3 Marzo 2019 - 7:00 am Pubblicato da
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In questo articolo analizziamo i possibili effetti di una forte eruzione vulcanica in Islanda, visto che il Grimsvoth, il Bardarbunga e il Katla sono in serio stato di agitazione vulcanica.
Partiamo dalla più recente: nel 2010 l’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull causò grandi problemi benché fosse di tipo VEI 3, quindi molto più contenuta rispetto all’evento del Tambora (VEI 7) o del Laki (VEI 6).

Eruzione del 2010 delll’Eyjafjallajokull

Questa nube causò la sospensione di migliaia di voli aerei in tutta Europa, provocando la maggiore sospensione del traffico aereo dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’impatto sulla nostra società risultò considerevole: concerti, summit politici ed eventi sportivi vennero cancellati (tra cui la gara di motoGP in Giappone) e in generale tutti i mezzi di trasporto alternativi, come treni e autostrade, furono intasati, con code chilometriche e lunghe file alle biglietterie. I danni causati al commercio e al turismo ammontarono a 10 miliardi di euro circa (in soli 15 giorni di blocco).

La devastante eruzione del Laki nel 1783 (tra le cause della Rivoluzione francese)

L’eruzione del Laki, cominciata l’8 Giugno 1783 e in cui venne coinvolto anche il vulcano Grímsvöt, fu uno degli eventi più tragici degli ultimi secoli. Nel corso di sei mesi vennero versati ed espulsi 14 chilometri cubi di lava e cenere.

Il cratere del Laki oggi

Più di 9.000 persone persero la vita a causa degli effetti diretti dell’eruzione e circa 20.000 (un terzo della popolazione di tutta l’Islanda) morirono a causa della conseguente carestia del 1783-1784.

Il vento propagò la nube densa di cenere, che avvelenò il terreno e le falde acquifere, uccidendo metà della popolazione dei bovini islandesi e un quarto della popolazione di pecore e cavalli. Sulle aree esposte alla nube nulla cresceva, nemmeno i licheni. Ma l’eruzione ebbe effetti più diffusi negli anni successivi. Sembra che l’eruzione del Laki influì anche sul clima africano ed asiatico: la circolazione monsonica indiana fu indebolita, e questo portò ad anomalie negative nelle precipitazioni sull’area del Sahel. Il fiume Nilo ridusse drasticamente la sua portata. In Europa peggiorò la qualità dell’aria. Nell’estate del 1783 si assistette ad un boom di morti per patologie respiratorie (attacchi d’asma, bronchiti, polmoniti e crisi respiratorie) dovute alla presenza elevata di solfuri nell’aria, i quali inalati irritavano fortemente le vie respiratorie. Le estati si fecero fredde e piovose; non mancarono nevicate a bassa quota e gelate nei mesi di luglio ed agosto.

Coltivazioni distrutte da nevicate tardive

L’inverno che seguì fu uno dei più rigidi nella storia della Gran Bretagna. Negli anni seguenti l’Europa fu teatro di abbondanti nevicate, che, durante il successivo disgelo, causarono disastrose inondazioni. I cattivi raccolti e le morie di bestiame innescarono insurrezioni nelle popolazioni, che cominciarono a morire di fame. Era il 1789, anno della Rivoluzione Francese. E il Laki fu una della cause.

Gli effetti sul clima dovuti alla cenere

Il principale effetto che le eruzioni vulcaniche possono avere sul clima è dovuto alla “bruma” o “haze” in inglese. Piccole particelle sospese nell’atmosfera, come polveri e ceneri, possono bloccare l’arrivo della radiazione solare sulla terra, causando così un abbassamento delle temperature. Un effetto molto visibile della presenza di questa “bruma” è il sensibile arrossamento dei tramonti. Questo avviene perché particelle con dimensioni inferiori al micron presenti nella stratosfera e nell’alta troposfera hanno una diffusione ottica preferenziale per le lunghezze d’onda verso il rosso.

Ma non è tanto la quantità di polveri eruttata a contribuire a questo effetto, quanto piuttosto la presenza di anidride solforosa nelle ceneri. Infatti se la percentuale di anidride solforosa è alta, l’eruzione può causare un abbassamento della temperatura molto più sensibile, rispetto a un’eruzione magari più potente, ma con un contributo di anidride solforosa minore.

Questo avviene perché le molecole di anidride solforosa si combinano con il vapore acqueo presente nella stratosfera, creando nuvole dense di acido solforico. Queste ultime possono rimanere nell’atmosfera per anni interi, diminuendo la temperatura della troposfera poiché assorbono la luce solare e la rispediscono verso lo spazio.

Ritornando agli effetti sul traffico aereo e sul commercio in generale, cosa accadrà quando erutterà nuovamente un vulcano islandese con tale potenza? Potremo aspettarci un blocco totale del traffico aereo per circa un anno ed un drammatico quanto rapido peggioramento delle condizioni climatiche europee. Il blocco dei trasporti ed il crollo della produzione agricola potrebbe far rimanere gli scaffali dei supermercati vuoti (specie nel Nord Europa, strettamente dipendente dalle esportazioni ortofrutticole dai paesi del Sud). Non di meno, un forte incremento nei prezzi dei generi di prima necessità. Insomma, le basi per un disordine generalizzato e frequenti rivolte ed episodi di violenza. E visto lo stato in cui versa la UE già adesso (Gilet Gialli, Brexit, stagnazione economica, alti tassi di criminalità e degrado, come ad esempio nelle periferie di Parigi, Londra, Bruxelles) non c’è da stare tanto tranquilli (vedi Rivoluzione Francese)…

Alessio

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