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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 29 Novembre 2019
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=51939

E’ caduta tanta pioggia recentemente, quantità che hanno probabilmente colmato il deficit della prima parte della stagione autunnale, decisamente più secca e stabile. E, come purtroppo accade abbastanza spesso in autunno, le precipitazioni abbondanti hanno un impatto importante sul territorio. Passati gli effetti immediati, c’è ancora apprensione per la portata del fiume Po, che raccoglie praticamente tutte le piogge che arrivano nel catino padano che, per chi non lo sapesse, è una piana alluvionale. Questo significa che la sua morfologia è stata plasmata nel tempo (tanto tempo) secondo le esigenze di run off del versante interno delle Alpi e di quello nord dell’Appennino settentrionale. C’è poco da fare, quando piove di lì l’acqua deve passare.

E, infatti, c’è memoria di numerosi e frequenti episodi alluvionali, ovvero di esondazioni anche catastrofiche. Ora, poteva mai essere quella di questi giorni una normale piena autunnale, anche importante? Certamente no, se prima il fiume riprendeva ogni tanto il controllo della situazione a causa della sua natura e della sua morfologia, ora lo fa perché ci sono i cambiamenti climatici.

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La prova? Semplice, gli eventi di piena sono in aumento per frequenza. Tanto ha dichiarato un esperto di clima in diretta televisiva nazionale appena ieri mattina.

Essendo completamente a digiuno sull’argomento, ho cercato di acquisire un po’ di dati per capirci qualcosa di più. Non con molta fortuna per la verità, per cui invito i lettori più attenti che ne siano a conoscenza a dare una mano a chiarire il tema, magari indicando qualche dataset che possa essere analizzato.

Qualcosa però l’ho trovato. Si tratta di un documento redatto dall’ARPA Emilia Romagna liberamente consultabile sul web.

Vi si legge che, in effetti, tra la prima e la seconda metà del secolo scorso, gli eventi di piena sono aumentati (soprattutto di numero, un po’ meno di intensità). Ma vi si legge anche che:

L’incremento del numero di eventi principali, riscontrato nel secondo periodo osservato rispetto al primo, può trovare in gran parte giustificazione nell’estensione del sistema arginale e nel cambiamento nell’uso del suolo.

Questo per il passato. Per il futuro, le proiezioni sono per un incremento degli eventi più intensi accompagnati però da una diminuzione della frequenza degli stessi.

Per una sbrigativa quanto utile spiegazione, poco importa che siano stati rinforzati gli argini e che questo aumenti la velocità delle acque accrescendo il rischio di esondazioni violente; poco importa che siano state costruite infrastrutture nelle aree golenali (che ora si vorrebbe non facessero il loro mestiere); ciò che conta è che il clima cambia. Peccato però, che giustificare l’attribuzione degli eventi di piena di oggi al cambiamento climatico appare in contrasto con le proiezioni del cambiamento climatico. Bisognerà porre rimedio a questa discrasia, in attesa della prossima piena.

Il documento è questo: Le piene del Po tra passato e futuro. Buona lettura.

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