23 settembre 2018 - 7:00 am Pubblicato da
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Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 22 Settembre 2018
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=49361

 

L’articolo (e anessa recitazione) comparsi qualche giorno fa sul Corriere rappresentano probabilmente il punto più basso nella storia già di per sè ingloriosa dell’informazione climatica mainstream italiana. Innanzitutto per il fritto misto di clamorose fake news e affermazioni scientificamente spericolate già oggetto di un precedente post su CM. Ma soprattutto per il salto di qualità nella strategia comunicativa che si caratterizza per l’uso spregiudicato di tecniche di spin doctoring tipiche della comunicazione politica.

Dopo la sequela di clima-assurdità a cui il lettore si è assuefatto ormai da anni, infatti, l’articolo affronta il tema del negazionismo climatico. Sorvolando sull’uso già di per sè assai politico e storicamente abominevole del termine negazionista in un contesto che ha la pretesa di definirsi “scientifico”, quello che più colpisce è la pretesa di ridurre l’opposizione scientifica alla teoria del Global Warming Antropogenico (AGW) ad una opaca entità politica finanziata da personaggi occulti e in odore di lobby petrolifere. Nell’articolo, infatti, alla scienza che si vorrebbe “consolidata” viene contrapposta specularmente la sinistra “Global Warming Policy Foundation”, in apparenza una spectre potentissima e para-massonica, nella realtà una fondazione semi-sconosciuta con un budget da sagra di paese e un sito internet completo di nomi, cognomi e intendimenti.

Davide e Golia

Tanto per dare un’idea, il budget annuale a disposizione della temibile fondazione negazionista in questione sarebbe sufficiente a coprire a stento le spese di qualche ora di lavoro di una COP climatica. A fronte, per esempio, del trilione di dollari (due milioni di miliardi delle vecchie lirette) stanziato dalla sola Breakthrough Energy Coalition (BEC), fondata in piena COP21 con l’intento di finanziare progetti per la produzione di energia a zero emissione di CO2 e partecipata da tre degli uomini più ricchi del mondo: Bill Gates, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos.

Il fronte della “scienza climatica consolidata”, infatti, ha una disponibilità di spesa praticamente illimitata e vanta una galassia di finanziatori e stakeholders tanto vasta quanto indefinita. Tanto per dare qualche altro numero, la sola implementazione delle azioni di “adattamento e mitigazione” della Climate Change Convention delle Nazioni Unite richiede lo stanziamento di circa 100 miliardi di dollari all’anno, una cifra superiore al prodotto interno lordo della stragrande maggioranza dei paesi africani. Per non dire delle numerose iniziative di fondi di investimento trilionari (privati e sovrani) che con il pretesto della lotta al global warming distolgono investimenti ingentissimi dalle società “value” (petrolifere su tutte) a favore di quelle “growth” (high-tech, rinnovabili). Ovvero spostano i soldi degli investitori direttamente nelle tasche dei Gates, Zuckerbeg e Bezos: proprio quelli della BEC appena citata. Quando si dice il caso.

La rappresentazione dell’opposizione scientifica all’AGW nelle forme di una organizzazione para-massonica e rovinamondo ha lo scopo nemmeno troppo nascosto di gettare discredito su chiunque osi contestare la “scienza consolidata”: qualsiasi pensiero difforme dal mainstream sottende interessi inconfessabili e fini spregevoli, e va quindi stroncato senza esitazione. È un esercizio scientificamente ignorante, e socialmente pericoloso perché giustifica la character assassination di chiunque osi mettere in discussione il dogma. A partire da quegli stessi scienziati che pretendono di ballare da soli, e di cantare fuori dal coro.

Al rogo! Al rogo!

L’opposizione scientifica alla narrativa dominante, infatti, esiste davvero, vanta nomi prestigiosi e non è residuale come si vorrebbe far credere. La famosa storiella del 97% di consensus, per esempio, è una vera e propria clima-bufala: molto maggiore di quel ridicolo 3% la letteratura scientifica che non attribuisce all’uomo un ruolo preponderante nel riscaldamento globale. E quel numero si arricchisce di nuovi contributi, man mano che le previsioni dei modelli matematici vengono clamorosamente smentite dalla realtà: solo 0.85 gradi di aumento globale della temperatura negli ultimi 170 anni, a fronte dei 12 gradi che l’articolo vorrebbe aggiungere nei prossimi 80 anni.

La schiera degli spregevoli negazionisti vanta in Italia nomi del calibro di Antonino Zichichi, su posizioni apertamente scettiche e Carlo Rubbia, più moderato del primo nella sua critica alla narrativa dominante, ma comunque tacciabile di negazionismo, con i criteri di valutazione del Corriere. A livello mondiale, poi, troviamo emeriti del MIT come Richard Lindzen (autore di un bellissimo pezzo che chiunque si accosti al tema del global warming dovrebbe leggere), accademici di fama come Judith Curry,  John Christy e Roy Spencer, o Harold Lewis, solo per fare qualche nome.

Non sono nomi casuali questi: è tutta gente che ha pagato in prima persona le proprie posizioni in ambito scientifico, e che è stata sottoposta alla character assassination già menzionata: finendo nel mirino degli ambientalisti, linciati su internet in millemila siti di ortodossia climatista, accusati di collusione coi petrolieri, costretti all’abbandono di cattedre o società scientifiche prestigiose. Quando non destinatari di pallottole vere come successo proprio a Christy durante l’ennesima marcetta verde e pacifista dell’Earth Day: ieri medagliato dalla NASA per altissimi meriti scientifici Christy, e poi oggetto di una fatwa da parte del tribunale del Climate Change con l’accusa di alto tradimento climatista.

Judith Curry ha rassegnato le dimissioni dalla prestigiosa cattedra del Georgia Institute of Technology in polemica con quella che ha definito la “natura avvelenata del dibattito scientifico sul global warming”. Harold Lewis, un curriculum accademico semplicemente straordinario, nel dimettersi dall’American Physical Society denunciò pochi mesi prima di morire in una lettera drammatica “la truffa del riscaldamento globale, con (letteralmente) migliaia di miliardi di dollari che la guidano, che ha corrotto così tanti scienziati, e ha travolto l’APS come un’onda anomala”.

In chiusura di monologo l’autrice recitaio sto con la scienza. Bella frase, ad effetto. Ricorda molto il Defence Science della autonominata “Resistenza” anti-trumpiana a stelle e strisce. E offre una chiave di lettura finalmente più chiara di un pezzo che sarebbe stato incomprensibile nei suoi intenti, se in chiusura non ci fosse stato l’ennesimo pippettone anti-trumpiano del quotidiano in questione.

Chiunque ami e pratichi la scienza dovrebbe stare con Harold Lewis. Difendere la scienza è mettersi in discussione, seminare il dubbio, contestare i dogmi, intuire e indagare quello che altri non vedono o non vogliono vedere. Galileo Galilei fu processato perché negazionista agli occhi di chi difendeva l’ortodossia del sistema geocentrico, e Serveto pagò con la morte, tra le altre cose, anche l’intuizione che era il cuore a pompare sangue ai polmoni, in opposizione alla teoria allora ritenuta “consolidata” di Galeno: negazionista anche Serveto, e bruciato sul rogo assieme ai suoi libri.

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“La scienza è consapevolezza della fallibilità degli esperti” – Feynman

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