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Autore: Admin
Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=53592

Distorcendo i dati si terrorizza la popolazione mondiale, proprio come profetizzato nel romanzo di Michael Crichton “Stato di paura”

di Gianluca Alimonti e Luigi Mariani

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Premessa

Il 13 ottobre, in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi, è uscito il report ONU “Human cost of disasters – An overview of the last 20 years 2000-2019”, fondato su dati che provengono dal dataset EM-DAT del CRED (Center for Research on the Epidemiology of Disasters) dell’Università cattolica di Lovanio in Belgio. Per far comprendere al lettore il tono del messaggio che l’ONU ricava dall’analisi condotta, riportiamo qui di seguito la traduzione in lingua italiana dell’introduzione, firmata dagli autori Mami Mizutori (Special Representative of the Secretary-General for Disaster Risk Reduction and Head of the UN Office for Disaster Risk Reduction) e Debarati Guha-Sapir – Professor, Centre for Research on the Epidemiology of Disasters, Institute of Health and Society, UCLouvain, Belgium).

Nei primi vent’anni da questo nuovo secolo il rischio di disastri ha assunto nuove modalità e dimensioni a ogni anno che passa. I disastri non hanno atteso il proprio turno e un rischio crescente è ad essi interconnesso. I fattori di rischio e le conseguenze si stanno moltiplicando con un effetto a cascata che li interconnette in modi imprevedibili. Dobbiamo disporre di strategie nazionali e locali per la riduzione del rischio di catastrofi che siano adeguate allo scopo. L’impegno politico, le strategie e la pianificazione degli scenari non sono mai stati così importanti come oggi per la gestione del rischio di catastrofi.

Anche se questo rapporto si concentra principalmente sull’incredibile aumento dei disastri legati al clima negli ultimi vent’anni, si propone altresì di stimolare il rafforzamento della governance del rischio di catastrofi per l’intera gamma di disastri naturali e antropici, inclusi quelli ambientali e tecnologici e biologici.

Nel breve termine, le agenzie di gestione dei disastri sono riuscite a salvare molte vite attraverso una sempre più elevata preparazione e dedizione del personale e dei volontari. Tuttavia la probabilità di disastri continua a crescere e ciò in particolare per effetto delle nazioni industriali che stanno fallendo miseramente nella riduzione della serra emissioni di gas a livelli commisurati all’obiettivo desiderato di mantenere il riscaldamento globale a 1,5 ° C come stabilito nell’accordo di Parigi.

Allo stesso tempo, quasi tutte le nazioni non sono riuscite a prepararsi adeguatamente per prevenire l’ondata di morte e malattia scatenata in tutto il mondo dalla pandemia COVID-19 nonostante i molti stimoli a farlo da un pletora di esperti tra cui OMS, UNDRR e altri.
È sconcertante che continuiamo volontariamente e consapevolmente a gettare i semi della nostra stessa distruzione, nonostante la scienza ci stia provando che stiamo trasformando la nostra unica casa in un inferno inabitabile milioni di persone.

Occorre una vera governance se vogliamo liberare questo pianeta dal flagello della povertà, dall’ulteriore perdita di specie e di biodiversità, dall’esplosione del rischio urbano e dalle peggiori conseguenze del riscaldamento globale.

La Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi di quest’anno, il 13 ottobre, è interamente incentrata sulla governance del rischio ed occorre dare un particolare  risalto alle parole del Segretario generale delle Nazioni Unite: “Se non cambiamo rotta entro il 2020, rischiamo di superare il limite oltre il quale non potremo più evitare il cambiamento climatico incontrollato, con conseguenze disastrose per le persone e tutti i sistemi naturali che ci sostengono”. Deve arrivare un cambiamento. Ci auguriamo che questo rapporto aggiunga peso all’argomento a favore dell’azione sul clima e il rafforzamento generale della governance del rischio di catastrofi.”

Tale introduzione  è stata abbondantemente ripresa dalla stampa e dai media che hanno sottolineato il fatto che i disastri naturali sono praticamente raddoppiati nel 2000-2019 rispetto al 1980-1999, fatto evidenziato nella figura 1 del report. Ma se questo è vero sul piano meramente numerico proviamo a ragionare un poco più a fondo sulle serie storiche per vedere se l’allarme lanciato dall’ONU abbia o meno fondamento.

Una analisi dei dati presentati nel report ONU

La tabella 1 riporta in azzurro i dati riportati nella figura 1 del rapporto ONU e in nero le nostre elaborazioni.

Anzitutto è chiaro a tutti che le perdite economiche debbono essere normalizzate: se infatti vi è più ricchezza le perdite sono maggiori. In tal senso si è utilizzato il prodotto lordo dell’economia mondiale espresso in trilioni di US$ (fonte: World GDP over the last two millennia ). La media del periodo 2000-2019 è praticamente raddoppiata rispetto a quella del 1981-1999, passando da 46.9 a 93.3 trilioni (+99%), per cui le perdite economiche normalizzate al periodo 1981-1999 si sono ridotte del  9%.

Analogamente si può procedere con la popolazione mondiale, che nel ventennio 2000-2019 risulta mediamente di 6,9 miliardi contro i 5,5 miliardi del ventennio 1981-1999. Le perdite di vite umane normalizzate al periodo 1981-1999 si sono ridotte del 25% e le persone colpite si sono ridotte dell’1%.

A questo punto passiamo ad analizzare il numero di disastri naturali. Al riguardo la figura 1 è più che mai eloquente, in quanto ci indica che i disastri naturali salgono fino a metà anni 90 e poi diventano stazionari o appaiono in lieve calo. La crescita registrata fino agli anni ’90 dipende a nostro avviso da:

  1. maggiori capacità di monitoraggio (una volta molti fenomeni accadevano senza che ce ne accorgessimo mentre oggi con satelliti, cellulari, ecc. si documenta assai meglio il tutto). Tale problematica è peraltro da tempo nota agli esperti, come chiaramente evidenziato dal giornalista scientifico Andrew C. Revkin in un post del 2009 (https://dotearth.blogs.nytimes.com/2009/02/23/gore-pulls-slide-of-disaster-trends/)
  2. aumento della popolazione e dei beni esposti, non solo perché determina la necessità di rinormalizzare i danni umani ed economici, come dianzi fatto, ma perché spinge ad incrementare ulteriormente il numero di disastri segnalati (se un’alluvione ha luogo in una landa totalmente disabitata è altamente improbabile che la stessa venga segnalata).

Figura 1 – Disastri naturali suddivisi per tipologia dal 1970 al 2019 (fonte CRED – EM_DAT).

Figura 2 – Mortalità conseguente ai disastri naturali. Valori per decade (fonte CRED – EM_DAT).

L’attuale fase di decrescita nel numero di eventi estremi

Veniamo infine ad analizzare la decrescita in atto da fine anni 90 ad oggi. Per fare ciò sono stati considerati i dati sui disastri totali presentati nel diagramma in figura 5 del report ONU e li si è analizzati applicando il test di Mann Kendall del software Makesens. Il risultato è che, nonostante le maggiori capacità di monitoraggio e la maggior quantità di beni esposti, il trend è negativo con un confidenza del  99%.

Conclusioni

In sintesi dunque il periodo 2000-2020 mostra il calo dei disastri naturali, delle perdite di vite umane e dei danni economici mentre il messaggio che è stato diramato coram populo dal’ONU è stato di segno totalmente opposto. Possibile che si stia manifestando quanto descritto nel romanzo di fantascienza “Stato di paura” di Michael Crichton? Concludiamo rilevando che il significativo calo nel numero dei disastri naturali attesta a nostro avviso il fatto che il clima non sia affatto impazzito e che al contempo le attività di prevenzione stanno dando frutti importanti.

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