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Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 28 Aprile 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=52777

Nel marasma dell’info-tainment virale di questi disgraziatissimi giorni, i soliti media non possono ovviamente rinunciare all’enunciazione del Verbo: quello Verde in rito Gretino. Ché le chiese possono benissimo restare chiuse, ma la bibbia del globalismo finanziario deve essere declamata ad ogni ora del giorno e della notte, pena l’enorme rischio che qualcuno si svegli di soprassalto col dubbio che le “catastrofi verdi” del pre-virus fossero solo frescacce utili a drenare il denaro dei contribuenti, e nulla più.

Ad assicurarsi che il lettore continui a dormire il verdissimo sonno dei giusti, ci pensa quindi il Guardian (e chi altri): una università tedesca ha scoperto, cartine geografiche alla mano, che  esiste una correlazione tra l’inquinamento e la quantità di decessi da coronavirus. Il concetto in sè non dovrebbe sorprendere: se vivi 40 anni in Valpadana difficilmente avrai i polmoni di un pastore del Gennargentu, e come tale sarai più suscettibile di patologie polmonari e associati esiti infausti. Correttamente, uno dei ricercatori dell’università in questione ha affermato che la ricerca non può dimostrare un “nesso causale”, quanto semplicemente una “forte correlazione”.

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D’altra parte, il solo buon senso basterebbe a suggerire cautela: lo studio in questione ha preso in esame in particolare le emissioni di biossido di azoto che, in quanto sotto-prodotto dei processi di combustione, rappresenta una sorta di indice di urbanizzazione. Se proprio di correlazioni si vuole parlare, quindi, bisognerebbe partire da quella più elementare: le aree industrializzate sono le più densamente popolate, quelle in cui milioni di persone utilizzano ogni giorno gli stessi mezzi pubblici, lavorano in edifici affollati con sistemi di aerazione condizionata, si affollano in locali chiusi nella stagione fredda. Tutte occasioni di contagio che nella provincia scarsamente urbanizzata hanno una rilevanza estremamente più bassa.

Ma poco importa, l’unica cosa che conta è salvare la narrativa:  pur nel vociare scomposto di giornalisti, opinionisti, politici ed espertoni che si parlano addosso e si contraddicono costantemente, l’unica certezza dei media salvamondisti è che il coronavirus è legato all’inquinamento: che si tratti di NO2 o polveri sottili ha poca importanza. Il tutto, mentre le esternazioni di premi nobel che attribuiscono il virus ad una manipolazione in laboratorio non contano nulla, sono “fake news”.

In questo contesto si inserisce perfettamente il recente tweet di Greta, che citando (ovviamente) il Guardian, esulta per il mirabolante programma del comune di Milano che annuncia una mega-limitazione del traffico automobilistico per promuovere l’uso delle biciclette: “in risposta al coronavirus”. Sorvolando sulle prevedibili manifestazioni di giubilo dei commercianti milanesi già annientati economicamente dalle conseguenze del virus, vale forse la pena ricordare che in un contesto pandemico muoversi con la propria autovettura rappresenta la scelta di gran lunga più sicura, rispetto all’utilizzo dei mezzi pubblici (a Milano ogni giorno quasi un milione di persone si assiepava nei vagoni della metropolitana).

Ma guai a minare le certezze granitiche di chi sa tutto, che a svegliare il sonnambulo verde si rischia di fargli male. Anche perché sono tante, le certezze messe in discussione negli ultimi tempi. Per esempio, l’esperienza del lockdown da coronavirus ci ha confermato che tipologie di inquinamento imputate esclusivamente alla maligna influenza umana, possono invece avere una importante componente naturale, come dimostrato dalla persistenza delle polveri sottili anche dopo settimane di quarantena collettiva e addirittura il raggiungimento di picchi record di concentrazione in Valpadana. Circostanza, quest’ultima, giudicata “incredibile” da Repubblica, dove i sonnambuli verdi non si contano.

Se non altro, il coronavirus ha avuto il merito di spostare (temporaneamente, sia chiaro) il dibattito dalle solite clima-scemenze al tema ben più serio dell’inquinamento urbano, mettendo in evidenza contraddizioni già rilevate su queste stesse pagine. Per esempio, se è vero che gli ossidi di azoto sono indubbiamente nocivi all’apparato respiratorio e le motorizzazioni diesel ne producono in quantità maggiore rispetto a quelle a benzina, va anche detto che vale esattamente l’opposto per la CO2, che ai nostri polmoni non nuoce affatto (alle concentrazioni atmosferiche) ed è emessa in quantità inferiori dai modelli diesel rispetto a quelli a benzina. Allora perché si fa la guerra all’uso del diesel in città nel nome della CO2? Ai sonnambuli l’ardua sentenza.

Queste semplici e per certi versi ovvie riflessioni dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che ci sono tante sfaccettature da considerare quando si parla di benessere, salute, inquinamento o qualità della vita della gente. E che prima di occuparsi di presunte quanto irrealistiche catastrofi climatiche, forse sarebbe il caso di guardarci attorno, e fare dei piccoli sforzi per rendere migliore la qualità della nostra vita. A partire dal diritto alla salute e al lavoro.

Ma nessuno si illuda, perché i sonnambuli verdi hanno già deciso: il mondo dei sogni è senza persone, con le biciclette rosse fiammanti parcheggiate lungo le strade deserte di Milano, le saracinesche dei negozi abbassate, i canali di Venezia senza gondole, le chiese chiuse e i fiorellini nelle ciminiere. Ché i soldi crescono sugli alberi, e aspettano solo di essere distribuiti. Restare chiusi in casa per mesi ad abbeverarci dei tweet di Greta & co. “ci apre la mente”. Montagnier invece è un vecchiaccio rintronato, e i virus non sono prodotti di laboratorio o della orrenda gestione sanitaria dei mercati cinesi di animali vivi, ma punizioni mandate da Gaia perché la gente non guida la Tesla. Il problema, semmai, è che “la gente ha una memoria selettiva”, e quindi ora stiamo tutti a parlare del coronavirus, ma non “degli incendi in Australia” o della “nave che un anno e mezzo fa ha attraversato il Polo Nord” (sic).

Se un coronavirus non basterà a cambiare il corso demenziale delle vicende umane all’inizio del 21simo secolo, e a risvegliare la moltitudine di sonnambuli verdi che governano e popolano il Pianeta in questi tempi sventurati, allora c’è da scommettere che lo farà qualcos’altro. Ad un costo collettivo infinitamente maggiore.

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