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Del Col. Paolo Ernani, Meteorologo – Roma 28 agosto 2017

Gli uragani, strutture meteorologiche che racchiudono forze devastanti, si generano preferibilmente su alcune aree oceaniche subtropicali. Sia gli uni che i cicloni sono catalogati con una scala (da 1 a 5) che gradua la loro potenza distruttiva in funzione della velocità dei venti. Come abbiamo già detto queste configurazioni meteo nascono prevalentemente sulle sconfinate distese marine atlantiche, del Pacifico, dell’Oceano Indiano e del Mar del Giappone. Questi imponenti uragani quando giungono in prossimità della terra ferma e non solo, scaricano tutta la loro violenza causando danni alle cose e alle persone (Harvey insegna). Sono una calamità ovunque. Come fermare queste forze della natura? Come indebolirle, attenuarle? Trovare la soluzione non è facile. Tuttavia se ci mettessimo nelle condizione di ricreare la dinamica che dà luogo alla genesi degli uragani forse potremmo venire a capo del problema. Come? Beh si potrebbe, per esempio, generare artificiosamente una zona di bassa pressione via via sempre più profonda sino a toccare valori di pressione quasi uguali a quelli rilevati in un uragano naturale preesistente, mettiamo per esempio, sull’Atlantico, là dove spesso nascono gli uragani che poi si dirigono sui Caraibi e sulle coste meridionali degli U.S.A. Nella figura qui sotto potete osservare due grosse ed estese strutture cicloniche localizzate nei pressi dei Caraibi. Ora con un po’ di fantasia sforzatevi di considerare le due configurazioni cicloniche aventi pressappoco le stesse dimensioni (anche se non lo sono) e le stesse intensità, vale a dire avere venti turbolenti della stessa velocità, che so, 250 km all’ora ed entrambe ruotanti a spirale in senso antiorario o ciclonico. Dei due cicloni, quello sulla destra considerate che sia stato generato artificialmente. Sempre nell’immagine sottostante si vede che sono abbastanza distanti tra loro.

Immaginate ora che la loro distanza diminuisca sempre di più, (figura qui sotto) sino ad arrivare al punto di tangente tra la parte est del primo ciclone e la parte ovest del ciclone artificiale.

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In tale situazione accade che lungo la linea del punto di tangenza (o di contatto) si verrebbero a scontrare fortissimi venti (quelli del primo ciclone con venti di 250 km/h. direzione sud/nord, frecce rosse, e quelli dell’uragano artificiale con venti di 250 km/h. con direzione opposta nord/sud, frecce blu). Un impatto titanico tra due forze uguali e contrarie che potrebbero provocare un caos eolico con relativa sensibile forte attenuazione (se non il dissolvimento) dei due uragani antagonisti? Il problema però, in ultima analisi è : come riuscire a generare un ciclone artificiale?

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