image_pdfimage_print

Autore: Luigi Mariani
Data di pubblicazione: 11 Agosto 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=53225

Dai dati di temperatura e polvere ricavati dalle carote glaciali scavate a Colle Gnifetti emerge un optimum climatico medioevale caldo e siccitoso cui si associa il carattere assai altalenante della Piccola era glaciale, che non può essere vista come un periodo di freddo continuo. Il tentativo di Willis Eschenbach di ricavare una serie globale dai dati di Colle Gnifetti.

Premessa

Pubblicità

Nel 2018 Bohleber et al (2018) hanno pubblicato un lavoro scientifico in cui presentano le serie storiche di temperatura e polverosità atmosferica ricavate dall’analisi dei proxy data contenuti in due carote glaciali prelevate dal ghiacciaio a Nord della punta Gniffetti, una delle cime principali del Monte Rosa, su cui ha peraltro sede la capanna Margherita, inaugurata il 4 settembre 1893 e che con i suoi 4554 m è oggi il più alto rifugio d’Europa (figura 1). Le serie di Colle Gniffetti sono poi state commentate su climatemonitor nel maggio 2019 a opera dell’amico Franco Zavatti. Molto più di recente mi sono imbattuto nell’articolo di Willis Eschenbach “Modern ancient temperatures” che ha ridestato la mia curiosità per tali serie storiche, che qui di seguito inquadro cercando poi di trarne alcune conseguenze che spero siano di qualche interesse per i lettori.

Le serie paleoclimatiche di colle Gniffetti

Figura 1 – La capanna Margerita in una foto del 1941 (Edizioni Camaschelia, Varallo“).

Le serie storiche coprono il periodo compreso fra l’800 d.C. e il 2006 e sono state oggetto di pubblicazione sulla rivista scientifica Climate of the past da parte di un gruppo di ricercatori afferenti ad istituzioni scientifiche statunitensi, svizzere e tedesche. I dati ottenuti sono di per sé rilevanti in quanto i ghiacciai alpini sono in gran parte inutilizzabili per scopi di ricostruzione paleoclimatica in quanto si tratta di “ghiacciai caldi” che a differenza ad esempio di quelli artici e antartici (ghiacciai “freddi”) sono inadatti al prelievo di carote utili per scopi di paleoclimatologia. Oltre a Colle Gnifetti risultano essere stati oggetto di indagini i ghiacciai alpini “freddi” di Col du Dôme sul Monte Bianco (Preunkert et al., 2000), di Fiescherhorn nelle Alpi Bernesi (Schwerzmann et al., 2006), dell’Ortles (Gabrielli et al., 2016) e del Colle del Lys, sempre sul  Monte Rosa (Wagenbach et al., 2012). Bohleber et al. (2018) sottolineano che fra tutti i ghiacciai alpini indagati, quello di colle Gnifetti è l’unico a presentare accumuli nevosi annui di scarsa entità per effetto di erosione da vento più attiva nei mesi invernali, il che rende più agevoli e accurate le datazioni degli strati.

L’area del ghiacciaio di Colle Gnifetti presenta un’ampiezza di circa 400 m e la profondità massima del ghiaccio è di 140 m. L’accumulo nevoso medio annuo varia dai 120 cm del versante sud ai 15 cm del versante nord, quello in cui nel 2005 e nel 2013 si sono effettuati i carotaggi (in sigla KCI e KCC).

I principali proxy misurati sono stati l’Ossigeno 18, il deuterio, lo ione calcio (Ca++), il pH e il pulviscolo minerale grossolano. Nello specifico l’Ossigeno 18 e la media di lungo termine dei livelli di ione calcio sono stati assunti come proxy delle temperatura mentre il deuterio, il pulviscolo grossolano e gli spikes dello ione calcio sono stati adottati come proxy dell’entità dell’avvezione meridionale di masse d’aria ricca di pulviscolo.  La datazione degli strati è stata svolta analizzando i livelli di carbonio 14 dei residui carboniosi organici presenti nel ghiaccio.

Cosa emerge dalle serie paleoclimatiche di colle Gnifetti

Il primo risultato importante è quello relativo al trasporto eolico di pulviscolo grossolano: Bohleber et al. (2018) sottolineano che lo studio del pulviscolo accumulato nel ghiaccio evidenzia l’eccezionalità del periodo medioevale fra 1100 e 1200, suggerendo una crescita rilevante dell’afflusso di masse d’aria da sud in coincidenza con condizioni di forte aridità sul Mediterraneo. Le anomalie positive di polverosità si osservano nei periodi fra 1100–1200, fra 1400 e 1450 e, per il solo carotaggio KCC, fra 1500 e 1800. Gli autori segnalano che tale periodizzazione è in accordo con quella riportata da Thevenon et al. (2009)  che indica massima deposizione nei periodi 1200–1300, 1430–1520, 1570–1690, 1780–1800 e dopo il 1870.

Per quanto concerne le temperature, Bohleber et al. (2018), presentano una ricostruzione delle temperature per il periodo 800 – 2006, esprimendola come anomalia termica rispetto alla media 1860-2006. Visto che i loro dati con passo di 2 anni sono disponibili qui e qui ho prodotto il diagramma di figura 2 in cui ho cercato  di accrescere il più possibile la leggibilità. In esso si evidenzia la presenza di fasi calde più rilevanti rispetto a quelle osservate negli ultimi decenni, per cui la fase di riscaldamento attuale a Colle Gnifetti non può essere considerata un unicum.

Figura 2 – Temperature medie biennali ricostruite da Bohleber et al. (2018) in base ai proxy ricavati dalla carota glaciale di Colle Gnifetti. Si notino in particolare il picco caldo dell’884 (+0.7°C rispetto alla media 1860-2000), periodo caldo compreso fra il 1172 (+0.35) e il 1190 (+0.32), periodo freddo fra 1236 (-1.06) e 1246 (-1.06), picco di freddo del 1358 (-0.85), il picco caldo del 1528 (+0.26), i picchi freddi di 1596 (-0.66), 1714 (-0.73), 1816 (-0.51) e i picchi caldi di 1982 (+0.37) e 2004 (+0.27).

Occorre a questo punto segnalare che Willis Eschenbach si è spinto oltre, verificando per il periodo dal 1750 ad oggi la correlazione esistente fra i dati di temperatura di Colle Gnifetti e quelli della serie storica delle temperature globali per le terre emerse dell’Università di Berkeley. La figura 3 illustra il risultato finale da cui emerge un buon livello di correlazione fra le due serie (quella di Colle Gnifetti è in rosso e quella di Berkeley è in giallo) dopo che  Eschenbach ha applicato alla serie di colle Gnifetti un correttore lineare (moltiplicando cioè i suoi valori per 1.6 e sottraendo 0.2°C) con lo scopo di minimizzare lo scostamento esistente fra le due serie. La figura 4 mostra poi le temperature medie annue globali delle terre per il periodo 8000-2006 ricostruite utilizzando i dati di Colle Gnifetti corretti come descritto.

Figura 3 – Temperature globali per le terre emerse dal dataset dell’Università di Berkeley a confronto con quelle di Colle Gnifetti dopo che a queste ultime è stato applicato il correttore lineare descritto nel testo. Sullo sfondo si vede la stazione di perforazione. Si noti che le due serie sono in buon accordo e divergono solo dal 1980 circa.

Figura 4 – Temperature globali per le terre emerse stimate in base alle temperature di Colle Gniffetti applicando il modello proposto da Willis Eschenbach.

Dai dati presentati si può a mio avviso arguire che i dati osservati a Colle Gnifetti negli ultimi decenni presentano dei precedenti illustri, per cui l’aggettivo “unprecedented” con cui vengono spesso designate le temperature degli ultimi decenni appare, almeno in questo caso, decisamente fuori luogo. Un altro luogo comune che almeno per Colle Gnifetti non trova conferma è quello secondo cui la variabilità odierna sarebbe più rilevante di quella passata, il che costituisce peraltro uno dei paradigmi del cosiddetto clima impazzito. Al riguardo si osservi il diagramma in figura 5 in cui viene riportata la deviazione standard calcolata su una finestra mobile di 14 anni e si noti il trend di tale grandezza, improntato al calo (linea nera).

Figura 5 – Deviazione standard calcolata su una finestra mobile di 14 anni applicata ai dati di temperatura di Colle Gniffetti.

Figura 6 . Don Giovanni Gnifetti, parroco e alpinista di Alagna Valsesia. (http://www.comune.alagnavalsesia.vc.it/).

Conclusioni

 

Concludo questa breve nota con un pensiero a Giovanni Gnifetti (1801-1867), parroco di Alagna Valsesia e grande alpinista (https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Gnifetti), che per primo raggiunse il colle e la punta che oggi portano il suo nome. In particolare Giovanni Gniffetti  conquistò la punta, ove oggi sorge la capanna Margherita, nel 1842 in compagnia del medico Giovanni Giordani, dell’architetto Cristoforo Grober e del teologo Giuseppe Farinetti. Il resoconto della conquista ci è noto grazie alle sue Nozioni topografiche del monte Rosa ed ascensioni su di esso (Torino 1845, con numerose ristampe), un classico della fase pionieristica dell’alpinismo, dal quale emerge la poliedrica e originale personalità di Giovanni Gnifetti. L’intento di osservazione scientifica, addotto nei primi tempi quale motivazione primaria per le salite dei monti, vi risulta a detta dello stesso Gnifetti, che pure era appassionato raccoglitore di dati sull’estensione dei ghiacciai, nettamente secondario rispetto alla “sola naturale vaghezza di contemplare più da vicino la magnificenza delle opere del Sommo Creatore” (Dizionario biografico Treccani, voce Giovanni Gnifetti – http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-gnifetti_%28Dizionario-Biografico%29/).

Bibliografia

Bohleber P., Erhardt T., Spaulding N., Hoffmann H., Fischer H., Mayewski P.,  2018. Temperature and mineral dust variability recorded in two low-accumulation Alpine ice cores over the last millennium, Clim. Past, 14, 21–37, 2018.

Gabrielli P. et al., 2016. Age of the Mt. Ortles ice cores, the Tyrolean Ice-man and glaciation of the highest summit of South Tyrol since the Northern Hemisphere Climatic Optimum, The Cryosphere, 10, 2779–2797, https://doi.org/10.5194/tc-10-2779-2016, 2016.

Preunkert, S., Wagenbach, D., Legrand, L., and Vincent, C., 2000. Col du Dôme (Mt Blanc Massif, French Alps) suitability for ice-core studies in relation with past atmospheric chemistry over Europe, Tellus, 52B, 993–1012.

Thevenon, F., Anselmetti, F. S., Bernasconi, S. M., Schwikowski, M., 2009. Mineral dust and elemental black carbon records from an Alpine ice core (Colle Gnifetti glacier) overthe last millennium, J. Geophys. Res.-Atmos., 114, D17102.

Wagenbach, D., Bohleber, P., and Preunkert, S., 2012. Cold alpine ice bodies revisited: What may we learn from their isotope and impurity content?, Geogr. Ann. Phys., 94, 245–263.

Pubblicità