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Autore: Carlo Colarieti Tosti
Data di pubblicazione: 11 Febbraio 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=52326

Un breve aggiornamento per fare il punto della situazione.

Ecco che dopo tanto gridare al lupo al lupo il “lupo” è arrivato veramente. Siamo alla realizzazione di un ESE cold (quello vero) in avvio nel suo tempo t=0 l’11 febbraio cioè oggi. Lo possiamo costatare dal superamento della soglia dei -5,5K m/s dei flussi di calore calcolati su un intervallo di 40 giorni, visibile nel grafico di figura 1, e dal grafico della sezione verticale del NAM in figura 2 dove sono illustrate le varie fasi. A supporto anche il grafico del NAM10hPa in figura 3 che evidenzia il deciso superamento della soglia di +1,5 sia del NAM che dell’indice SEI a sancire l’avvio dell’Evento Stratosferico Estremo.

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Tornando alla figura 2 la fase 1 è il periodo di LHFE (Low Heat FLux Event) che si sta chiudendo in questi giorni la cui dinamica è  contrassegnata al numero 2 nel riquadro bianco. Il numero 3 indica l’impulso troposferico che avvia tutta la dinamica che porta all’ESE cold con evoluzione di tipo T-S-T. La fase 4 di ridimensionamento dell’indice AO è proprio tipica degli ESE cold come da figura 4 nel riquadro rosso. Si verifica quando la forte espansione della massa, che interessa fortemente la colonna atmosferica compresa tra 3 e 300hPa, comporta un crollo della temperatura (figura 5) e del geopotenziale provocando una compressione atmosferica al di sopra dei 3hPa e al di sotto dei 300hPa con susseguente risalita, temporanea, del NAM ovvero di un aumento del geopotenziale. Si vede molto bene dal grafico in figura 2 la realizzazione della successiva dinamica S-T con la propagazione in troposfera di quanto sopra descritto con il geopotenziale destinato ad una successiva caduta.

Tutta la dinamica non è senza sorprese presentando più di una eccezione. La prima riguarda la particolarissima situazione in cui si verificherà questo evento in cui l’indice di tipo di circolazione, in figura 6, suggerisce una circolazione di tipo baroclino, quindi con vortice potenzialmente soggetto a disturbi, così come evidenziato dal riquadro viola. Normalmente gli ESE cold sono il frutto di una prolungata e anomala circolazione barotropica.

La seconda anomalia riguarda l’intera dinamica che a seguito del LHFE (Low Heat FLux Event); esattamente 45 giorni dopo l’opposto HHFE (High Heat Flux Eent), avrebbe dovuto seguire una ripresa dei flussi di calore che a dire il vero era iniziata, come ben apprezzabile in figura 1, ma poi non solo si è interrotta ma addirittura ha subito un forte calo. Dalla figura 7, inerente il grafico delle tendenziali degli eventi dei flussi di calore su 40 giorni e degli eventi previsti secondo l’attività d’onda del modello IZE, si nota la perfetta correlazione fino ad inizio terza decade di gennaio poi improvvisamente la curva dei flussi osservati ha cambiato pendenza. Ovviamente deve essere intervenuto qualche elemento che di primo acchito attribuirei alla debole attività convettiva equatoriale che ha contraddistinto gran parte dell’inverno.

Cosa aspettarci per il futuro? Viste le difficoltà fin qui avute direi di navigare a vista, però posso lanciare un’ipotesi. La notevole chiusura del vortice che si potrebbe realizzare potrebbe costringerlo a latitudini veramente elevate e potrebbe innescare la risalita verso nord dell’anomalia positiva di geopotenziale che ha caratterizzato fin qui il Mediterraneo centrale. La notevole circolazione zonale alle alte latitudini potrebbe favorire il tilting della struttura favorendo l’innesco di una circolazione secondaria orientale o nord orientale sul Mediterraneo centrale. Ripeto questa al momento è solo un’ipotesi che deve trovare più di qualche conferma, però è una possibilità oltre alla scontata zonalità che merita di essere valutata.

Vedremo…

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