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Autore: Luigi Mariani
Data di pubblicazione: 26 Giugno 2020
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=53046

Premessa

Per motivi professionali mi trovo spesso a contatto con i dati di centinaia di stazioni meteorologiche, il che mi porta a diffidare di dati che a prima vista possono apparire come degli outlyers.

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Lo stesso tipo di sospetto è insorto quando ho appreso dai mezzi di comunicazione il dato di temperatura massima giornaliera di 38,1°C registrati dalla stazione russa di Verkhoyansk il 20 giugno 2020.

Per inciso Verkhoyansk  non è un stazione qualunque, in quanto nei testi classici di climatologia (cito a memoria, non avendolo qui con me, il testo di Climatologia di Mario Pinna edito da UTET nel 1972) è indicata come una delle stazioni che a livello mondiale ha il più elevato livello di continentalità, concetto che può essere convenientemente espresso come differenza di temperatura media fra il mese invernale più freddo e il mese estivo più caldo.

Osservo anche che oltre il circolo polare artico in questi giorni di solstizio estivo vengono raggiunti livelli di radiazione solare elevatissimi, dunque in assenza di copertura nevosa e con ridotti flussi  calore latente il bilancio energetico di superficie è spinto a dare temperature massime elevate. Sull’area è inoltre presente da diverso tempo un’anomalia termica positiva piuttosto intensa, frutto dell’assetto assunto dalla circolazione atmosferica.

Alcune verifiche

La prima cosa che mi è venuto in mente di fare è quella di verificare se nel dataset internazionale GSOD della Noaa vi fossero dati per Verkhoyansk o per altre stazioni vicine. Mi sono così accorto che la stazione Verkhoyansk (codice sinottico 24152, altezza 683 m slm, 68.850° di latitudine Nord e 127° di longitudine Est) non ha mai inviato dati nel 2020, il che non significa necessariamente che la stazione non stia funzionando ma potrebbe benissimo essere effetto del fatto che il servizio meteorologico russo invia i dati di tale stazione con ritardo e dunque che gli stessi non entrano nel circuito globale di scambio dei dati meteorologici noto come GTS (Global Telecommunication system).

Su GSOD ho reperito invece i dati di Dzardzan (codice sinottico 241430, altezza 39 m slm, 68.733° di latitudine Nord e 124° di longitudine Est), stazione che sta grossomodo 300 km più a ovest di Verkohyansk, che riporto qui di seguito per il solo mese di giugno:

data TX TN
20200601 9.9 4.0
20200602 12.7 5.9
20200603 14.5 6.2
20200604 16.6 6.4
20200605 21.0 6.4
20200606 21.6 7.9
20200607 25.5 9.4
20200608 24.3 4.2
20200609 8.9 1.2
20200610 10.3 1.2
20200611 17.8 4.5
20200612 12.9 8.6
20200613 16.5 8.6
20200614 18.0 8.0
20200615 17.3 7.5
20200616 18.8 10.1
20200617 18.0 10.1
20200618 19.2 11.9
20200619 26.8 12.1
20200620 31.7 16.9
20200621 30.1 17.2
20200622 25.4 17.4

Come vedete a Dzardzan il 20 giugno c’è stata una massima di 31,7°C, ben 6,4°C in meno rispetto al dato registrato a Verkhoyansk.

Va detto inoltre che dall’immagine di Google earth (figura 1) si osserva che Verkhoyansk è in una conca coincidente con il bacino del fiume Jana che sfocia nel Mar glaciale artico. Tale conca è  compresa fra i monti di Verkhoyansk, la cui cima più alta raggiunge i 2389 m slm, i monti di Cerskij (cime più  alta il monte Pobeda – 3147 m slm) e i monti Suntar-Hajata, la cui cima più alta raggiunge i 2959 m slm.

Il primo dubbio che mi viene è che possa esserci di mezzo il foehn ma tale ipotesi è smentita dall’analisi della carte sinottica a 850 hPa del 20 giugno (figura 2) la quale mostra che non può esservi stato un foehn classico. Su Verkhoyansk è presente un promontorio anticiclonico connesso ad un vasto promontorio subtropicale di blocco con avvezione di masse d’aria calda da sudest ed effetti di compressione che si manifestano in quanto la massa d’aria nell’anticiclone è animata da un moto discendente dalla cima della troposfera fino agli strati prossimi al suolo. La caratteristica adiabatica di questa compressione o subsidenza favorisce l’aumento della temperatura negli strati prossimi alla superficie.

Le similitudini con il caso del 25 luglio 1988
Consultando la lunghissima serie storica 1895-2013 delle temperature giornaliere di Verkhoyansk presente nel sito ECAD e ho reperito i seguenti dati per il periodo che va dal 24 al 27 luglio 1988:

19880724    36,3    0
19880725    37,3    0
19880726    37,2    0
19880727    36,2    0

Sono allora andato a controllare i dati GSOD del 1988 per Dzardzan ed ho trovato che dal 24 al 27 luglio  1988 sono state registrate le seguenti massime :

19880724    mancante
19880725    31.7
19880726    22.1
19880727    28.8

Anche il 25 luglio 1988 Dzarzan ha dunque dato 31,7°C di massima (-5.6°C rispetto a Verkhoyansk), evidenziando dunque una fenomenologia del tutto analoga a quella osservata nel 2020.

Si noti anche dalla figura 2 che la configurazione sinottica del 25 luglio 1988 è simile a quella del 20 giugno 2020: anche in quel caso infatti è presente un vasto promontorio subtropicale di blocco con potente avvezione di masse d’aria calda da sud che però provengono dalle zone desertiche centro asiatiche a est del Caspio e non dall’area del Pacifico.

Conclusioni

Dal confronto con i dati di Dzarzan mi pare di poter dedurre che le alte temperature di Verkhoyansk siano un fenomeno a mesoscala frutto dell’interazione della circolazione con il potente e complesso sistema orografico che circonda tale località e che dunque non abbiano rilevanza a livello globale.

Colpisce inoltre la rilevantissima differenza di temperatura rispetto alla stazione di Dzarzan, evidenziata nel caso dell’evento estremo del 20 giugno ed evidente anche nell’altro evento estremo del 1988. Su questo sarebbe più che mai interessante acquisire il parere di un meteorologo esperto di quell’area.

Concludo precisando che non ho elementi per dubitare del dato rilevato a Verkhoyansk ma che sarebbe interessante poter verificare lo stato del sito e della sensoristica utilizzata per le misure.

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