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Riporto di seguito uno studio interessante, guidato da Jinbao Li, del Pacific International Research Center, University of Hawaii a Manoa, pubblicato nel numero 6 di maggio 2011 della rivista Nature Climate Change.

Per la ricerca, sono stati analizzati i tronchi di alcune foreste di alberi millenari californiani. Da sempre la zona della California è la più sensibile all’andamento dell’ENSO. Molto secco durante le fasi di Nina, ed eccezionalmente piovoso durante gli eventi di ENSO positivo.

Il riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale causa inverni molto umidi nel sud-ovest degli Usa. In tali condizioni gli anelli di sequoie, cedri e abeti analizzati risultavano più ampi. Quando invece si è verificato il processo opposto, ovvero il raffreddamento delle acque superficiali (noto come La Niña) ciò a portato periodi siccitosi e ad anelli annuali stretti. Ricostruzioni sul pattern ENSO (El-Niño Southern Oscillation) eseguite analizzando gli isotopi nei coralli che vivevano centinaia di anni fa su Palmyra, nel Pacifico centrale, mostrano una stretta correlazione con quanto osservato nello studio degli accrescimenti annuali degli alberi californiani.

“Dal nostro lavoro è emerso che l’andamento di El Nino è stato immagazzinato con precisione sia all’interno degli alberi, sia dei coralli”, spiega Li. “Mentre le registrazioni dei coralli sono brevi, quelle degli alberi del Nord America ci forniscono una ricostruzione precisa degli ultimi 1.100 anni”.

Gli anelli degli alberi hanno rivelato che l’intensità di El Niño è molto variabile: il periodo più debole si è avuto durante il Medioevo, tra il 900 ed il 1300, con una netta prevalenza di anelli stretti, indicando frequenti e persistenti fasi de la Nina; mentre l’attività di El Nino più alta, con anelli dei tronchi frequentemente molto larghi, è stata registrata nel 18° secolo, durante il clou della Peg.

Insomma, dopo gli studi sui sedimenti e gli isotopi condotti in Perù e nella regione del Nilo, i quali indicavano un incremento delle fasi di Nina nel periodo medioevale (tra l’800 ed il 1300) e un aumento di eventi di El Nino durante la Peg, in particolare nel 1700, un ulteriore ricerca conferma questa variabilità di El Nino.
Appare certo che El Nino si manifesta più frequentemente durante la fasi di raffreddamento climatico, conseguente l’aumento dell’attività sismica globale indotta dalla bassa attività solare, che si ripercuote in eruzioni sottomarine molto forti nel Pacifico. Si è stimato come la zona del Pacifico dove si forma El Nino, punto di incontro tra tre diverse placche, vi sia un’attività vulcanica sommersa immane, con un potenziale simile all’esplosione di alcune migliaia di bombe ad idrogeno contemporaneamente. Il mix tra l’elevata evaporazione degli oceani (tanto vapore acqueo in atmosfera) e la presenza di ceneri vulcaniche che schermano i raggi solari, è la base di qualsiasi raffreddamento climatico. Un’atmosfera più fredda insieme all’aumento di precipitazioni (e quindi nuvolosità)
comportano nevicate molto più forti e frequenti, con una ridotta perdita glaciale estiva. Altresì, il forte aumento di piogge e nevicate si traduce in incremento di acqua fredda dolce che si riversa negli oceani raffreddandoli.
Come possiamo osservare negli ultimi 2 anni circa, la fase persistente di Nina si è tradotta in una situazione di siccità grave e temperature spesso miti, più alte del normale. Una fase climatica somigliante a quella dell’optimum medioevale: piogge molto scarse, lunghi periodi miti e ghiacciai in sofferenza. Insomma, tutto torna… ancor di più se pensiamo che la massima estensione sia dei ghiacci polari che su terraferma si ebbe proprio tra fine ‘700 ed inizio 1800, a cavallo tra il Maunder e il Dalton.


Proprio tale lasso di tempo è stato quello con i più forti eventi di El Nino:

Da notare il nutrito numero di forti eruzioni vulcaniche che hanno contrassegnato il 1700. Così come la scarsità di eruzioni potenti durante le fasi di riscaldamento.


1641: forte episodio di El Nino;
1661-62: si registra un episodio molto forte di El Nino;
1694-1695: si registra un episodio di El Nino molto forte;
1715-1716, forte episodio di El Nino;
1782-1784, episodio Molto Forte di El Nino (eruzione Laki, Islanda, Vei 7);
1790-1794, episodio Molto Forte di El Nino, il più forte e prolungato di sempre (eruzione vulcano Unzen, Giappone, Vei 6/7, con 40 mila morti).
1803-1804, forte episodio di El Nino;
1814-15 episodio moderato di El Nino (eruzione Tambora nell’aprile 2015)
1827-1828, episodio molto forte di El Nino;
1832-1833, episodio molto forte di El Nino;

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In conclusione, spero si siano compresi bene i meccanismi che regolano le fasi di riscaldamento e raffreddamento…

A presto

Alessio

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