6 aprile 2018 - 20:57 pm Pubblicato da
image_pdfimage_print

4 Aprile 2018

Ciò che sappiamo con certezza è che nemmeno i più potenti telescopi dei giorni nostri ci consentono di avere un’idea concreta dei corpi celesti presenti nell’Universo, tuttavia esistono alcuni fenomeni naturali che permettono di superare i limiti della nostra tecnologia. E’ quello che è successo con MACS J1149 + 2223 Lensed Star 1, il nome ufficiale della stella più lontana mai osservata dall’uomo, grazie al telescopio spaziale Hubble.

Soprannominata “Icaro” (in onore al personaggio mitologico greco che volò troppo vicino al Sole, perdendo le ali di piume attaccate con la cera), è ad oggi la stella più remota conosciuta, basti pensare che la sua luce attualmente osservata ha impiegato circa 9 miliardi di anni per raggiungerci, partendo quando l’universo con buona probabilità aveva solamente 3 miliardi di anni.

L’immagine in testata mostra nel dettaglio come nel 2011 Icaro fosse invisibile ai nostri telescopi, ma grazie al principio della “lente gravitazionale”, ecco che è avvenuta la magia che ci ha permesso di identificarla. Ma come funziona questo metodo di osservazione? Avviene grazie alla gravità esercitata da un massiccio ammasso di galassie poste nelle vicinanze, che riesce ad agire come una sorta di lente spaziale naturale, piegando ed amplificando la luce emessa.

Nel caso di Icaro, l’ingrandimento naturale è stato ricreato da un cluster di galassie situato a circa 5 miliardi di anni luce dalla Terra, chiamato MACS J1149 + 2223. Nella foto poco sopra è visibile un particolare dell’immagine ingrandito 2.000 volte, la galassia in cui è presente Icaro è visibile per ben 3 volte, a causa della distorsione indotta alla luce dalla gravità dell’ammasso di galassie.

La scoperta è avvenuta per caso come spesso accade, durante l’osservazione di una supernova nella lontana galassia a spirale. Nonostante la luminosità porterebbe a pensare che possa essere anch’essa una supernova, i ricercatori ipotizzano si tratti di una stella supergigante blu, questo perchè l’effetto di maggior luce sarebbe dovuto proprio all’amplificazione indotta dalla lente gravitazionale. Icaro dovrebbe essere molto più massiccia e calda del nostro Sole, oltre che centinaia di migliaia di volte più luminosa (o almeno lo era 9 miliardi di anni fa).

La scoperta di Icaro ha offerto un’opportunità unica per testare una teoria sulla materia oscura, quell’ipotetica componente che costituirebbe parte della massa dell’universo, ma che non risulta direttamente osservabile e si manifesta solamente attraverso gli effetti gravitazionali.

Una delle teorie afferma che la materia oscura potrebbe essere composta principalmente da un enorme numero di buchi neri primordiali, formati alla nascita dell’universo con masse decine di volte superiori a quella Sole. I risultati dei test tendono a smentire l’ipotesi, perché le fluttuazioni di luce delle stelle, monitorate con Hubble per 13 anni, sarebbero state diverse se ci fosse stata l’influenza di buchi neri di questo calibro.

Gli astronomi si aspettano di trovare in futuro molte più stelle come Icaro, l’occasione potrebbe arrivare in seguito al lancio del nuovo telescopio spaziale James Webb, previsto nel 2020 salvo ritardi. La straordinaria sensibilità di Webb potrebbe consentire non solamente la vista di stelle ad oggi invisibili, ma anche di rilevare ulteriori dettagli, tra cui la rotazione e dati dimensionali più precisi degli oggetti celesti.

Fonte Web: Hubble individua la stella più lontana a 9 miliardi di anni luce, si chiama Icaro

Roberto
Attività Solare

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars
(5 voti, media: 5,00 su 5)
Loading...