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Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 01 Ottobre 2021
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=55758

Una serata trascorsa in viaggio, di quelle in cui non hai voglia di fare e di pensare a niente di importante, e quindi ti trastulli con il cellulare, leggi cazzate online e le condividi con gli amici che ti restituiscono cazzate ancora più grosse. Trattandosi di clima-cazzate, le condivido volentieri anche con i blogger del Villaggio, senza nessuna pretesa se non quella di coinvolgervi in questo “flusso di (in)coscienza” che di Joyce (purtroppo) non ha proprio niente.

  • Fridays for elections

Si vede appena la luce, alla fine del tunnel del Covid che ha costretto i giovani di mezzo mondo a vivere reclusi come animali in gabbia per gli ultimi 18 mesi. Le scuole hanno appena riaperto, e cosa fanno i nostri ragazzi?

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Scendono in piazza. Non per godere della ritrovata libertà, bensì a protestare perché vorrebbero morire di freddo e restare disoccupati a vita nel nome della “transizione energetica”. La prima riflessione è consolatoria. Il lockdown non li ha cambiati: mi sembrano clima-rincoglioniti esattamente come due anni fa.

Mi chiedo se qualcuno ha mai fatto lo sforzo di notare che gli eventi dei Frydays for Climate si sovrappongono per intensità e risonanza sui media in modo perfetto con le più importanti scadenze elettorali europee. Immagino di no.

Eppure le più imponenti (e reclamizzate) manifestazioni dei clima-scioperati risalivano del tutto casualmente alle scorse elezioni politiche europee. Al termine delle quali, con malcelata baldanza, i partiti più vicini all’agenda “green” avevano imputato i loro successi proprio alla caciara salvamondista scatenata dalle scuole di ogni ordine e grado pochi giorni prima del voto (ne avevamo parlato).

In occasione del voto tedesco degli scorsi giorni, altrettanto decisivo per i destini europei (giacché quello che si fa in Europa viene ormai deciso esclusivamente in Germania) ecco che gli studenti vengono buttati nuovamente fuori di casa, strappati con dolore lacerante alla playstation e mandati in piazza con cartelli di protesta pre-cotti degni del compianto Aldo Biscardi, ma che invece di chiedere la moviola in campo, inneggiano a Greta.

Stavolta l’esito della mobilitazione è stato meno generoso del previsto, giacché i verdi tedeschi hanno raccolto un deludente 15% di voti, un dato inferiore di quasi 15 punti rispetto ai fasti dei sondaggi di pochi mesi fa.

Cosa ancora più preoccupante, i giovani tedeschi si sono divisi a metà dal punto di vista elettorale: da una parte i gretini, e dall’altra quelli che hanno votato per il Partito Liberale. Un partito, quest’ultimo, molto più attento ai temi del lavoro, della libertà di impresa e della crescita economica piuttosto che alle clima-cazzate.

Una considerazione che avrà fatto rizzare le squame dei trilionari monopolisti di rito neo-trotskista: non sarà mica che la giovane carne da cannone osa pensare con la sua testa e pretende persino di tutelare il suo benessere e il suo futuro lavorativo?

  • Prima o poi trovi qualcuno più virtuoso di te

Sarà per questo che da Davos e dintorni devono aver deciso di correre ai ripari. Mi arriva infatti una segnalazione su Telegram: pare che ci sia una nuova Greta pronta a scaldare i motori, che si spera abbia più fortuna della “Greta cinese” di cui abbiamo parlato e già caduta nell’oblio.

Che le quotazioni dell’originale fossero in ribasso era stato già suggerito dal suo recente innamoramento per temi altrettanto cari ai trilionari neo-bolscevichi, ma che col clima avevano poco da spartire (leggi neo-malthusianesimo declinato nella sua forma più “nobile”: quella dell’aborto).

Ma il punto è che nella corsa al virtue-signalling e nella scalata alla piramide della preferibilità sociale concepita a Cupertino e dintorni, prima o poi troverai per forza qualcuno ancora più virtuoso di te. La nuova Greta si chiama Vanessa Nakate, viene dall’Uganda, e quando si incazza cita Black Lives Matter. Pare sia persino capace di sorridere. Tra le due non c’è partita. Almeno, fino a che non verrà fuori una nuova attivista con qualche altro attributo socialmente superiore.

Fatto sta, Greta sembrerebbe destinata a fare una fine alla Morozov: cancellata con un tratto di penna perché non più utile alla causa, magari come quegli orchestrali inglesi recentemente licenziati perché troppo bianchi.

O forse no. Forse è solo un fatto di crescita: quando sei minorenne educhi i tuoi coetanei a vivere nel terrore della catastrofe climatica. Poi quando sei diventata maggiorenne, puoi educare la stessa carne da cannone a non moltiplicarsi. In fondo è un concetto romantico: è un crescere insieme ai tuoi fan, un po’ come per Harry Potter. L’Harry Potter di Depressolandia.

  • Cambio (canale)

Nel frattempo un amico mi manda un link ad un articolo di Repubblica, titolo: “Le foreste sono un terzo dell’Italia: i boschi aumentano ma il cambio climatico li minaccia”. Dalle parti di Repubblica la fotosintesi clorofilliana resta argomento ostico e misterioso, eppure il concetto sarebbe semplice: aumenta il tenore di CO2, prosperano le piante.

Non a caso il “greening” italiano è allineato a quello del resto del mondo, fenomeno noto come “Global Greening“. Anzi, fenomeno per nulla noto, giacché non se ne può parlare.

Aggiungiamoci l’abbandono delle campagne italiane, complici anche certe politiche talmente “Green” da indurre i contadini a gettare via l’aratro. Magari per campare di redditi di cittadinanza, o nella speranza che passi il tedesco di turno ad elargire l’agognato “reddito di pannello“. Ma anche questo tema non scalda certo il cuore di Repubblica.

Resta il dubbio su quel “cambio climatico”… Mi chiedo se i boschi siano minacciati anche dal cambio del guardaroba. Dal cambio della guardia. O dal cambio automatico. Nel frattempo cambio canale…

  • E torno alla “nuova Greta”

E leggo che nel suo intervento a Milano ha apostrofato (come da copione) le autorità presenti accusandole di non “spendere abbastanza” (per combattere la fotosintesi clorofilliana, si intende). Vuoi o non vuoi, questi giovani “ribelli” sempre di soldi finiscono per parlare. Ché saranno pure tanto ribelli, ma la sensazione è che il pensiero fisso sia sempre rivolto alla paghetta.

Vanessa sostiene che gli africani “non possono mangiare carbone e bere petrolio”. E nessuno che faccia notare alla giovane attivista che proprio il suo Paese lega le promesse di imminente crescita economica alla recente scoperta di immensi giacimenti di petrolio, e agli investimenti ad essi collegati. Se gli ugandesi potranno mangiare di più nei prossimi anni, sarà  grazie al petrolio, e non alle climacazzate.

E infine il tributo a “BLM”. Battaglia politica sicuramente alta e nobile quest’ultima, ma difficilmente declinabile in termini climatici (ne abbiamo parlato). Tanto più che proprio il suo paese conosce molto bene quello che è stato probabilmente il più grande genocidio a sfondo razziale del dopo-guerra: il massacro di quasi un milione di Tutsi ad opera degli Hutu, nel confinante Ruanda.

Un genocidio razziale che per qualche strana ragione non è molto popolare, nei circoletti di Washington o di Bruxelles. Perché sarà pure vero che “Black Lives Matter”. Ma quando si massacrano tra loro, che sia in Ruanda o nei vicoli di Chicago, le vite dei neri sembrano non importare proprio a nessuno.

In attesa che gli slanci revisionisti di qualche università californiana ridefiniscano il genocidio ruandese come conseguenza del climate change (piovevano machete dal cielo, invece che gocce d’acqua?) un ultimo particolare rapisce la mia attenzione. In una sua foto vedo in bella evidenza il logo del Rotary su maglietta d’ordinanza verde.

Mi viene pensare che il Rotary salverà il Mondo. Li immagino a sguainare la spada in circoli e salotti per fare strage di molecole di CO2. A cominciare dalle sezioni ugandesi. Perché l’Uganda, come tutta l’Africa, ha un solo problema: c’è troppa CO2. Tutto il resto, invece, va a gonfie vele.

Qualche pannello e qualche mulino a vento in più, e l’Uganda sarà la Svizzera d’Africa. Perché Black Lives Matter.

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Il flusso di incoscienza e la mia serata si concludono qui.

Triste e ridicolo, è il crepuscolo della civiltà occidentale.

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