15 settembre 2017 - 7:00 am Pubblicato da

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Data di pubblicazione: 14 Settembre 2017
Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=45811

È una di quelle frasi che nessun uomo vorrebbe mai sentirsi dire, in certe occasioni. Figuriamoci se l’uomo in questione è eletto a grande esploratore contemporaneo, addirittura emulo del mitico Shackleton. Il fatto è che il confronto tra i due è davvero tutto lì: nelle quattro settimane di Pen Hadow rispetto ai 24 mesi di Shackleton. E il fatto che la nave di Sir Ernest e dei suoi coraggiosi compagni di viaggio si chiamasse Endurance (“Resistenza”) deve suonare davvero come l’ultima beffa per questi campioni di precocità che, partiti con squilli di tromba alla conquista del Polo Nord all’insegna del celodurismo salvamondista, tornano frettolosamente con le pive nel sacco, inseguiti dai ghiacci che si richiudono al loro passaggio, e da temperature abbondantemente sotto lo zero.

Prologo

Ne avevamo parlato pochi giorni fa: nel clamore dei media che inneggiavano allo scioglimento ormai imminente del ghiaccio artico, Pen Hadow & Friends erano partiti con le loro barchette a vela alla conquista del Polo Nord. Si erano espresse nell’articolo precedente tutte le perplessità legate all’ottimo stato di salute dei ghiacci artici dopo una estate insolitamente fresca, e alla luce di una configurazione sinottica non propriamente favorevole. Insomma, non c’erano gli ingredienti ideali per una riuscita dell’impresa. E in effetti avevamo anche sottolineato come i toni del Blog fossero molto meno pomposi e celebrativi di quelli di certa stampa di regime climatista…

Ma tant’è, certe missioni si organizzano molto tempo prima, gli sponsor i soldi li hanno già tirati fuori in buona parte, e quindi non resta che indossare le tute griffate, scattare le foto di rito, recitare accigliati i  soliti discorsi salvamondisti di circostanza e infine mollare gli ormeggi per una sveltina tra i ghiacci e gli orsi bianchi cercando di non farsi troppo male.

La cronaca

La cronaca della “impresa” è proporzionale alla sua durata: bastano poche righe, quindi.

  • 16 Agosto: si parte!
  • 24 Agosto: Wow! Orsi bianchi!
  • 26-28 Agosto: si prelevano campioni di acqua e si fanno selfie con lo zooplankton. Ma la vita è dura: tocca scrostare le cime dal ghiaccio al mattino perché, inopinatamente, la notte fa più freddo e le temperature scendono di parecchi gradi sotto lo zero.
  • 31 Agosto: dietro-front. C’è troppo ghiaccio e non si riesce ad andare avanti. Ci si ferma all’80o Nord, e a circa 1000 km di distanza dall’obbiettivo dichiarato della missione.
  • 15 Settembre: navi ancorate in porto. Se ne riparla un’altra volta (finché qualcuno ci mette i soldi).

Grande Giornalismo

Mi sono sentito un po’ in imbarazzo a seguire le evoluzioni delle barchette di Hadow & Friends, in quanto vittima anche io dei miei confirmation bias, ovvero del mio intimo convincimento che l’impresa fosse semplicemente impossibile. Con una certa malcelata perfidia ho seguito il rallentare e l’annaspare impacciato e disperato della barchetta a fronte di un pack compatto, spesso e rinvigorito da temperature costantemente inferiori allo zero. Con la stessa perfidia ridevo sotto i baffi nel leggere sul Blog commenti del tipo: “aspettiamo un po’, così il ghiaccio si scioglie”, quando le carte sinottiche suggerivano che il tempo faceva solo il gioco del pack e degli orsi, e non certo quello di Hadow.

Mi sono chiesto in quanti seguissero real-time l’umiliante esibizione di chi, dovendo conquistare il Polo Nord, si era poi ritrovato a fare selfie con il plankton “nel nome della scienza” e a scrostare alberi e cime ghiacciate in fuga precipitosa dall’assalto del pack e dalla minaccia di orsi bianchi apparentemente in ottima salute.

La risposta me l’ha data Delingpole in un godibilissimo articolo in cui il giornalista americano fa notare, tra altre cose, che a seguire realmente le “imprese” più o meno ridicole di quelle che lui chiama “Le Navi dei Cretini” sono poche persone, in gran parte scettiche. Perché lo scettico è l’unico interessato a scoprire come va a finire davvero la storia, mentre il mainstream e i suoi megafoni sciocchi e/o in mala fede, non hanno bisogno di conoscere l’epilogo, perché  la notizia è nell’annuncio stesso: “Pen Hadow alla conquista del Polo Nord ormai libero dai ghiacci con la barchetta a vela!”. Se poi la conquista in questione si risolve in farsa, basta non parlarne, e rimarrà il messaggio originario, ovvero che il Polo Nord è libero dai ghiacci e quindi si presume che l’impresa sia riuscita.

Sono i metodi di quel “grande giornalismo” che nei suoi nobili intendimenti ci dovrebbe difendere dalle fake news, e invece le bufale le produce in prima persona, laddove la mancanza di una smentita rumorosa al pari dell’annuncio diventa conferma implicita (e falsa) del successo dell’impresa. E la narrativa è salva. Anche perché magari nel frattempo arriva provvidenziale un ciclone a distogliere l’attenzione dall’Artico che non si squaglia come si vorrebbe.

Le Navi dei Salvamondo

Rubo (ed edulcoro opportunamente) l’espressione di Delingpole per un’ultima riflessione. Nel guardare l’annaspare triste e insieme ridicolo della nave di Hadow a 1000 km dall’ambiziosa meta ho pensato tra me e me: “ma tanto valeva andarci in kayak, se dovevi fermarti così presto, no?” Salvo scoprire poco dopo che in effetti qualcuno ci aveva già provato nel 2008 a raggiungere il Polo in kayak: anch’egli partito tra squilli di tromba salvamondisti, e fermatosi, curiosamente, più o meno alla stessa distanza di 1000 km dalla meta dichiarata.

La verità è che di queste navi ce n’è ogni anno un numero non meglio quantificato: circumnavigazioni in barca a vela, passaggi a Nordovest in barca a vela, kayak, gare di velocità tra rompighiaccio e chi più ne ha più ne metta. Del resto, finché c’è uno sponsor che paga per ripulirsi l’immagine o per speculare sul terrorismo climatico, perché gli skipper in questione dovrebbero rinunciare ad una crociera tra i ghiacci artici, gratis e all-inclusive?

In questo stranissimo periodo storico in cui si pretende di “salvare” il Pianeta con i soldi altrui arricchendosi in prima persona, non può essere certo scandaloso che si butti via il denaro in inutili crociere tra gli orsi bianchi per dimostrare che (non) moriremo tutti di caldo. Al cospetto dei trilioni che si bruciano nel camino ogni anno con l’intento di “de-carbonizzare” (ovvero di affamare le piante e far pagare l’elettricità il doppio agli utenti), i soldi buttati nelle crociere dei salvamondo sono proprio, è il caso di dirlo, solamente la punta dell’iceberg. Ma rappresentano un ottimo investimento pubblicitario, in quanto sostengono proprio la narrativa della de-carbonizzazione dietro alla quale si sperperano i soldi veri.

PS: giusto per alzare il tono nel finale, mi permetto di consigliare una lettura: un grande classico sull’incredibile avventura di Shackleton e dei suoi compagni: “Endurance: Shackleton’s Incredible Voyage” di Alfred Lansing. Per non dimenticarci di che pasta fossero fatti i veri esploratori, quelli che un secolo fa partivano alla volta di missioni impossibili armati solo di carte nautiche, bussola, sestante, binocolo, macchina fotografica e tanto, tantissimo coraggio.

La differenza di statura morale, umana, culturale e scientifica tra gli esploratori di allora e i velisti salvamondisti di oggi è tutta nel confronto, impietoso, tra l’Impresa per eccellenza di Shackleton e la farsa del viaggio di Pen Hadow. A confermare, se davvero ce ne fosse bisogno, il vecchio adagio secondo cui ogni periodo storico ha gli “eroi” che si merita.

Roberto

Attività Solare

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