30 marzo 2017 - 7:00 am Pubblicato da

Autore: Donato Barone
Data di pubblicazione: 29 Marzo 2017
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=44104

 

Qualche giorno fa L. Mariani e G. Guidi hanno pubblicato un post in cui si analizzava il bias che caratterizza alcune pubblicazioni scientifiche in materia di cambiamento climatico. Senza aver ancora digerito integralmente l’articolo, ecco che mi capita un caso da manuale che avvalora il senso di quanto scritto nel post e che lascia molto perplessi.

Leggo “Le Scienze” da decenni e la rivista rappresenta la mia principale fonte di aggiornamento in campo scientifico (ad eccezione delle questioni climatiche, però). Ricevo regolarmente le news della rivista e, stasera, ho letto i titoli dell’ultima rassegna che mi è stata recapitata. Un titolo mi ha colpito in modo particolare:

Il clima che cambia e il declino delle farfalle monarca

Mi sono sempre interessato alle vicende di questo lepidottero in quanto impressionato dalla lunghissima migrazione che milioni di essi compiono per recarsi dal Messico agli USA ed al Canada e per far ritorno in Messico. Queste farfalle si muovono formando sciami enormi e cibandosi di un’euforbia particolare. Secondo i conservazionisti la causa del declino della specie, è da attribuirsi alla quasi scomparsa di questa pianta. L’euforbia da cui trae nutrimento la farfalla monarca, è in declino, infatti, a causa dei diserbanti non selettivi utilizzati per combattere le infestanti del grano.

Incuriosito dal titolo vado a cercare l’articolo da cui è stato tratta la notizia di “Le Scienze”.

Si tratta di un  articolo scritto da D. N. Zaya, I. S. Pearse e G. Spyreas e pubblicato sulla rivista BioScience. Esso è a pagamento, per cui mi sono limitato a leggere l’abstract liberamente accessibile. Né nel titolo, né nell’abstract si fa cenno al cambiamento climatico, per cui la mia curiosità cresce ancora di più. Sono ormai abituato a titoli ed abstract che fanno riferimento al cambiamento climatico anche quando nell’articolo di esso non si parla o se ne parla di sfuggita, ma mai mi era capitato il contrario. Avendo “Le Scienze” deciso di sottolineare questo aspetto dell’articolo, doveva risultare chiaramente un legame tra cambiamento climatico e declino della farfalla monarca, mi sono detto.

Mi metto, quindi, alla ricerca di qualcosa di più ed approdo a Science Daily che fornisce un ampio resoconto dell’articolo originario con tanto di intervista agli autori. Leggo il resoconto che aggiunge diversi particolari a quello che è scritto nell’abstract e  scopro che il declino della farfalla monarca non deve essere imputato solo alla riduzione dell’euforbia da cui essa trae nutrimento, in quanto ciò non spiega il modo peculiare in cui avviene la variazione numerica della farfalla.

Per comprendere bene il pensiero degli autori, bisogna dare uno sguardo al ciclo riproduttivo dei lepidotteri di cui ci stiamo occupando. Gli adulti che vivono nel Messico, in primavera si spostano verso le latitudini settentrionali fino a raggiungere i luoghi di riproduzione. Dopo la riproduzione la farfalla monarca adulta muore. I piccoli, allo stadio di bruco, si nutrono delle piante di euforbia e su di esse completano il proprio ciclo di sviluppo. Dopo lo sfarfallamento e dopo aver raggiunto lo stadio di adulto, le farfalle monarca ritornano in Messico, Secondo gli autori dello studio se è vero che la riduzione delle euforbie in aree agricole è stata enorme, circa il 95% in meno rispetto agli anni ’90 dello scorso secolo, è anche vero che esistono abbondanti riserve di euforbia nelle aree naturali in cui le farfalle monarca si riproducono. Detto in altri termini il declino delle euforbie non è in grado di spiegare completamente quello delle farfalle.

Un altro aspetto che ha cominciato a far dubitare i ricercatori della dipendenza esclusiva del declino della farfalla monarca da quello dell’euforbia, è costituito dal fatto che nonostante dal Messico partano numeri relativamente piccoli di farfalle (poche decine di milioni), nelle aree dell’Illinois in cui esse completano il loro ciclo di sviluppo, se ne trovano centinaia di milioni: il rimbalzo è notevole. Sembra, pertanto, che le monarca muoiano durante il viaggio di ritorno, quindi da adulte. E’ compito della scienza è, pertanto, quello di individuare le cause della mortalità delle farfalle.

Gli autori non sono riusciti ad individuare la causa della grande mortalità degli adulti di farfalla monarca durante il viaggio di ritorno in Messico, ma hanno elencato una serie di possibili cause: parassiti, malattie, perdita di habitat e cambiamento climatico. Ecco. Dopo lunga e faticosa ricerca ho scoperto che forse il cambiamento climatico potrebbe essere una delle molteplici cause che determinano il declino della farfalla monarca. Nulla di più di un’ipotesi e, ovviamente, tutta da dimostrare. Qualora si dimostrasse che il cambiamento climatico è uno dei responsabili del pericolo di estinzione della farfalla monarca, dovrebbe essere dimostrata la sua incidenza quantitativa nel determinarne il declino.

La cosa è chiara. Questa volta i poveri autori non c’entrano proprio nulla: si sono limitati ad evidenziare un’incongruenza nell’ipotesi su cui si era creato il consenso ed hanno avanzato delle ipotesi alternative, ma senza privilegiarne nessuna. Studi successivi dovranno appurare la verità. Un modo corretto di affrontare il problema e ampiamente condivisibile, in quanto conforme ai canoni della ricerca scientifica più consolidati.

Chi ha fatto il pasticcio è stata “Le Scienze” che estrapolando in modo iperbolico dall’articolo, ha individuato il colpevole della forte diminuzione del numero delle farfalle monarca: il clima che cambia e cambia male per colpa dell’uomo. La cosa grave è che tanto nel titolo, quanto nel testo della notizia, scompaiono tutte le altre possibili spiegazioni del declino della farfalla e resta solo ed esclusivamente il cambiamento climatico che modifica il periodo di fioritura dell’euforbia. Gli autori dello studio non sembra che lo abbiano detto, stando a quanto scritto su Scence Daily, eppure la notizia divulgativa è categorica nel giungere alla conclusione. Si tratta di una conclusione assolutamente non corretta, ma il lettore non avrà alcun dubbio circa la causa del declino della farfalla monarca.

Un esempio perfetto di disinformazione scientifica.

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