10 Gennaio 2019 - 7:00 am Pubblicato da
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Autore: Guido Guidi
Data di pubblicazione: 09 Gennaio 2019
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=50048

Premessa: avere idee è un pregio, ma quelle idee devono essere supportate da argomenti validi, altrimenti scadono nell’ideologia, ovvero nell’accezione negativa del termine, che prevede l’azzeramento del confronto e, soprattutto, la possibilità di cambiare idea, qualità ancora più pregiata.

Veniamo al punto. Alcuni giorni fa su Il Messaggero è comparso l’articolo che vedete qui sotto.

Apriti cielo! Un’ondata di freddo allontana i timori sul riscaldamento globale? E’ scattata subito la reprimenda, con un  intervento su Twitter del Cicap, che per l’occasione è uscito dagli ambiti del paranormale e delle pseudoscienze per ricordare al quotidiano che “l’ondata di freddo di questi giorni “non allontana i timori sul riscaldamento globale”, al contrario è una conseguenza dello scioglimento dei ghiacci artici”.

Oltre la solita discussione tra pro e contro, la reprimenda è stata applaudita da un noto profilo twitter, al quale – verrebbe da dire chi me lo ha fatto fare – ho risposto come segue:

Immediatamente, l’interlocutore ha chiesto quali fossero i dati scientifici a supporto della risposta, anche se non aveva dimostrato la stessa solerzia nei confronti di chi quella affermazione l’aveva fatta, evidentemente confidando nella loro qualifica di “esperti”. Nell’ordine ho risposto(qui, qui e qui), naturalmente dopo aver presentato regolari credenziali, puntualmente richieste dall’interlocutore:

  1. Il freddo di questi giorni è la conseguenza dello sviluppo di un’onda anticiclonica – definita blocco ad omega – sul cui fianco orientale è scesa l’aria fredda prodottasi dall’inizio della stagione fredda nell’entroterra russo.
  2. Le situazioni di blocco, che servono all’atmosfera per gli scambi latitudinali, sono note da sempre e non c’è alcun trend nella loro occorrenza.
  3. La teoria del freddo che viene dal caldo richiede un rallentamento del getto che per questo sarebbe soggetto a ondulazioni più pronunciate. Questo rallentamento non c’è. Chiunque avesse numeri diversi su questo li deve produrre, non il contrario.

Pare che questi non siano stati considerati dati, probabilmente con ragione perché sono “solo” le basi del mestiere, per cui ho aggiunto anche l’immagine che vedete sotto, che viene dal sito della NOAA e rappresenta la climatologia delle situazioni di blocco, calcolata sulla base del Blocking Index sviluppato da Tibaldi e Molteni negli anni ’90.

Il pannello in alto a sinistra è riferito ai mesi invernali e mostra chiaramente come, per l’emisfero nord, la maggiore incidenza delle situazioni di blocco riguardi proprio l’area appena ad est del meridiano di riferimento, pienamente concorde con quanto sta accadendo in questi giorni. Stranamente, non ho ricevuto alcuna risposta, ma la conversazione ha virato sui temi del negazionismo prima, del principio di precauzione poi, ed è finita ovviamente sul consenso, come potrete facilmente leggere seguendo la timeline di twitter.

Peccato che la conversazione si sia poi fermata, perché ho scoperto di essere stato silenziato, con buona pace dello scopo dei social, che evidentemente qualcuno non usa per socializzare, ovvero scambiarsi opinioni, quanto piuttosto per diffondere le proprie, abbandonando la discussione quando diventa difficile da sostenere.

La posizione di chi scrive sul negazionismo la conoscete, ma ricordarla non fa male: trovo che sia un termine offensivo che viene utilizzato per sopprimere il confronto e, per quanto a molti piaccia pensare che sia stato ormai sdoganato, il solo pensiero delle tragedie che evoca fa rivoltare lo stomaco, per cui è inaccettabile che possa essere utilizzato in qualsivoglia altro ambito, men che meno quello del confronto scientifico.

Circa il principio di precauzione: sono un tecnico, non un decisore, non un politico, non un ideologo, quindi mi fermo all’analisi dei numeri, come quelli qui sopra.

Sul consenso, bé, se è difficilmente digeribile in campo scientifico su ciò che è, figuriamoci se può esserlo su ciò che non è, come il freddo che viene dal caldo.

Finita qui? Non proprio.

Il Messaggero ha poi ritrattato, affermando di aver dimenticato un “non” nel titolo, che quindi sarebbe stato esattamente l’opposto.

Il Cicap è rimasto in silenzio, senza produrre alcuna informazione a supporto della reprimenda.

Allora visto che ormai ci siamo, le informazioni le propongo io. Ecco qua, da Science:

The weakening summer circulation in the Northern Hemisphere mid-latitudes

Allora è vero, la corrente a getto ha rallentato! Ehm… sì, un pochino, almeno così dicono le solite ricostruzioni modellistiche. Peccato che questo riguardi i mesi estivi, mentre NON c’è alcun segnale significativo per i mesi invernali. E non perché si sciolgono i ghiacci, che semmai è una conseguenza, quanto piuttosto per riduzione del gradiente latitudinale di temperatura, fatto che tra l’altro riduce il potenziale delle perturbazioni extratropicali, andando contro un altro cavallo di battaglia della comunicazione spicciola sull’AGW che non trova alcuna conferma nei dati reali, quello dell’aumento degli eventi estremi.

Ergo, abbiate pazienza cari esperti, influencer e commentatori a vario titolo, il freddo non viene dal caldo, fatevene una ragione.

Enjoy.

😉

NB: su questo post, più che mai, saranno moderati solo commenti nel merito, evitate riferimenti di ogni genere a quanti non partecipano alla discussione

Aggiornamento

Alla fine il Cicap ha risposto e, doverosamente, anche io:

Il nostro interlocutore, assordato dal silenzio, improvvisamente finisce il tempo, quindi non saprà mai (forse, perché magari gli cadrà l’occhio su qualche retweet) di aver preso una grossa cantonata, che avrebbe potuto evitare con un minimo di disponibilità all’ascolto. Questo dimostra che sono spesso quelli che fanno più uso dei social ad averne completamente distorto la funzione.

Per finire, stavolta spero sul serio, un breve commento alla fonte citata dal Cicap, ovvero al breve pezzo di Meteoweb.eu. Dato che ad andar con lo zoppo si impara a zoppicare mi viene da chiedere: dove sono i dati? Semplice, non ci sono. In compenso ci sono affermazioni da far rabbrividire, non per il freddo… (neretto mio)

[…] con l’aumento delle temperature medie aumentano anche gli eventi estremi, compresi i picchi di freddo. Il riscaldamento globale porta allo scioglimento dei ghiacciai artici e della stratosfera, oltre i 20 km di altezza, e tutto questo fa si’ che l’aria gelida non rimanga piu’ confinata al Polo Nord ma riesca a scendere sul Mediterraneo, e da li’ a invadere l’Europa, Italia compresa. Come succede sempre piu’ spesso, con ondate improvvise di gelo intenso da Nord, anche in America e in Asia“, spiega all’AGI.

Pare quindi che la sagra del copia e incolla selvaggio sia partita dall’AGI, senza che nessuno, tra altri esperti, influencer e commentatori vari abbia notato l’assurda sintesi, perché spero di questo si tratti, con la quale è stata diffusa l’ennesima stupidaggine megagalattica in tema di clima e tempo: La stratosfera si scioglie e l’aria gelida scende fin sul Mediterraneo. Non sapevo che la stratosfera fosse solida. E qualcuno pretendeva anche i dati a supporto della critica. Fossi l’esperto intervistato chiederei i danni.

Doppio enjoy.

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