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A stabilirlo, con un lavoro pubblicato su Earth-Science Reviews, un team di ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (DISTAR) dell’Università di Napoli Federico II e del Dipartimento di Fisica e dell’Osservatorio Astronomico dell’Università di Padova.

Lo studio dimostra che specifiche risonanze astronomiche associate alla rivoluzione dei pianeti intorno al Sole sono responsabili delle maggiori oscillazioni osservate sia in record usati per descrivere l’attività solare che in record usati per ricostruire i cambiamenti climatici nel nostro pianeta durante l’Olocene, cioè negli ultimi 12000 anni.

Lo studio si focalizza in particolar modo sul ciclo detto di Hallstatt, che ha un periodo di circa 2100-2500 anni. Questo ciclo è il più lungo delle oscillazioni che caratterizzano sia i record di radiocarbonio C-14 e di Berillio-10 usati per ricostruire l’attività solare del passato, che numerosi proxy usati per ricostruire il clima sulla Terra.

Questo ciclo prende il suddetto nome perché la Piccola Era Glaciale (1300-1800 AD), e l’epoca fredda che ha caratterizzato la cultura dell’Europa centrale dell’età del bronzo e degli inizi dell’età del ferro sviluppatasi in Austria in Hallstatt (750-400 BC) e le precedenti maggiori epoche fredde del pianeta durante l’Olocene, sono separate da circa 2100-2500 anni.

Ruotando intorno al Sole, i pianeti generano oscillazioni gravitazionali ed elettromagnetiche nell’Eliosfera, cioè nell’intero Sistema Solare, dando origine a specifiche strutture sincronizzate dette risonanze stabili. Gli autori dimostrano che la principale risonanza stabile generata dalla rivoluzione di Giove, Saturno, Urano e Nettuno intorno al Sole ha un periodo di 2318 anni ed il movimento orbitale associato ad essa è perfettamente sincronizzato con il ciclo di Hallstatt.

Gli autori calcolano anche le altre risonanze stabili del sistema solare generate dai pianeti maggiori e mostrano che le più importanti includono il ciclo di Jose (159-181 anni), il ciclo di Gleissberg (82-97 anni) e i cicli di 60 e 20 anni che sono stati spesso osservati in dati relativi sia all’attività solare che ai cambiamenti climatici. Questi ultimi includono anche i record della temperatura superficiale della Terra negli ultimi 160 anni.

Gli autori argomentano che le risonanze stabili nei campi gravitazionale ed elettromagnetici del sistema solare contribuiscono a modulare oscillazioni sia nell’afflusso di raggi cosmici, cioè delle particelle energetiche che provengono dallo spazio profondo ed entrano nel sistema solare e quindi anche nell’atmosfera terrestre, sia nello spostare con movimento ondeggianti le polveri interplanetarie che finiscono per precipitare sulla Terra. Entrando nell’atmosfera i raggi cosmici producono atomi di C-14 e Be-10 ed, insieme alle polveri interplanetarie favoriscono la formazione delle nuvole sulla Terra, influenzando grandemente il clima in modo ciclico. In modo analogo, tali risonanze stabili modulano il vento solare e l’attività sismica/vulcanica sincronizzandola con l’attività solare.

Lo studio mostra che come il movimento della Luna intorno alla Terra regola le maree oceaniche, il movimento dei pianeti regola le maggiori oscillazioni solari e, quindi, anche le oscillazioni climatiche della Terra (eruzioni vulcaniche maggiori, ingresso raggi cosmici, tempeste solari). Questo risultato suggerisce nuove interpretazioni anche dei cambiamenti climatici osservati negli ultimi decenni e possono dare origine a più accurati modelli per prevedere i cambiamenti futuri sia dell’attività solare che del clima terrestre.

Fonte: Università Federico II di Napoli

Riferimento: Scafetta, N., Milani, F., Antonio Bianchini, A., Ortolani, S.: On the astronomical origin of the Hallstatt oscillation found in radiocarbon and climate records throughout the Holocene. Earth-Science Reviews 162, 24-43, 2016.
Web: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0012825216301453

Alessio