24 Febbraio 2019 - 7:00 am Pubblicato da
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Circa 65-66 milioni anni fa è avvenuto un immane cataclisma sul pianeta Terra, tanto grande da lasciare profonde cicatrici che sono visibili anche oggi: si tratta di quello che i paleontologi chiamano “Estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene” detto anche “Evento K-T“, il responsabile dell’estinzione dei dinosauri e secondo le conoscenze attuali di circa il 70-75% delle specie marine e terrestri.

Evidenze

In base alle più recenti ricerche ci sono due ipotesi sulla causa di questo evento catastrofico; una è l’impatto di un grande meteorite, l’altra si riferisce a una serie estremamente violenta di enormi eruzioni vulcaniche.

Dopo una ricerca iniziata oltre 12 anni prima, con la scoperta di un’atipica concentrazione di iridio nello strato geologico corrispondente all’epoca in questione, agli inizi degli anni 90 venne finalmente trovato nella penisola dello Yucatan un grande cratere da impatto il quale possedeva le esatte caratteristiche del “colpevole” della catastrofe: il cratere di Chicxulub.

Questo grande cratere da impatto meteorico infatti possiede le dimensioni adeguate per giustificare il cataclisma ed anche la sua datazione corrisponde con buona precisione.

Si pensa che il meteorite in questione, secondo una stima approssimativa poteva avere un diametro di circa 12 km e una velocità di circa 65.000 chilometri orari quando impattò con la Terra. La devastazione deve essere stata inimmaginabile con effetti a breve termine che devono aver portato distruzione e morte nel raggio di migliaia di chilometri ma anche effetti a lungo termine dovuti alla nube di polveri e solfati sollevata dall’impatto la quale sicuramente deve aver abbassato la temperatura dell’intero pianeta di diversi gradi per molti anni, causando la fine di moltissime specie sia nei mari che sulla superficie terrestre.

Più recentemente tuttavia alcuni ricercatori hanno scoperto che, approssimativamente nella stessa epoca, una serie di eruzioni vulcaniche di grandissima intensità sono avvenute nella regione del Deccan in India, eruzioni che sicuramente devono aver generato un vero e proprio sconvolgimento climatico su scala globale e quindi potrebbero aver portato all’estinzione molte specie.

I cosiddetti “Trappi del Deccan” infatti sono la testimonianza di queste immani eruzioni vulcaniche avvenute tra circa 60 e 66 milioni di anni fa; si tratta di una serie di vaste colate di basalto solidificato nella regione del Deccan in India, le quali raggiungono uno spessore fino a 2 km e coprono un’area di 500.000 km².

Coincidenza?

Come è possibile che due eventi di tale portata, piuttosto rari nella storia del nostro pianeta, avvengano a una distanza temporale tanto irrisoria in rapporto ai tempi geologici e quelli probabilistici per avvenimenti di tali dimensioni?

Infatti risulta piuttosto incomprensibile che i “Trappi del Deccan”, secondi per dimensioni soltanto ai “Trappi Siberiani”, siano pressoché coevi ad uno dei maggiori crateri meteorici di cui esiste traccia.

Una coincidenza alquanto bizzarra.

Ipotesi

Quella che vado a esporre è solo un’ipotesi che si basa sul buon senso e la logica.

Sono state fatte diverse simulazioni al computer di quelli che possono essere stati gli effetti di tale impatto, ma la maggior parte di essi è stata elaborata al di sopra della superficie terrestre, cioè relativamente agli effetti sull’atmosfera e sul mare.

E’ ragionevole supporre, ad un attento esame, che un meteorite con una massa approssimativa di due Everest, il quale arriva sulla terra alla velocità di circa 50 volte quella di un proiettile, debba sicuramente creare un impatto formidabile non solo in superficie ma anche sotto la crosta terrestre.

Si potrebbe ipotizzare che l’onda d’urto provocata da un impatto tanto grande si sia propagata in profondità ben al disotto della litosfera, cioè attraverso il mantello superiore, il mantello inferiore e probabilmente fino al nucleo.

La logica farebbe pensare che questa formidabile onda d’urto, dopo aver fatto il giro del globo terrestre si sia ricomposta in un ipotetico “punto focale” situato agli antipodi del punto di impatto.

Ma c’è di più.

Secondo alcuni calcoli, il meteorite dovrebbe aver generato un cratere profondo dai 30 ai 40 km, ma in quell’area la crosta terrestre ha uno spessore compreso tra i 20 e i 30 km, quindi è molto probabile che il meteorite nel suo tremendo impatto abbia oltrepassato la crosta terrestre stessa e sia penetrato nel mantello sottostante.

In quest’ultima eventualità, l’onda d’urto si sarebbe propagata ancor più in profondità causando un vero e proprio sconquasso nel mantello e probabilmente abbia colpito con forza anche gli strati esterni del nucleo. Si potrebbe ipotizzare che quest’onda d’urto, propagandosi in profondità attraverso il mantello superiore ed inferiore, potrebbe aver raggiunto il nucleo

superiore comprimendolo e quindi causando la fuoriuscita di materiale magmatico verso la superficie nel lato opposto, grosso modo agli antipodi del punto d’impatto, dipendendo molto dall’angolo di impatto con il quale il meteorite ha colpito la superficie terrestre.   

In questo modo si potrebbe essere formato quello che viene chiamato dai geologi un “Mantle Plume” (Pennacchio del Mantello) in un punto che si trova circa agli antipodi dell’impatto.

Sorpresa

Cosa c’è agli antipodi del cratere di Chicxulub?

Proviamo a prendere un mappamondo: agli antipodi del punto di impatto del meteorite troviamo un’area dell’Oceano Indiano situata circa a metà tra il Madagascar e la costa ovest dell’Australia.

Ma dobbiamo considerare che al tempo dell’impatto meteorico il nostro mappamondo sarebbe stato differente da oggi poiché le placche tettoniche e quindi i continenti si sono spostati durante i 65-66 milioni di anni che sono trascorsi. Inoltre non conosciamo ne l’angolo di impatto del meteorite ne tanto meno la sua direzione, quindi abbiamo un elevato grado di incertezza riguardo a dove sia ubicato il punto antipodale dell’attuale centro del cratere di Chicxulub.

Per questa ragione è ragionevole ampliare la nostra area di ricerca attorno all’ipotetico punto agli antipodi, in modo da compensare questa incertezza, e facendo ciò troviamo qualcosa di molto interessante a circa 500 km a est del Madagascar.

Cosa c’è a circa 500 km a est del Madagascar?

L’isola di Réunion.

Cos’ha di tanto particolare l’isola di Réunion?

Sorpresa! L’isola di Réunion è un’isola vulcanica che sta sopra ad uno degli “Hot Spot” più famosi del pianeta il quale è alimentato dallo stesso “Mantle Plume” che circa 65-66 milioni di anni fa dette vita a una serie di tremende eruzioni nella regione indiana del Deccan, poiché l’India a quel tempo era un’isola e si trovava esattamente sopra l’Hot Spot di Réunion!

Quindi, con una certa approssimazione, circa agli antipodi dell’impatto del meteorite che causò l’estinzione di massa “Evento K-T” avvenuto 65-66 milioni di anni fa, c’è il pennacchio del mantello che ha originato i Trappi del Deccan.

Interessante non è vero?

Probabilmente quel Pennacchio del Mantello è stato originato proprio dall’immane impatto il quale creò una colossale onda d’urto che fece risuonare tutta la terra come una campana attraversando non solo superficialmente ma anche in profondità il mantello superiore, il mantello inferiore e probabilmente anche lo stesso nucleo, fino a generare al lato opposto dello stesso un Mantle Plume il quale a sua volta, risalendo attraverso il mantello e giungendo alla crosta, causò una delle più sconvolgenti e prolungate eruzioni vulcaniche nella storia del pianeta.

Inoltre, la risalita verso la superficie di questo potente Mantle Plume che ancora oggi dopo decine di milioni di anni sta alla base dell’Hot Spot di Réunion, all’epoca della sua formazione potrebbe aver prodotto anche un forte, fortissimo moto convettivo nel mantello superiore in quell’area, un moto convettivo eccezionalmente potente che probabilmente spinse a gran velocità la Placca Indiana verso nord, fino a che essa si scontrò con la Placca Euroasiatica generando in tal modo la Catena Himalayana.

Infatti, se uno esamina le montagne della Terra, può trovare alquanto peculiare il fatto che le 50 cime più elevate del pianeta si trovino tutte dentro il complesso Himalaya-Karakorum.

Questa imponente catena montuosa si è formata dallo scontro della Placca Indiana con la Placca Euroasiatica e si sta ancora innalzando poiché la Placca Indiana non ha smesso di spingere verso nord a grandissima velocità.

Conclusione

È estremamente improbabile che eventi di tali proporzioni, accaduti in un ristretto intervallo temporale, siano disconnessi tra di loro. In questo articolo ho voluto esporre un’ipotesi che in qualche modo li collega insieme.

L’estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene, i Trappi del Deccan, il cratere di Chicxulub, la catena Himalayana, sono probabilmente tutti collegati da un filo comune e sembrano tutti avere per origine l’enorme meteorite che colpì la Terra circa 65-66 milioni di anni fa.

Giovanni – Attività Solare

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