulla base a una finestra temporale mobile dando più peso alle osservazioni più recenti
  • Monthly Aggregated Fractional Snow Cover (MFSC) per tutti i passaggi satellitari sull’arco di un mese si  forniscono media, deviazione standard, minimo e massimo della SFC.

I prodotti sull’equivalente in acqua della neve (Snow Water Equivalent SWE) e l’anomalia 2016-2017 nella nevosità

I dati sull’equivalente in acqua della neve  sono disponibili all’indirizzo http://www.globsnow.info/swe/.

Fra essi segnalo in particolare che nella directory http://www.globsnow.info/swe/GCW/ sono presenti i diagrammi prodotti dal servizio meteorologico finlandese che illustrano l’andamento dell’inverno in corso confrontato con la norma (media 1982-2012) e con la relativa banda di variabilità (+/- 1 deviazione standard).

Colpisce il fatto che l’innevamento emisferico nell’inverno in corso sia anomalmente elevato, nel senso che eccede di 1 deviazione standard la media pluriennale. Se vediamo la figura riferita al 20 gennaio (figura 1) notiamo infatti che i pallini rossi corrispondenti alle stime effettuate si mantengono costantemente su valori anomalmente elevati fin dall’inizio della stagione invernale.

 

Figura 1 – Innevamento dell’emisfero Nord prodotti dal progetto Globsnow dell’Esa (dati 2016-2017 confrontati con la norma).

 

Cosa si desume da altre fonti di dati

Ricordo che dati di copertura nevosa e di anomalia della stessa sono reperibili al sito della Rutgers university – http://climate.rutgers.edu/snowcover/. In particolare invito ad osservare i diagrammi delle anomalie mensili e un diagramma complessivo delle anomalie dal 1967 ad oggi, riportato in figura 2 e da cui si nota che il comportamento dell’innevamento emisferico, eurasiatico e del Nord America confrontato con la norma (media 1981-2010) mostra due fasi pressoché stazionarie, una a maggiore nevosità dal 1967 al 1985 e una a minore nevosità nel periodo successivo.

 

Figura 2 – media mobile a 12 mesi del’anomalia della copertura nevosa rispetto alal media 1981-2010 (dati Rugers University http://climate.rutgers.edu/snowcover/chart_anom.php?ui_set=0&ui_region=nhland&ui_month=12)

 

Conclusioni

Alla luce dei dati di GLOBSNOW mi auguro che gli amministratori non lesinino in sale e spazzaneve perché di profezie sulla futura scomparsa della neve per effetto dell’AGW, di cui si è parlato anche di recente su CM in un articolo di Massimo Lupicino, c’è davvero poco da fidarsi.

Moniti a parte, alle radici dell’anomalia positiva potremmo ipotizzare che vi sia La Niña, che sta scaricando in forma di precipitazione l’eccesso idrico lasciato in atmosfera dall’ultimo episodio di El Niño. Ma su questo il dibattito è più che mai aperto.

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