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FRANCO BATTAGLIA – 27 GENNAIO 2020

L’anno scorso 15 professori universitari italiani hanno sottoscritto una petizione che invitava a non cadere nella trappola dei deliri ambientalisti, in base ai quali il surriscaldamento del pianeta dipenderebbe soprattutto dall’inquinamento creato dall’uomo.
In pochi mesi la petizione ha raccolto oltre ottocento adesioni di scienziati di 18 Paesi.
Essa è stata inviata al Quirinale, al governo e al Vaticano, ma nessuno ha voluto ricevere i suoi autori.
La politica preferisce parlare di ambiente con Greta, che non va più neppure a scuola e si atteggia da santona, piuttosto che con chi da decenni studia il clima.
E poi magari a Roma c’è chi ha il coraggio di dire che investiamo poco nell’Istruzione.
Abbiamo parlato con tre professori firmatari della petizione. Il geologo Uberto Crescenti, già magnifico rettore a Chieti e Pescara, il climatologo Nicola Scafetta, dell’Università di Napoli, e Francesco Battaglia, chimico dell’Università di Modena. Sono da anni impegnati a riportare il dibattito sull’ambiente su un piano scientifico, libero dalle isterie di massa sollecitate da alta finanza e multinazionali, che cavalcano il tema del surriscaldamento del pianeta per monetizzarlo.
Lo schema è chiaro: diffondere il panico sul cambiamento climatico, legarlo all’azione umana con studi finanziati allo scopo, far delegittimare dai media gli scienziati che la pensano diversamente e poi cavalcare i timori del popolo bue, facendoci affari sopra e mettendogli le mani in tasca.

Il geologo Uberto Crescenti
«Se neghi che il caldo è colpa dell’uomo ti tagliano i fondi»

Professor Crescenti, perché ha firmato la petizione contro il catastrofismo ambientale?

«Negli ultimi decenni i mass media in tema di clima hanno dato ampio risalto alle opinioni dei catastrofisti, secondo i quali il mondo è destinato alla distruzione se non si attueranno politiche per limitare l’aumento della temperatura terrestre.
Nel 1999 la Repubblica titolava che a causa del surriscaldamento il nostro pianeta aveva dieci anni di vita.
Ebbene, siamo ancora qui».

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Eppure il catastrofismo ha molti seguaci. Perché?

«Lo ha spiegato l’economista Enzo Gerelli: è freudiano, la gente crede al catastrofismo perché l’idea cementa e produce solidarietà»

A lei invece agita?

«I catastrofisti sostengono che l’aumento della temperatura vada limitato al massimo a due gradi, per evitare l’immane catastrofe, ma in passato ci sono state fasi più calde dell’attuale senza che si sia verificata la fine del mondo.
Centomila anni fa in Inghilterra vivevano ippopotami, elefanti, leoni e scimmie.
Nel Medioevo la temperatura era superiore di almeno 2-3 gradi rispetto a oggi.
Questi dati storici sono sistematicamente ignorati dai catastrofisti»

Da cosa è causato il riscaldamento del pianeta?

«Non si hanno dati certi.
Il sole è la causa principale mentre non lo è la anidride carbonica.
Non c’è correlazione tra l’aumento di questo gas nell’atmosfera causato dall’uomo e la variazione di temperatura».

Il catastrofismo però ha tra i suoi adepti anche molti scienziati.
Perché?

«L’economia verde è un business mondiale.
L’alta finanza ci ha scommesso e se sei un ricercatore allineato ottieni finanziamenti, altrimenti è difficile anche diffondere le tue opinioni.
Gli ambientalisti cercano di impedire i nostri congressi.
A volte ci è voluta perfino la polizia per allontanarli».

Sono accuse pesanti…

«Legga il libro di Mario Giaccio “Climatismo, una nuova ideologia”, è essenziale per capire gli enormi interessi che ruotano attorno al cambiamento climatico».

Come è stata accolta la vostra petizione?

«Nel mondo ci sono ottocento scienziati che l’hanno sottoscritta ed è diventata la Petizione dell’Europa sul Clima dal titolo: “Non c’è emergenza climatica”.
L’abbiamo indirizzata pure al Quirinale e a vari ministri»

Avete avuto risposta?

«Solo il Colle ha risposto, dicendo che per i troppi impegni non poteva riceverci.
Non ho potuto fare a meno di replicare che il presidente aveva avuto il tempo per incontrare Greta, non esperta di clima, mentre non trovava il tempo di ricevere professori universitari».

Che morale ne trae?

«Non si tiene conto della scienza ma di iniziative legate a ideologie senza fondamenti scientifici.
Suggestioni e politica pesano più di dati e statistiche.
Si vuol far credere che il 99% degli scienziati attribuiscono all’uomo la responsabilità del cambiamento climatico, ma in realtà non sono più del 40%».

Davvero?

«È stato provato che ricercatori collegati all’Onu taroccavano i dati per renderli utili alle loro idee.
Il Climagate è stato lo scandalo scientifico più grave del secolo».

Il climatologo Nicola Scafetta
«L’alta finanza punta a fare i soldi col verde a spese dei poveri»

Professor Scafetta, perché fa caldo?

«La verità è che non lo sa nessuno.
Caldo e freddo si sono sempre alternati nella storia del pianeta».

A causa dell’uomo?

«L’uomo fa parte del sistema ma non c’è accordo tra gli scienziati su quanto egli contribuisca al cambiamento climatico.
Periodi caldi e freddi si sono alternati pure quando l’uomo non esisteva ancora o quando comunque non c’erano problemi di emissioni di anidride carbonica da combustibili fossili. Settemila anni fa, sulle Alpi, i ghiacciai erano molto ridotti e sono stati trovati alberi cresciuti ad altitudini di 100 o 200 metri superiori a quelle dove crescono oggi».

Ma qual è il principale responsabile dei cambiamenti climatici?

«Il Sole.
Quando c’è un’attività solare intensa, arrivano sulla Terra più luce e meno raggi cosmici e polveri, è ciò provoca una diminuzione delle nubi e un conseguente aumento della temperatura
La copertura nuvolosa dal 1980 a oggi è diminuita del 5% e le temperature si sono un po’ alzate»

L’uomo che ruolo ha?

«I catastrofisti sostengono che l’aumento di anidride carbonica possa far salire la temperatura anche di cinque gradi, ma i loro studi si basano su modelli elaborati solo dai computer e sovrastimano l’effetto uomo.
Noi scettici invece basiamo i nostri studi sui dati e l’analisi diretta della natura e riteniamo che l’impatto dell’anidride carbonica sulla temperatura sia 2 o 3 volte inferiore a quanto predetto da alcune simulazioni climatiche al computer.
Tutto questo è pubblicato nella letteratura scientifica».

Che idea ha dell’allarme clima nel mondo?

«Non ha senso la proposta di azzerare le emissioni di C02 entro il 2050 in Occidente, come si vorrebbe fare, anche perché molti Paesi le aumenteranno e l’anidride carbonica non è dannosa per la salute umana.
Perché rinunciare ai benefici della fonte di energia più economica se l’allarmismo climatico non è credibile o prioritario?».

L’allarmismo è troppo?

«Il sospetto è che sia in corso un tentativo di sfruttare la paura del clima per generare un catastrofismo che agevoli un cambiamento di modello economico e sociale nella direzione in cui hanno investito alta finanza e multinazionali.
Si è creata una esigenza per farci i soldi sopra: bisogna far accettare politiche costose e svantaggiose per la gente e però redditizie per alcuni investitori.
Il catastrofismo è un affare economico più che ambientale».

Perché molti scienziati vi trattano come eretici?

«Anche noi non catastrofisti siamo parte delle comunità scientifica e non siamo pochi.
Chiediamo solo un confronto franco con chi la pensa diversamente, ma la volontà di ascoltarci scarseggia.
È l’antitesi della scienza, la quale dev’essere per definizione aperta al dibattito»

Che cosa pensa di Greta Thumberg?

«Ho il sospetto che Greta sia pilotata e suggerisco di starci attenti e studiare bene i fatti.
Credo che sia un atto di presunzione per l’uomo pensare di essere determinante ai fini climatici.
E poi, se la Ue diminuisce l’anidride carbonica ma il resto del mondo l’aumenta, alla fine avremo solo un’Europa più povera e debole.
Vogliamo questo per i nostri nipoti?».

Il chimico Francesco Battaglia
«Le temperature alte fanno vivere meglio Basta sfruttare Greta»

Professor Battaglia, perché contro la petizione con la quale lei e suoi autorevoli colleghi contestate la scienza del clima c’è stata una rivolta mediatico-scientifica?

«Gli interessi dietro la favola dell’emergenza climatica sono enormi.
A dispetto di quella che lei chiama sollevazione mediatico-scientifica, quando abbiamo sfidato i nostri detrattori a un confronto pubblico, si sono rifiutati.
I modelli climatici non hanno ricostruito il clima caldo del passato né l’arresto del riscaldamento degli anni 1940-75 e neppure hanno previsto il clima degli anni 2000-2019.
La nostra petizione nega che sia stato dimostrato che l’attuale riscaldamento globale sia dovuto alle emissioni antropiche».

L’uomo può influire sul clima?

«Non c’è prova che l’uomo abbia mai influito sul clima in modo misurabile.
La CO2 è un gas serra ma dire che riscalda il pianeta sarebbe come sostenere che chi mette un cent al giorno nei forzieri di Paperone può influire sulla sua ricchezza.
In realtà ci sono prove che il contributo antropico è rumore di fondo sulla variabilità naturale del clima».

Perché allora nel mondo fa più caldo?

«È dall’inizio del 1700 che il pianeta si scalda.
Perché?
Ci sono alcune ipotesi, la scienza va coi piedi di piombo.
Di certo l’uomo non c’entra».

Cosa la preoccupa di più per il futuro del pianeta?

«In tema di clima non mi preoccupa nulla: non abbiamo alcun potere di controllarlo. Possiamo però adattarci agli eventi meteo severi.
Finché impegniamo le nostre risorse con la pretesa di governare il clima (cioè, finché, per proteggere la nostra casa di montagna dal peso della neve spendiamo per evitare che nevichi anziché costruire il tetto spiovente), distraiamo denaro da vere emergenze».

L’inquinamento ha effetti climatici dannosi?

«Non come clima globale.
Certo non sono esclusi fenomeni meteo locali.
Ma il problema dell’inquinamento è di natura sanitaria».

Ci sono interessi dietro l’allarme climatico?

«È un affare da un miliardo al giorno.
La presidente della Commissione Ue ha detto di volersi impegnare affinché si mettano 300 miliardi l’anno per dieci anni sull’ambiente.
Una pacchia per chi intascherà quei soldi, ma un disastro per noi, che spenderemo senza avere effetti sul clima»

Cosa pensa di Greta?

«Hanno trovato una bambina da sfruttare, per di più malata, in modo che se provi a contraddirla passi per essere senza cuore».

Come possiamo conciliare vita moderna e basso impatto ambientale?

«L’inquinamento è controllabilissimo»

Perché lei sostiene l’energia nucleare?

«Il nucleare è la prima fonte d’energia elettrica in Europa, e la seconda negli Usa».

La plastic tax serve?

«Uno Stato può tassare quel che vuole, quindi anche la plastica.
Ma se nel farlo dice che lo scopo è ridurne l’uso, allora è una sciocchezza.
La plastica è un materiale prezioso e senza la nostra vita sarebbe peggiore».

Chi sono nel mondo i maggiori nemici del clima?

«Dio, se mi si permette l’insolenza.
Ma tenga conto che in questi ultimi secoli ci ha beneficato: stiamo godendo di un meraviglioso periodo caldo, con vegetazione più ricca e ambiente più consono all’uomo».

Dall’intervista del giornale LIBERO del 27 gennaio 2020

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