La Migrazione della Ragione

Autore: Luigi Mariani
Data di pubblicazione: 27 Aprile 2018
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=48204

Alcuni giorni fa Massimo Lupicino ha pubblicato un post in tema di migrazioni climatiche, che sarebbe molto più corretto definire tutt’altro che climatiche. Questo argomento infatti, decisamente molto gettonato dai media in risposta alle sollecitazioni monocolore della propaganda climatica, è a pieno diritto tra quelli per i quali la percezione è unanime – il climate change obbliga la gente a migrare – ma la conoscenza della realtà è del tutto assente. Una realtà fatta di letteratura scientifica colpevolmente distorta o convenientemente omessa perché non supporta il messaggio preconfezionato.

Vediamo perché. Il post scritto circa due anni fa e citato da Massimo Lupicino, era riferito alla guerra di Siria e derivava da un’analisi effettuata in tempi strettissimi e su dati disponibili a tutti (dati NOAA e dati FAO). La causa immediata del mio interesse fu il fatto che nel settembre 2015 il segretario di Stato americano Kerry aveva dichiarato che “La Siria è stata destabilizzata da un milione e mezzo di persone che sono scappate dalle zone rurali a causa di una siccità durata tre anni, resa ancora più intensa dal cambiamento climatico a opera dell’uomo, una condizione che sta rendendo l’intero Medio Oriente e le regioni mediterranee ancora più aride”, tesi questa che riprendeva quella presentata dal presidente Barak Obama nel discorso di accettazione del Nobel e ribadita poi dallo stesso Obama in un’intervista al Corriere della Sera del 3 novembre 2015.

Sono oggi in grado di segnalare che l’argomento è stato affrontato in modo molto più sistematico da un gruppo multidisciplinare di ricercatori di cui fa parte anche il climatologo Mike Hulme, che hanno di recente riassunto i risultati ottenuti in un articolo apparso sulla rivista scientifica Political Geography (Selby et al., 2017).

In particolare tale ricerca ha messo in luce che in Siria le annate agricole 2006/2007 e 2008/2009 hanno manifestato una siccità limitata al governatorato di Hasakah, in Siria Nordorientale. In tale area l’agricoltura si fonda su cereali vernini in gran parte irrigui e sull’allevamento di ovini alimentati con mangimi e residui colturali (paglie, stoppie dei cereali). La disponibilità irrigua ha fatto sì che la cerealicoltura abbia risentito marginalmente della siccità mentre i caratteri della zootecnia la rendono poco sensibile alla siccità ove siano disponibili mangimi a prezzi accessibili per i produttori.

E qui emergono le vere cause della crisi. Infatti negli anni della siccità il leader siriano Assad ha adottato una serie di misure improvvide liberalizzando i contratti agrari nel 2007 (il che consente ai proprietari di cacciare gli affittuari), eliminando i sussidi ai carburanti agricoli nel maggio 2008, con conseguente aumento dei prezzi del 342% ed eliminando i sussidi ai concimi nel maggio 2009, con conseguente aumento dei prezzi del 200-450%. A ciò si aggiungono vari altri fattori, anch’essi elencati da Selby et al (2017) e per i quali rimando ad un mio scritto dal titolo “PENURIE E CARESTIE NELLA STORIA” che si trova negli atti del convegno “Carestie e penurie alimentari” organizzato dal Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e disponibile a questo link.

In sintesi dunque Selby et al. (2017) hanno contestato la lettura “siccità-centrica” e “cambioclimatistica” di un fenomeno che è invece da attribuire a cause diverse, che coinvolgono svariati aspetti sociali ed economici, in primis i profondi mutamenti strutturali che hanno investito il settore agricolo siriano nel giro di pochissimi anni.

Si capisce che a fronte della complessità dei fenomeni è sconfortante vedere un presidente e un segretario di stato USA che da veri “sepolcri imbiancati” ripropongono per anni (dal 2008 al 2015) una menzogna che contraddice i dati prodotti dalle loro stesse agenzie (NOAA, USDA, loro addetto agricolo in Siria). Un tale fatto naturalmente non viene stigmatizzato dai nostri servili media che avrebbero invece fatto un pandemonio se lo stesso “infortunio” fosse capitato a Trump.

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NB Per l’immagine associata al post (link): Image created by Jesse Allen, using data provided by the United State Department of Agriculture Foreign Agriculture Service and processed by Jennifer Small and Assaf Anyamba, NASA GIMMS Group at Goddard Space Flight Center. Caption by Holli Riebeek